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NEWS

Uruguay e Ohio hanno legalizzato la marijuana, e l’Italia?

13 Gennaio 2014 by Lila Catania

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La legalizzazione della marijuanna in Uruguay ed Ohio hanno riaperto, nel nostro paese, il dibattito sulla legalizzazione delle droghe leggere. Sappiamo che la legalizzazione delle droghe è un tema complicato, difficile da proporre. Tuttavia abbiamo sempre pensato che la legalizzazione delle droghe potrebbe essere un passo avanti verso una società più consapevole delle proprie debolezze e più coerente nelle scelte.

Mantenere illegale l’uso di alcune sostanze, sicuramente non dannose/pericolose o se si preferisce meno dannose/pericolose di altre legali, alcune delle quali, è scientificamente provato, hanno funzione terapeutica per importanti malattie, cozza con le definizioni moderna e democratica con le quali definiamo la nostra società. E’ un singolarità che dobbiamo impegnarci ad eliminare.

Attraverso il nostro lavoro sul campo abbiamo constatato che le politiche repressive attualmente in vigore nel nostro paese, fin dal 1990 con l’introduzione della legge proibizionista Iervolino-Vassalli (DPR 9 ottobre 1990 n. 309) hanno determinato:

1. la reperibilità e la disponibilità a qualsiasi ora del giorno e della notte e senza controllo, di qualsiasi genere di sostanze stupefacenti anche molto pericolose, talvolta mal dosate e letali;

2. l’aumento esponenziale del costo delle sostanze stupefacenti;

3. lo sviluppo del narcotraffico il cui fatturato globale è stimato in 400 miliardi di dollari;

4. il sovraffollamento delle carceri per l’incarcerazione di migliaia di persone che consumano sostanze stupefacenti;

5. il peggioramento della qualità e della condizione di vita di migliaia di cittadini italiani che fanno uso di sostanze stupefacenti;

6. l’assenza di qualsiasi informazione, prevenzione, cura ed attenzione alla tutela della vita e della salute degli individui con problemi derivanti dal consumo di sostanze;

7. il mancato finanziamento di programmi di riduzione del danno (dimostrati validi a prevenire il diffondersi dell’infezione da HIV e delle altre malattie trasmissibili attraverso il sangue e i rapporti sessuali) rivolti alle persone che fanno uso di stupefacenti;

8. la violazione del diritto umano all’autodeterminazione per le persone che scelgono di consumare sostanze stupefacenti;

9. la non programmazione di studi e ricerca scientifica sull’uso terapeutico della cannabis;

10. l’assenza di un mercato economico e di una filiera dei prodotti ecosostenibili realizzati con la canapa (tessuti, semi e olio, detersivi, saponi, cere, cosmetici, carta, tavole, materie plastiche, combustibili, cemento, pannelli e materiali isolanti);

11. l’assenza di studio e ricerca sulla cannabicoltura;

12. la mancanza di creazione di nuovi posti di lavoro.

Per queste ragioni noi chiediamo al Presidente del Consiglio, On. Enrico Letta, il motivo per cui sceglie di mantenere a capo del Dipartimento per le Politiche Antidroga della Presidenza del Consiglio, Giovanni Serpelloni. Nominato nel 2008 dall’ex sottosegretario con delega a Droga e Famiglia, Carlo Giovanardi, Giovanni Serpelloni può contare su cospicui finanziamenti milionari in ragione dei convegni internazionali organizzati dal suo Dipartimento a cui partecipa personalmente. Giovanni Serpelloni è anche la firma che sta in calce agli articoli pubblicati dall’Italian Journal of Addiction, diretto da Giovanni Serpelloni, pubblicato e finanziato dal Dipartimento nazionale antidroga, di cui è capo appunto Giovanni Serpelloni. Insomma, il Dipartimento Antidroga, ovvero Giovanni Serpelloni, fa anche ricerca: se la commissiona, se la finanzia, se la giudica e se la pubblica.

