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NEWS

Scuola e Polizia, ossia quando i ruoli si scambiano, si fondono e si confondono

11 Ottobre 2014 by Lila Catania

quello che ci indigna

Abbiamo appreso con grande stupore che “la Polizia di Siracusa ha svolto un’attività antidroga presso il Liceo Classico Tommaso Gargallo ed il Liceo Scientifico O. M. Corbino finalizzata a dare un concreto segnale di contrasto e di deterrenza al fenomeno del consumo di sostanze stupefacenti in ambito giovanile. Agenti delle Volanti della Questura di Siracusa, coadiuvati da unità cinofile antidroga della Polizia di Stato, hanno espletato un servizio di prevenzione e controllo nei pressi e all’interno degli Istituti scolastici suindicati, previa sinergica e fruttuosa collaborazione con i Dirigenti scolastici e il personale docente interessato. L’iniziativa sarà ripetuta anche nei giorni a seguire in altre scuole del capoluogo”.

La prima sconcertante notizia è che la forza pubblica è entrata a scuola, fin dentro le aule, interrompendo, senza alcuna plausibile motivazione, il regolare svolgimento delle lezioni scolastiche; un’azione invasiva di un luogo che dovrebbe dare sicurezza e serenità agli studenti, di un ambiente protetto in cui il giovane si sente sicuro e accolto.

La seconda sconcertante notizia è che i dirigenti e il personale docente degli istituti scolastici interessati hanno avallato tale inquietante iniziativa della Questura di Siracusa.

La terza sconcertante notizia è che gli studenti non torneranno a scuola con la stessa serenità e sicurezza con cui ci sono finora andati.

Il fatto che i cani antidroga non siano rimasti fuori dai cancelli ad annusare ma siano entrati in classe da un lato ha definitivamente spogliato di parola e ruolo il corpo docente, muto e assoggettato alla forza pubblica e dall’altro ha reso più vulnerabili gli studenti.

L’alleanza tra educare e punire di reaganiana memoria ha dimostrato nei decenni la sua limitatezza e oggi il suo fallimento.

quello che ci indigna 2

La Global Commission on Drug Policy ha presentato quest’anno all’ONU un Rapporto in cui raccomanda ai Governi fra l’altro di terminare con la criminalizzazione, l’emarginazione e la stigmatizzazione delle persone che fanno uso di droghe ma che non fanno alcun male agli altri e di rompere il tabù sul dibattito e sulla trasformazione del regime globale di proibizione delle droghe.

La pedagogista americana Marsha Rosenbaum, direttrice della Drug Policy Alliance di San Francisco,  così sintetizza il suo pensiero: «La realtà  è che oltre la metà dei giovani adolescenti americani sperimenta l’uso di droghe illegali nel periodo in cui frequenta le scuole medie superiori. Tuttavia, l’obiettivo principale della gran parte dei programmi è quello di prevenire il consumo. Un approccio realistico dovrebbe concentrare le nostre energie sulla prevenzione dei comportamenti d’abuso. Ci riferiamo a chi alla droga dice “no”, ma dovremmo offrire un’informazione onesta e scientificamente corretta a chi dice  “forse”, o “qualche volta” o “sì”».

Sarebbe ora che gli educatori tutti (genitori, insegnanti, adulti) si riprendano parola e responsabilità. Bisogna restituire alla “normalità” delle relazioni quotidiane il discorso sull’uso di sostanze: si chiama “Drug education” significa prevenire l’abuso e contenere i rischi. Significa informazione corretta, ascolto, consapevolezza.

Abdicare alla propria funzione educativa significa individuare – magari invitando i genitori ad effettuare i test antidroga sui figli o mandando i cani a scuola – i consumi per avviare i giovani alla patologizzazione e alla repressione. Il fallimento educativo insomma.

Invitiamo dunque i dirigenti e il personale scolastico del Liceo classico Tommaso Gargallo e del Liceo scientifico O. M. Corbino di Siracusa ad avviare una profonda riflessione su quanto accaduto.

Dal canto nostro offriamo, qualora richiesto, la nostra esperienza ultradecennale nell’ambito delle politiche di riduzione del danno, della prevenzione e della formazione.

2476192-cane_antidroga

Esprimiamo ancora tutta la nostra solidarietà agli studenti che hanno subito tale inaudita violenza offrendo loro ogni tipo di supporto educativo per aiutarli a comprendere ed affrontare il tema delle sostanze stupefacenti.

Infine, non possiamo che stigmatizzare e prendere atto del fallimento dell’operazione di polizia che ha impiegato per ore mezzi, uomini e animali che potevano essere utilizzati più efficacemente per il contrasto del narcotraffico a fronte di un risultato cosi ridicolo: il sequestro di un trita erbe e di uno spinello.

Con la viva speranza che iniziative del genere non accadano più.

Lega Italiana lotta contro l’AIDS di Catania

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Qualsiasi sia il lavoro, l’HIV non conta!

5 Settembre 2014 by Lila Catania

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La Costituzione italiana, leggi nazionali e norme internazionali tutelano il diritto al lavoro da ogni formadi discriminazione, anche per motivi di salute e per l’infezione da HIV:

Eppure, ignoranza e pregiudizi ostacolano ancora questo diritto: richieste illegittime di test per accedere almondo del lavoro, licenzianebti, trasferimentii e cambi di mansione immotivate, violazione della privacy.

Lavoriare è un diritto, combattiamo ignoranza e pregiudizi! (http://www.lila.it/it/campagne/458-lavoro-e-hiv.html )

Fermiamo l’HIV non le persone con l’HIV!

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Il 2014 è partita la Campagna Nazionale della LILA per il diritto al lavoro.
Il prossimo lunedì la LILA ti invita all’Argentina dove verrà proiettato il film  “Bread and Roses”, di Ken Loach, del 2000.
Il ricavato della serata servirà a finanziare le attività della nostra associazione.
“Bread and Roses”, Poche parole per rivendicare un giusto salario e una possibilità: vivere una vita che non sia solo soddisfazione dei bisogni primari, il pane sulla tavola, ma anche “godimento”, un viaggio a lungo desiderato, un vestito che non sia utile e pratico, un abbonamento a teatro o allo stadio.

Lo slogan, che riprende un celebre passo dell’opera di Karl Marx, venne coniato nel 1912 dalle operaie di una delle fabbriche più grandi e produttive dell’industria tessile negli Stati Uniti, che chiedevano giuste condizioni di lavoro e la fine delle discriminazioni sessuali e razziali; all’epoca si veniva pagati in base al sesso e all’etnia di appartenenza e, gli italiani, in quanto ultimi arrivati nella triste gara dell’immigrazione in America, erano quelli pagati di meno, 6 dollari l’ora o poco più.

“Bread and Roses” è il titolo di un film di Ken Loach del 2000, la storia di Maya (Pilar Padilla), che arriva clandestinamente a Los Angeles dal Messico per lavorare nella stessa impresa di pulizie in cui da anni viene sfruttata sua sorella maggiore Rosa, insieme a tanti altri immigrati senza diritti, ma terrorizzati al pensiero di perdere quel poco che hanno. Maya conosce Sam (Adrien Brody), un giovane sindacalista insieme al quale riesce ad organizzare una riunione degli operai, per convincerli a chiedere giuste condizioni di lavoro; l’amicizia, fra Maya e Sam rappresenta l’incontro fra mondi diversi e il superamento di quella diffidenza che spesso nasce dall’ignoranza subita e dalla paura di rimanere sempre “fregati”.  Gli operai decideranno di lottare, ma per Maya imparare a fidarsi e combattere non sarà facile ne’ privo di conseguenze.

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Crisi economica e HIV: il caso della Grecia