Chiediamo al Presidente del Consiglio di esprimere un giudizio sulla obiettivitàè e validità delle evidenze scientifiche scaturute dagli studi del Dipartimento Antidroga e pubblicamente Lo invitiamo a valutare l’opportunità di sostituire il capo del Dipartimento per le Politiche Antidroga della Presidenza del Consiglio, Giovanni Serpelloni, che ha anche posizioni incompatibili con le Raccomandazioni della “Global Commission on Drug Policy” a cui l’Ordinamento Giuridico Italiano dovrebbe conformarsi (http://www.globalcommissionondrugs.org).

È nostro auspicio che la riapertura del dibattito sulle droghe riesca ad imporre al Governo e al Parlamento dopo 23 anni una nuova Legge  sulle droghe che sappia superare definitivamente la legge proibizionista e fallimentare del 1990 e le sue successive modifiche.

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INTITOLATA A PERLA MIRASOLE LA BIBLIOTECA DEL LICEO BOGGIO LERA

10 Gennaio 2014 by Lila Catania

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… Da quel cupo giorno di agosto, non ritrovando Perla tra i corridoi, nella saletta del caffè, o al solito posto nelle riunioni, abbiamo cominciato a pensarla in “quella biblioteca”.

E’ l’unico luogo dove riusciamo ad immaginarla serena, a suo agio…

Sono stati questi i pensieri e le considerazioni  fatte dai colleghi di Perla Mirasole, pensieri subito raccolti dalla Preside prof.ssa Maria Giuseppa Lo Bianco insieme a tutto il Consiglio d’Istituto, pensieri concretizzati con l’intitolazione a suo nome  della biblioteca  del Liceo scientifico “E. Boggio Lera” di Catania, dove Perla insegnava.

La cerimonia, volutamente semplice ed essenziale così come Perla era, ha avuto luogo presso l’Aula Magna dello storico liceo catanese  alle 12.30 di martedì 7 gennaio.

Il profilo di Perla si è delineato ed ha preso forma seguendo le linee tracciate dai ricordi e dalle parole degli amici, dei colleghi, delle sue allieve e dai brani degli autori letti e amati da Perla Mirasole e che ce l’hanno fatta rivivere in quel suo  spiccato senso di democrazia e di uguaglianza attraverso la consapevolezza dell’importanza e del rispetto delle diversità.

Alla cerimonia erano presenti oltre il corpo docente e gli studenti del liceo anche la sorella Ida e una rappresentanza della Lila di Catania dove Perla ha svolto, sin dalla sua fondazione, un ruolo che resterà per sempre suo, così come resterà nella memoria del Boggio Lera il suo ruolo di educatrice anche attraverso un progetto di lettura rivolto agli studenti e a lei dedicato “Perle tra le pagine”.

A noi tutti di Lila Catania ci piace e ci conforta l’idea di saperla lì, tra i libri dei suoi autori preferiti,  nella sua scuola, tra i suoi alunni, in “quella biblioteca” posta lassù, sui tetti della sua città.

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Studenti di Medicina consegnano assegno di beneficienza alla Lila Catania

16 Dicembre 2013 by Lila Catania

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È stato consegnato mercoledì 11 Dicembre presso la sede LILA Catania l’assegno con il ricavato dell’incasso della festa di Medicina “MED-PARTY”, organizzata da un gruppo di studenti della medesima facoltà. La serata ha contato la partecipazione di molti studenti universitari catanesi che hanno ben accolto l’iniziativa, potendo così contribuire attraverso il loro stesso divertimento a realizzare un’azione di solidarietà. La cifra raccolta grazie agli ingressi della serata è stata di 500 €, interamente devoluti all’associazione LILA. Durante la serata l’Associazione universitaria SISM, Segretariato Italiano Studenti Medicina, ha partecipato sensibilizzando i presenti attraverso la distribuzione di gadget e volantini legati all’evento e con la vendita di biglietti della lotteria organizzata dalla LILA.

Questo gruppo di studenti di Medicina organizza eventi per la propria facoltà già da anni sempre con l’obiettivo di devolvere tutto il ricavato in beneficenza. In riguardo si ricorda la festa di aprile 2013, il cui ricavato fu utilizzato per comprare materiale ludico e cartaceo per i bambini malati del Reparto di Oncologia Pediatrica del Policlinico. Questo dimostra che attraverso l’organizzazione di eventi normalmente destinati al solo divertimento si possano fare anche atti benefici.