30 Marzo 2014 by Lila Catania

Di Enrico Tagliaferri, da Salute Internazionale del 12-3-2014

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Esiste ormai un’ampia evidenza scientifica, se ce ne fosse bisogno, degli
effetti della crisi economica sulla salute, ma se l’impatto sulle malattie
psichiatriche e cardiovascolari è più noto, meno chiaro è quello sulle infezioni.
In questo senso è paradigmatico quello che è successo ad Atene. In
Grecia, dal 2002 al 2010 sono stati registrati dagli 11 ai 19 nuovi casi di infezione da HIV tra i tossicodipendenti, il 2-4% di tutti i casi. Nel 2011 i casi tra i tossicodipendenti sono arrivati a 260, il 27% di tutti i casi, e nel 2012 sono ulteriormente aumentati a 522, 44% di tutti i casi. I casi erano in massima part e concentrati ad Atene, maschi e di nazionalità greca per più dell’80%. Le analisi di epidemiologia molecolare hanno dimostrato che i ceppi circolanti tra i tossicodipendenti avevano caratteristiche diverse da quelli circolanti nella popolazione generale, confermando la trasmissione all’interno di questo gruppo.
Si tratta di un fenomeno assolutamente in controtendenza rispetto a
quanto osservato globalmente nell’epidemiologia dell’HIV, come nel
nostro paese, dove lo scambio di siringhe tra tossicodipendenti è una via di trasmissione sempre meno import ante rispetto alla trasmissione sessuale.
L’epidemia è stata messa in relazione con la riduzione del prodotto interno
lordo della Grecia, la perdita del lavoro e della casa tra i tossicodipendenti. In Grecia nello stesso periodo è stato registrato anche un aumento
dell’incidenza dell’infezione da HCV tra i vecchi e i nuovi tossicodipendenti, ad ulteriore dimostrazione di una maggior diffusione di pratiche iniettive a rischio: più frequente condivisione del materiale per l’iniezione o condivisione con un maggior numero di persone.

http://www.saluteinternazionale.info/2014/03/crisi-economica-e-hiv-il-caso-della-grecia/

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Tre milioni di persone “perdute”

30 Marzo 2014 by Lila Catania

La tubercolosi è una malattia curabile, ma gli sforzi per trovare, curare e guarire le persone malate non sono sufficienti a raggiungerle.

Dei nove milioni di persone che ogni anno si ammalano di tubercolosi un terzo non è intercettato dalle strutture sanitarie.

tubercolosi

La maggior parte di questi tre milioni vive nei paesi più poveri, nelle comunità più vulnerabili e include gruppi come i migranti, minatori, consumatori di sostanze e sex worker.

Noi crediamo che nessuno si debba tirare indietro nella lotta contro la tubercolosi. Nel “World TB Day”, noi dichiariamo che bisogna fare qualunque sforzo per trovare, curare e guarire le persone ”perdute” e di accelerare il lavoro per giungere a zero morti e infezioni ed alla fine dello stigma dovuti alla tubercolosi.

Per raggiungere le persone “perdute” è necessario implementare in maniera aggressive I programmi per la tubercolosi ed assicurare l’accesso ai servizi ed al trattamento a tutti, specialmente ai gruppi vulnerabili e a chi vive nelle zone dove la diffusione è più alta.

È necessario investire nella ricerca di base e nella ricerca per lo sviluppo di nuovi strumenti , diagnostici, farmaci, vaccine, che ci permettano di raggiungere più velocemente e facilmente le persone trattarle rapidamente e prevenire che sviluppino la tubercolosi.

Se avremo successo, saremo in grado di raggiungere il “Millennium Development Goals” e di cominciare a parlare realisticamente di tentare di eliminare la tubercolosi nei prossimi venti anni.

http://www.stoptb.org/events/world_tb_day/2014/

http://www.cdc.gov/TB/events/WorldTBDay/default.htm

http://www.who.int/campaigns/tb-day/2014/event/en/

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Domus, progetto di ricerca sulla fruibilità dell’assistenza sanitaria domiciliare

20 Marzo 2014 by Lila Catania

domus

Domus è il progetto dell’Università di Catania Dipartimento di Biomedicina Clinica e Molecolare finanziato dal Ministero della Sanità volto al rafforzamento del coinvolgimento dei soggetti del terzo settore riguardo l’accesso all’assistenza domiciliare per le persone ammalate in generale e per le persone affette da AIDS in particolare.

È ufficialmente documentato come un programma adeguato di assistenza domiciliare riduca in maniera notevole il numero dei ricoveri delle persone affette da patologie infettive croniche, con particolare riguardo a quelle affette da AIDS, nonché i costi sanitari inerenti, inoltre le persone avrebbero un netto e deciso miglioramento della qualità della vita.

Il Progetto, che coinvolge la LILA – Lega Italiana Lotta contro l’AIDS di Catania e di altre sedi LILA nazionali, attraverso la elaborazione/somministrazione di un Questionario a operatori sanitari del settore (infettivologi, assistenti sociali e medici di base), vuole indagare quali risorse umane, economiche e culturali sono state impegnate nella implementazione/realizzazione dell’assistenza domiciliare e quali barriere ne limitano invece la promozione.
I dati raccolti saranno analizzati dal Centro Studi Erasmo di Bari e dalla Federconsumatori Catania e divulgati dall’Università di Catania.

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Sulle orme di Don Gallo, nasce il Manifesto di Genova

5 Marzo 2014 by Lila Catania

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A quattordici anni dall’ultima Conferenza Nazionale  sulle droghe tenutasi proprio a Genova nel 2000,  il 28 febbraio e l’1 marzo 2014 esperti, ricercatori, persone che usano sostanze, associazioni nazionali e internazionali e operatori sociali si sono nuovamente riuniti  per confrontare esperienze e  sollecitare il nuovo Governo a politiche alternative a quelle fallimentari proibizioniste che in tanti parti del mondo si stanno ormai superando.

Da queste due giornate di confronto, nasce il Manifesto di Genova per chiedere in cinque punti depenalizzazione, revisioni delle sanzioni, riduzione del danno e una migliore qualità dei servizi di welfare

Questo il testo del Manifesto di Genova.

(http://genova2014.fuoriluogo.it/)

Sulle orme di Don Gallo, quattordici anni dopo l’ultima conferenza nazionale sulle droghe degna di memoria, associazioni, gruppi, operatori, movimenti, persone che usano sostanze e rappresentanti istituzionali impegnati nel contrasto degli effetti nocivi dell’abuso di droghe e della criminalizzazione si sono riuniti a Genova il 28 febbraio e il 1 marzo 2014, con il sostegno e il patrocinio del Comune e della Regione Liguria, per confrontare esperienze e delineare un’alternativa praticabile anche in Italia alle fallimentari politiche proibizioniste in via di superamento in molte parti del mondo.

La Corte costituzionale ha proclamato che la legge Fini-Giovanardi è stato il frutto di un atto illegittimo che ha causato vittime, pene e sofferenze, umane e giuridiche, e che ha contribuito in massima parte al sovraffollamento penitenziario e alla costante violazione dei diritti umani all’interno delle carceri del nostro Paese. Un abuso di potere motivato e sostenuto ideologicamente da una direzione del Dipartimento anti-droga che ha impedito ogni discussione e ogni ripensamento critico delle scelte con essa compiute e ha tentato di soffocare ogni esperienza e ogni pratica alternativa.

Per questo, oltre i suoi contenuti tecnico-giuridici, la sentenza della Consulta ha un valore simbolico immenso: ora anche in Italia è possibile riprendere il percorso per una legge più umana e più giusta che contrasti il traffico illecito di sostanze stupefacenti, ma sottragga le persone che usano sostanze alla macchina repressiva e offra loro possibilità di uso consapevole e, quando necessario, di sostegno sociale e sanitario.

  • Con questo spirito e in questa direzione chiediamo innanzitutto al nuovo Governo misure legislative urgenti volte a sanare eventuali e probabili disparità di trattamento tra coloro che sono stati condannati sulla base della incostituzionale legge Fini-Giovanardi. In quella sede dovrà essere anche adeguato il reato di “lieve entità” alla rinnovata distinzione, nel trattamento sanzionatorio, tra cd. “droghe leggere” e cd. “droghe pesanti”, con conseguente ridefinizione dei relativi limiti di pena.
  • Con altrettanta urgenza, chiediamo al Governo il superamento dell’attuale e fallimentare modello autocratico del Dipartimento anti-droga, da sostituirsi con una cabina di regia che veda coinvolti tutti gli enti e tutte le istituzioni, nazionali, regionali e locali, competenti per una nuova politica sulle droghe, ivi comprese le associazioni del privato-sociale e quelle rappresentative delle persone che usano sostanze, i cui saperi e le cui esperienze costituiscono risorse collettive che i policy makers e i servizi rivolti alle dipendenze devono riconoscere e valorizzare. Che si affidi una Delega reale  con l’obiettivo di attuare con urgenza questo cambiamento.