Il gruppo degli studenti di Medicina.

 

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Gruppi di auto aiuto per persone sieropositive

28 Novembre 2013 by Lila Catania

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INSIEME È MEGLIO.

Sono tanti i momenti critici da superare nella vita di una persona con infezione da HIV
e quasi sempre affrontati in piena solitudine.

La Lila di Catania, forte delle passate esperienze, organizza nuovi gruppi di auto aiuto presso la propria sede in via Finocchiaro Aprile 160.
I gruppi di auto aiuto, avvalendosi delle esperienze e del confronto tra pari, offrono uno spazio dove la condivisione tra persone con problematiche simili diventa ricchezza e forza.

Info e adesioni lilacatania@alice.it

Tel. 095 551017
(martedì, mercoledì e giovedì dalle 9.00 alle 12.00)

Grazie al contributo dell’8×1000 della Chiesa Valdese

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Le iniziative del 1 dicembre di Lila Catania

25 Novembre 2013 by Lila Catania

AIDS

Conferenza Stampa
Quando: 21 novembre 2013 – dalle 10:30
Conferenza stampa su iniziative locali e nazionali del 1 dicembre

LILA batte
Quando: 1 dicembre 2013
In collaborazione con: Grand Hotel Excelsior, Casa d’aste Christie’s
Asta per raccolta fondi. Il ricavato verrà interamente devoluto a LILA Catania.

Calendario per lo Zimbabwe
Quando: 1 dicembre 2013
Nel corso di Lila Batte verrà presentato il calendario d’arte dedicato al “Progetto Susy Costanzo” (www.progettosusycostanzo.it) – Adotta una terapia per una donna africana.

A trent’anni dall’infezione
Quando: 6 dicembre 2013
Dove: Aula magna del Policlinico di Catania
Seminario rivolto a studenti di medicina e ad operatori sanitari.

Comportamenti a rischio e sostanze
Quando: 10 dicembre 2013
Incontro con i docenti delle scuole superiori sull’educazione alla salute.

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Contro l’Aids, con la testa e con il cuore

21 Novembre 2013 by Lila Catania

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Al via la campagna di raccolta fondi della Lega Italiana per la Lotta contro l’Aids. Da oggi 18 novembre fino al giorno 8 dicembre sarà possibile donare inviando un SMS al numero 45505 per sostenere il Progetto Donna – Prevenzione al Femminile.

Como, 18 novembre 2013. Di tutti i casi di trasmissione dell’Hiv, quelli attribuibili a trasmissione eterosessuale sono aumentati in Italia dall’1,7% del 1985 al 42,7% del 2012. Circa il 60 per cento delle persone che ricevono una diagnosi di Hiv sono “late presenters”, ovvero hanno contratto l’infezione diverso tempo prima e presentano già uno stato di salute compromesso. Il rapporto sessuale non protetto è poco percepito come rischioso: il primo motivo dichiarato per cui le persone fanno il test Hiv è infatti l’insorgenza di sintomi di patologie correlate al virus, e non l’aver avuto comportamenti a rischio. (Fonte: ultimo Bollettino COA/ISS 2013)

L’Italia resta agli ultimi posti in Europa nell’uso del preservativo, per non parlare del femidom. In questo contesto a essere maggiormente a rischio sono proprio le donne, per una serie di fattori sociali, culturali e biologici. Per informare e sensibilizzare le donne la Lila lancia una campagna di raccolta fondi tramite SMS solidale.

Da oggi 18 novembre fino al giorno 8 dicembre sarà possibile donare inviando un messaggio, da telefono mobile e fisso, al numero 45505 per sostenere il Progetto Donna – Prevenzione al Femminile.

Con quanto raccolto La Lila produrrà interventi per le donne italiane e straniere, tra i quali linee telefoniche dedicate, sportelli di ascolto nelle sedi locali, produzione e diffusione di materiali informativi.