Nella prospettiva di un radicale mutamento delle politiche sulle droghe nel nostro Paese, a partire dal riconoscimento della soggettività delle persone che usano sostanze e dei loro diritti, proponiamo:

  1. La completa revisione delle previsioni sanzionatorie, penali e amministrative, stabilite dal Testo unico sulle sostanze stupefacenti. I consumatori devono essere liberati tanto dal rischio di criminalizzazione penale quanto dalla soggezione a un apparato sanzionatorio amministrativo stigmatizzante e invalidante.
  2. La prima modifica in questa direzione non può che essere la compiuta depenalizzazione del possesso e della cessione gratuita di piccoli quantitativi di sostanze destinati all’uso personale, anche di gruppo, e della coltivazione domestica di piante di marijuana agli stessi fini.
  3. Chiediamo quindi una compiuta regolamentazione legale della produzione e della circolazione dei derivati della cannabis e della libera coltivazione a uso personale.
  4. Nel quadro della definizione del patto per la salute, delle sue risorse e della sua governance, chiediamo il rilancio dei servizi per le dipendenze e di politiche di “riduzione del danno” finalizzate al benessere delle persone che usano sostanze e alla prevenzione dei rischi connessi all’abuso e alla clandestinità del consumo, a partire dall’analisi delle sostanze e dalla predisposizione di forme e luoghi della loro somministrazione controllata.
  5. In questo quadro, particolare attenzione dovrà essere dato alla dimensione della qualità della vita nelle città e all’offerta di servizi e di sostegno ai tossicodipendenti in stato di detenzione. Chiediamo quindi che la morsa del patto di stabilità interno, che sta strangolando gli enti locali, sia derogabile nel perseguimento di politiche finalizzate alla tutela dei diritti fondamentali della persona come sono quelle destinate a sostenere i percorsi sociali di inclusione delle persone che usano sostanze.

Chiediamo quindi al Premier, che è già stato ospite della Comunità San Benedetto, di venire a Genova entro i prossimi 30 giorni per ascoltare i rappresentanti delle realtà Pubbliche e del Privato sociale  e delle persone che usano sostanze.

In queste due giornate è stato prodotto confronto, dibattito, e sono state individuate proposte programmatiche e pratiche in gradi di riallinearci alle politiche sui consumi di altri Paesi Europei e Internazionali. Vogliamo illustrarle direttamente al nuovo Presidente del Consiglio.

I promotori delle due giornate di Genova organizzeranno, a partire dal Manifesto di Genova, iniziative di confronto e proposta nei diversi territori del nostro Paese stimolando la modifica di Politiche locali e nazionali e si ritroveranno entro i prossimi 12 mesi per lanciare un nuovo momento Nazionale aperto alla politica e alla Società civile.

I partecipanti alle Giornate di Genova 2014 “Sulle Orme di Don Gallo”

Niente su di noi, senza di noi! (dalla Carta dei Diritti delle persone che usano sostanze Genova 2014)

Genova, 1 Marzo 2014

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Sottoscrivi la Carta di Lampedusa

6 Febbraio 2014 by Lila Catania

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“La Carta di Lampedusa è scritta ed averlo fatto sull’isola non ha solo un valore simbolico. L’atmosfera di questo piccolo scoglio al centro del Mar Mediterraneo ha invaso anche la sala dell’aeroporto dove centinaia di attivisti si sono riuniti domenica mattina per l’assemblea finale che ha chiuso la tre giorni. Volevano respirarne l’aria, parlare con i suoi abitanti, toccarne con mano le contraddizioni e, anche se per poco, vivere la quotidianità di questo posto che, più di ogni altro, racconta gli effetti che i confini sono capaci di produrre sulla vita di tutti. Qui dove i diritti dei rifugiati vengono calpestati per il solo fatto di dovervi passare forzatamente, qui dove i diritti degli abitanti sono confinati ai margini dell’Europa.”

Così ha scritto sul Manifesto del 4 febbraio Riccardo Bottazzo alla fine della  tre giorni sull’isola che ha approvato il testo definitivo della Carta di Lampedusa. Non una proposta di legge, non una semplice richiesta ai governi, ma qualcosa di più. Un patto tra tanti e diversi, un orizzonte da conquistare e da affermare in tanti modi, fin da subito, con iniziative giuridiche, culturali, artistiche, sociali.