Per questa campagna la Lila potrà contare sul prezioso appoggio di numerosi personaggi del mondo dello spettacolo, della televisione e della musica, come già accaduto nella campagna 2012. Anche quest’anno testimonial d’eccezione è la conduttrice televisiva Elena Di Cioccio, che ha prestato la propria immagine per la campagna di comunicazione.

L’hashtag della campagna sarà #iostoconLila

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http://storify.com/Lila_Italia/io-sto-con-lila-sms-2013

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European hiv testing week dal 22 al 29 novembre

14 Novembre 2013 by Lila Catania

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In Italia vivono circa 150.000 persone con l’infezione da hiv, di queste circa 1/3 ignora il proprio stato di sieropositività. (http://www.lila.it/it/notizie/432-test_hiv_eu.html) e  http://www.lila.it/it/2012-10-11-13-28-39/comunicati-stampa-2013/440-eu_test_week.html

Da venerdì 22 a venerdì 29 novembre si svolgerà la European Testing Week, lanciata da Hiv in Europe con la collaborazione delle agenzie internazionali e la richiesta di adesione e sostegno da parte di enti e associazioni locali.

Il tema è: Talk Hiv. Test Hiv.

La Lega Italiana per la Lotta contro l’Aids aderisce e contribuisce all’azione europea per incentivare la proposta del test. (http://www.hivtestingweek.eu/) (http://www.hiveurope.eu/)

L’azione europea prevede di incentivare la proposta del test anche in contesti non convenzionali e LILA Catania partecipa offrendo il test salivare presso la propria sede in via Finocchiaro Aprile 160.

 

Il test salivare è

rapido: solo 20 minuti per avere la diagnosi,

anonimo: non è richiesto alcun documento

gratuito: è offerto da Lila in collaborazione con l’Istituto di Malattie infettive Spallanzani di Roma

 

Solo a Novembre. Solo in queste date:

  • Sabato 23 dalle 17,00 alle 19,00
  • Domenica 24 dalle 10,00 alle 13,00
  • Martedì 26 dalle 17,00 alle 19,00
  • Giovedì 28 dalle 17,00  alle 19,00

È bene ricordare che il test Hiv non è un’attività di prevenzione, come è invece dare informazioni e usare il condom, ma può solo accertare un’infezione già avvenuta.

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Femidom Day – 16/09/13

16 Settembre 2013 by Lila Catania

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Introvabile, costoso, ignorato dalle istituzioni: i principali ostacoli all’uso del femidom, il condom femminile, sono questi. Lunedì 16 settembre è Global Female Condom Day, seconda edizione. Per fare sì che questo prezioso strumento abbia finalmente la diffusione che merita, attraverso l’azione di associazioni, educatori, operatori sanitari e singole persone che abbiano a cuore la salute sessuale di donne e uomini. Il preservativo femminile può rivoluzionare il safer sex, e avere uno strumento in più significa aumentare la percentuale di rapporti protetti.

Protagonista al massimo di qualche periodico pezzo “di colore” nei giornali femminili (per fortuna!) il femidom in Italia è completamente assente da qualsiasi programma di prevenzione sanitaria, compresi quelli (più unici che rari) che comprendono la distribuzione di condom. Unica possibilità per trovarne uno, oltre che rivolgesi alla Lila, che li distribuisce gratuitamente, è acquistarlo nelle farmacie, in Internet o in alcuni sexyshop. Il suo costo proibitivo, circa 7 euro per 3 pezzi, è dovuto anche alla sua scarsa diffusione. L’Italia contribuisce così a fare in modo che il femidom sia scarsamente distribuito globalmente, nonostante le indicazioni e gli appelli dalle agenzie globali che si occupano di salute sessuale e prevenzione, anche in considerazione del suo ruolo nell’aumentare autonomia e empowerment delle donne, altrimenti costrette alla contrattazione per l’uso del profilattico da parte degli uomini.

Da molti anni ormai la Lila chiede che il femidom abbia la sua giusta diffusione anche in Italia. Rivolgendosi più volte direttamente alle istituzioni, ovvero ai ministri della Salute. Ricordandone l’esistenza ogni Otto marzo, Giornata delle donne. Contribuendo alla sua diffusione e conoscenza attraverso le sue sedi, mettendosi a disposizione con le aziende sanitarie, e ora anche aderendo al Global Female Condom Day, quest’anno alla sua seconda edizione. E invitando tutti a aderire alla Giornata e a seguirne gli sviluppi su Facebook e Twitter.

Per saperne di più: http://www.lila.it/it/notizie/410-femidom_day.html

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CiaksiLila 2013 – terza edizione

30 Agosto 2013 by Lila Catania

La rassegna della LILA giunge alla terza edizione ed anche quest’anno, grazie al sostegno ed alla disponibilità della  Cooperativa Azdak,  la rassegna parte all’Arena Argentina.

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Come nelle precedenti edizione, verranno proposti film per riflettere insieme su libertà e universalità dei diritti. Temi che, a pieno titolo, hanno riguardato, e riguardano, l’impegno della LILA.

 

La rassegna inizierà il 2 settembre e andrà avanti per tutti i lunedì del mese: cinque film per riflettere sull’Africa.

  • L’ultimo re di Scozia di K. Macdonald, GB 2007;
  • Hotel Rwanda di T. George, GB 2004;
  • Riusciranno i nostri eroi di E. Scola, Italia 1968;
  • Moolaadè di O. Sembene, Senegal 2004;
  • Terraferma di E. Crialese, Italia 2011.

 

A questo proposito vi proponiamo l’articolo di Andrea Spartaco ed Eva Brugnettini pubblicato su LMMagazine supplemento di LucidaMente (http://www.lucidamente.com/1430-oltre-hotel-rwanda-il-cinema-africano/)

 

“Hotel Rwanda”: il cinema africano.

 

Quando pensiamo agli immigrati di solito mettiamo in un unico calderone visivo una serie di immagini stereotipate, che cancellano le provenienze, i luoghi da dove queste genti partono. Tutto si limita a vedere persone che arrivano su fatiscenti barconi da paesi dell’Africa del Nord, perdendo di vista le differenti situazioni geografiche e sociali di provenienza. Così, quando arrivano in Libia, in Tunisia, o in Marocco, le loro identità di senegalesi, ugandesi, congolesi, liberiani, ecc., vengono cancellate da quella nuova che sono costretti ad assumere. Tutti si ritrovano semplicemente immigrati. D’altronde, nel nostro sforzo maggiore di immaginarli in Italia riusciamo a scorgere nello scenario collettivo immagini di centri di permanenza temporanea, file caotiche alle poste, fino a particolari più agghiaccianti come lo spaccio, lo stupro, la prostituzione e il suo controllo.

Meno spesso troviamo immagini di integrazione che non rimandino a una visione necessariamente violenta. A questo possiamo affiancare un altro modo di vedere questa gente, che racconta le radici del fenomeno migratorio. E’ un po’ come avvicinarsi ai luoghi vissuti da queste persone, zone morte del mondo dalle quali molti tentano di fuggire. Storie di individui si intrecciano così alla vita che in questi luoghi si vive, ai problemi sociali del continente africano, fanno riflettere sul rapporto tra tradizione e modernità, chiariscono perché dall’Africa spesso si cerca di scappare. Accade nel cinema, interessante punto di vista da cui guardare.

 

Per un verso, gli scenari del cinema africano richiamano certa crudezza del neorealismo italiano; è il cinema che denuncia la guerra fra ghetti e quartieri ricchi delle comunità di colore, che rivela il dramma delle mutilazioni fisiche, e psicologiche, risultato di una mentalità retrograda e di gesti criminali.
I luoghi di queste storie sono in prevalenza città. Visualizzate nel cinema come contenitori di violenze, crudeltà, illusioni, dove emergono tutte le contraddizioni del microcosmo urbano costituite dalla contrapposizione tra quartieri ultra moderni (una sorta di micro-mondi all’occidentale) ed enormi distese di baracche. E’ anche il cinema che racconta i sentimenti di inquietudine, angoscia, speranza, disperazione, presenti a partire dalla letteratura della seconda metà degli anni ’80 e nella prima metà degli anni ’90, contrassegnata da una totale sfiducia nel futuro dell’Africa. In questo cinema sono rappresentati anche luoghi isolati, villaggi, dove è messo in mostra l’esilio come unica soluzione per quelli a cui va stretta la statica comunità arcaica. E’ un cinema che fa vedere ambiziosi kapò, disposti a comandare massacri di inermi, a piegarsi al potente di turno per trarne vantaggi economici.