Cerchiamo intanto di allargare questo patto. Leggiamo e sottoscriviamo e diffondiamo la Carta di Lampedusa.

http://www.meltingpot.org/Una-Carta-dal-valore-sconfinato.html#.UvJmvHAyJvQ
http://www.meltingpot.org/La-Carta-di-Lampedusa-18912.html#.UvJmMHAyJvR

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Un calendario contro l’Hiv – Lila Catania e il progetto Susy Costanzo

26 Gennaio 2014 by Lila Catania

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Quest’anno il progetto Susy Costanzo compie 10 anni e Lila Catania continua il percorso iniziato in Zimbabwe aprendo il nuovo anno con una raccolta fondi: grazie a 13 fotografi che hanno immortalato in 13 scatti alcuni momenti all’ospedale missionario Luisa Guidotti, a Mutoko in Zimbabwe, dove appunto il progetto Susy Costanzo si svolge, è stato realizzato un calendario per il 2014.

Grazie al percorso avviato nel paese africano molte donne che hanno contratto l’HIV possono ricevere gratuitamente la terapia antiretrovirale, durante e dopo la gravidanza, evitando così di trasmettere il virus al feto, assicurandogli una vita sana e, migliorando di conseguenza la propria salute, di potergli stare accanto durante la crescita.

Ogni anno circa 700 donne partoriscono all’ospedale Luisa Guidotti di queste circa 100 sono affette dall’infezione da HIV. Il costo della terapia antiretrovirale per una donna è di circa 500,00 Euro l’anno.

Adotta la terapia per una donna e il suo bambino.


Potete acquistare il calendario presso la sede di Lila Catania in via Finocchiaro Aprile 160. Chiamateci allo 095 551017.

Sostieni il Progetto Susy Costanzo

Fai il tuo versamento a questo Codice
IBAN IT 49 K 05034 16906 000000124472
Con la seguente Causale: Progetto Susy Costanzo

*Il ricavato delle offerte andrà interamente a sostegno del progetto

Susy Costanzo – Adotta la terapia antiretrovirale di una donna africana.

Fotografi:
Francesco Bellissimo, Salvatore Berretta, Filippo Fatuzzo, Valentina Fatuzzo, Claudio Floresta, Chiara Frasca, Anna Leo, Massimo Migani, Luciano Nigro, Milena Pizzo, Alessia Prezzavento, Emiliana Sanfilippo, Patrizia Virgillito.

Progetto grafico | Dodo Studio

gennaio

maggio

marzo

ottobre

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Giusto o sbagliato non può essere reato

25 Gennaio 2014 by Lila Catania

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La LILA aderisce alla marcia per  la cancellazione della legge Fini-Giovanardi che si terrà a Roma l’8 Febbraio insieme a soggetti, attivisti, pazienti, strutture, organizzazioni, singoli  per cancellare per sempre questa legge infame e assassina. Si vuole costruire un percorso dal basso e condiviso che focalizzi l’attenzione sui danni causati dalla Fini/Giovanardi perchè abbiamo tutti/e ben chiaro che la possibilità che la Corte Costituzionale cancelli la Fini/Giovanardi è un’occasione irripetibile, che aprirebbe scenari completamente nuovi.

L’11 febbraio 2014 la Corte Costituzionale si pronuncerà sulla palese incostituzionalità della legge Fini-Giovanardi, entrata in vigore otto anni fa, producendo decine di migliaia di arresti, millenni di galera per la somma delle condanne, sovraffollamento delle carceri, costi esorbitanti per la macchina repressiva e giudiziaria, crescita dei profitti delle narcomafie e soprattutto tante, troppe vittime perseguitate e morti che reclamano verità e giustizia.

Nessun altro paese europeo ha così tanti detenuti per reati connessi alle sostanze illegali.

L’8 febbraio in piazza a Roma perché:

Giusto o sbagliato, non può essere reato!

http://www.leggeillegale.org/it/appello.html

giusto-sbagliato-2

http://www.zic.it/cancellare-la-fini-giovanardi-audio-video-info-bus/

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È tempo di finire la Guerra alla droga

17 Gennaio 2014 by Lila Catania

“It´s time to end the war on drugs”
“Global Commission on Drug Policy”

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Fernando Henrique Cardoso, Jorge Sampaio, Olusengun Obasanjo and Kofi Annan

livello internazionale

“Global Commission on Drug Policy”

La Commissione è stata istituita, a livello internazionale, per discutere e sperimentare, su basi scientifiche, le vie più efficaci per ridurre il danno causato dalle droghe alla gente ed alle società, (“The purpose of The Global Commission on Drug Policy is to bring to the international level an informed, science-based discussion about humane and effective ways to reduce the harm caused by drugs to people and societies”. http://www.globalcommissionondrugs.org/what-we-do/)

La Commissione è composta da grandi nomi internazionali, della politica e della cultura.