 

Accanto a questo cinema d’impegno sociale, c’è da un lato un nuovo fenomeno interno al cinema africano, il genere nollywoodiano. Negli ultimi anni in Nigeria è stata infatti messa su Nollywood, tra le prime industrie cinematografiche del mondo, con ben trenta film prodotti ogni settimana e un giro d’affari pari a 100 milioni di euro, con 250 mila persone al lavoro. Sono film per il pubblico di massa. Lo stile è quello delle soap opera americane, e dei tanto amati film di Bollywood in India (costi bassi e prevalenza di pubblico femminile), intriso di sentimentalismi, elementi magici e soprannaturali, anche se negli ultimi tempi la commedia ha preso il largo.

La maggior parte di questi film sono costruiti da trame che parlano di superstizioni popolari e Aids, come in Thunderbolt di Tunde Kelani, una storia di una maledizione inflitta da un marito che fa morire di Aids fulminante qualsiasi uomo abbia un rapporto sessuale con la moglie. Parlano anche di politica, conflitti etnici, stupro e prostituzione. Nollywood ha scatenato le critiche degli intellettuali nigeriani, secondo i quali trasmetterebbe stereotipi negativi e una mentalità retrograda, legata a riti magici e stregoneria.
Oltre agli sviluppi commerciali interni al continente e all’immagine che danno della realtà africana, ci sono quei film costruiti con casting che già hanno un impatto commerciale nei paesi occidentali, a cui appartengono grandi nomi come Nick Nolte, Jean Reno, Leonardo Di Caprio, Jennifer Connelly, prodotti o coprodotti da paesi europei o americani e distribuiti da grosse major del settore, come la 20th Century Fox per esempio, che relegano i grandi autori del cinema africano ai circuiti d’essai come retrospettive e manifestazioni. È il caso di Hotel Rwanda, Blood Diamond o L’ultimo re di Scozia, film dell’industria del cinema occidentale ambientati in Africa in tempi diversi.
Sono film che mostrano quello che succede nei paesi africani attraverso storie personali.
In questi film ci vengono mostrati governi fragili, che vivono sul sangue e sugli orrori. Quelli in carica uccidono per mantenere il potere, mentre i ribelli uccidono per arrivare al potere. A rimetterci, la popolazione civile, alla quale i cambi di governo non portano né benessere, né sicurezza. In questi film vediamo cittadini scappare dagli orrori della guerriglia. In tutti è presente la figura del giornalista, che a volte dimostra l’ipocrisia dei governi occidentali, a volte si lascia abbindolare dal carisma e dalla simpatia del potente, a volte in crisi ma sempre appassionato del suo lavoro, spesso conscio del fatto che immagini anche violente e assurde come quelle che ha mostrato non cambieranno nulla.

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A Perla

17 Agosto 2013 by Lila Catania

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Morivere (Erich Fried)

Muoio continuamente
E apertamente
Muoio sempre
E sempre qui
Muoio una buona volta
E ancora una volta

Continuo a morire
Muoio mentre vivo
Vivo a volte all’insù
e a volte all’ingiù
Muoio a volte all’insù
e a volte all’ingiù

Di che muoio?
Dell’odio
e dell’amore
dell’indifferenza
dell’abbondanza
e della miseria

Del vuoto di una notte
del contenuto di un giorno
sempre ancora di noi
e continuamente di loro
Muoio di te
e muoio di me

Muoio di alcune croci
Muoio in una tagliola
Muoio di lavoro
Muoio di cammino
Muoio di troppo fare
e di troppo poco fare

Muoio finché
sono morto
Chi dice
che muoio?
Non muoio mai
ma vivo

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