La Commissione con un report, che verrà presentato all’ONU, ha chiesto a tutti gli Stati di rivedere le politiche nazionali ed internazionali di contrasto alle droghe.

http://www.globalcommissionondrugs.org/reports/

L’appello arriva da personalità mondiali e insospettabili. Tra loro, anche l’ex presidente dell’ONU, Kofi Annan. E ancora, tra i politici, l’ex commissario UE, Javier Solana, l’ex segretario di Stato statunitense, George Schultz e diversi ex presidenti di Stati, alcuni con una profonda conoscenza diretta del tema, come il colombiano Cesar Gaviria. Ma la lista dei nomi coinvolti comprende anche personalità del mondo della cultura: come il premio Nobel per la letteratura il peruviano Mario Vargas Llosa e lo scrittore messicano Carlos Fuentes. E ancora esperti come il francese Michel Kazatchkine, direttore del Fondo mondiale contro l’AIDS, la tubercolosi e la malaria.

 

La Commissione raccomanda ai Governi di:

1) terminare con la criminalizzazione, l’emarginazione e la stigmatizzazione delle persone che fanno uso di droghe ma che non fanno alcun male agli altri;

2) sperimentare modelli di regolamentazione giuridica della droga per minare il potere del crimine organizzato e salvaguardare la salute e la sicurezza dei loro cittadini;

3) offrire servizi sanitari e cure a chi ne ha bisogno garantendo anche i programmi di trattamento assistito con eroina che si sono dimostrati efficaci in molti paesi europei e in Canada;

4) implementare i programmi di accesso alle siringhe e alle altre misure di riduzione del danno che si sono dimostrate efficaci nel ridurre la trasmissione dell’HIV e di altre infezioni a trasmissione ematica così come le overdosi fatali;

5) rispettare i diritti umani delle persone che usano droghe. Abolire le pratiche abusive eseguite in nome del trattamento – come la detenzione forzata, il lavoro forzato e gli abusi fisici o psicologici – che contravvengano standard dei diritti umani e delle norme o che annullino il diritto all’autodeterminazione;

6) rompere il tabù sul dibattito e sulla trasformazione del regime globale di proibizione delle droghe.

Per queste ragioni noi chiediamo al Presidente del Consiglio, On. Enrico Letta, il motivo per cui sceglie di mantenere a capo del Dipartimento per le Politiche Antidroga della Presidenza del Consiglio, Giovanni Serpelloni. Serpelloni è stato nominato nel 2008 dall’ex sottosegretario con delega a Droga e Famiglia, Carlo Giovanardi; Giovanni Serpelloni può contare su cospicui finanziamenti in ragione dei convegni internazionali organizzati dal Dipartimento Antidroga, convegni a cui partecipa personalmente. Giovanni Serpelloni è anche la firma che sta in calce agli articoli pubblicati dall’Italian Journal of Addiction, diretto da Giovanni Serpelloni, pubblicato e finanziato dal Dipartimento Antidroga, di cui è capo appunto Giovanni Serpelloni. Insomma, il Dipartimento Antidroga, ovvero Giovanni Serpelloni, fa anche ricerca: se la commissiona, se la finanzia, se la assegna e se la pubblica.

Ci chiediamo cosa pensa di tutto ciò il Presidente del Consiglio e Lo invitiamo a valutare l’opportunità di sostituire il capo del Dipartimento per le Politiche Antidroga della Presidenza del Consiglio, Giovanni Serpelloni, che ha anche posizioni incompatibili con le raccomandazioni della “Global Commission on Drug Policy” a cui l’Ordinamento Giuridico Italiano dovrebbe conformarsi.

Speriamo che il  dibattito sulle politiche delle droghe non si fermi, come è spesso accaduto e che questi confronti riescano ad imporre al Governo e al Parlamento dopo 23 anni una nuova Legge per superare definitivamente la legge proibizionista e fallimentare del 1990 e le sue successive modifiche.

global-commission-on-grug-policy

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