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Lila Catania

A Perla

17 Agosto 2013 by Lila Catania

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Morivere (Erich Fried)

Muoio continuamente
E apertamente
Muoio sempre
E sempre qui
Muoio una buona volta
E ancora una volta

Continuo a morire
Muoio mentre vivo
Vivo a volte all’insù
e a volte all’ingiù
Muoio a volte all’insù
e a volte all’ingiù

Di che muoio?
Dell’odio
e dell’amore
dell’indifferenza
dell’abbondanza
e della miseria

Del vuoto di una notte
del contenuto di un giorno
sempre ancora di noi
e continuamente di loro
Muoio di te
e muoio di me

Muoio di alcune croci
Muoio in una tagliola
Muoio di lavoro
Muoio di cammino
Muoio di troppo fare
e di troppo poco fare

Muoio finché
sono morto
Chi dice
che muoio?
Non muoio mai
ma vivo

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Filed Under: NEWS

Si è concluso il progetto sul test salivare rapido a catania

31 Luglio 2013 by Lila Catania

L’11 luglio si è concluso anche a Catania il progetto nazionale promosso dalla Consulta delle Associazioni per la lotta contro l’AIDS e finanziato dal Ministero della Salute che ha lo scopo di valutare fattibilità ed efficacia di un intervento di offerta attiva di Test rapido salivare per la diagnosi dell’infezione da HIV in contesti non sanitari (ambulatori o reparti ospedalieri) utilizzando l’approccio “Provider initiated counseling and testing”.

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In questa ricerca ,organizzata dalle malattie infettive dell’Ospedale Spallanzani di Roma, la LILA è partner insieme ad Arcigay, Asa Milano, Circolo Mario Mieli,Plus, Ireos ed altre associazioni su tutto il territorio nazionale. Nello specifico a Catania siamo stati supportati da Arcigay Catania che si è occupata di divulgare il progetto e l’opportunità di poter effettuare il test rapido salivare presso la nostra sede.

L’esperienza è stata molto interessante, hanno aderito centinaia di persone, uomini e donne di diverse età ed orientamento sessuale.

Le persone che hanno chiesto di effettuare il test hanno avuto la possibilità di affrontare e chiedere chiarimenti su argomenti che spesso si preferisce “chiedere a internet” con il frequente risultato di confondersi ulteriormente le idee…. Il colloquio vis a vis con esperti in counselling ci ha permesso di definire, in modo chiaro e semplice, dubbi e problematiche che spesso affondano le proprie radici in una non corretta informazione ed in angosce di altra natura.

Ma soprattutto abbiamo potuto effettuare i test salivari rapidi che, fornendo il risultato di presenza o meno di anticorpi Hiv nel nostro organismo in soli 20 minuti, eliminano uno dei più frequenti motivi di non esecuzione del test: l’angoscia dell’attesa del risultato.

In Italia è stato accertato che il 25% delle persone che effettua il test presso le strutture pubbliche (ospedale, ambulatorio, ecc) non ritira il referto. Una percentuale molto alta, troppo alta!

Un ulteriore elemento di apprezzamento del test salivare è stato il non dover usare aghi per effettuare il test, che in tanti casi inibisce l’esecuzione del test tradizionale basato sul prelievo di sangue.

Il progetto ha visto coinvolti un operatore LILA ed un medico, ambedue volontari di LILA Catania, i volontari dell’Arcigay e le tante persone che hanno scelto di fare il test rapido.

Fare il test in sede Lila è stato apprezzato da tutti i partecipanti così come il rispetto assoluto dell’anonimato, i colloqui di counselling pre e post test e la disponibilità di un luogo “amico” dove poter approfondire tematiche specifiche e avere informazioni e risposte corrette, concrete e reali.

Cosa dire? e’ stata una esperienza estremamente positiva che ci ha permesso di trasformare la teoria in pratica e di integrare il rapporto telefonico (il servizio di help line che è fornito da Lila da oltre 20 anni) con l’incontro concreto con le tante persone che hanno scelto questa opportunità.

I risultati finali del progetto nazionale saranno pubblicati dopo l’elaborazione dei questionari compilati nel corso dei test effettuati e dovrebbero essere pronti per ottobre e saranno pubblicati on line sui siti www.lila.it e www.lilacatania.it

Terminata questa piccola ma avvincente avventura ci auguriamo che si possa continuare ad offrire il test rapido in sede grazie ad altri progetti che ci consentano di coprire le spese necessarie per la loro realizzazione.

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Il diritto alle cure degli stranieri irregolari: una questione politica e culturale

21 Luglio 2013 by Lila Catania Leave a Comment

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Alessandra Fasano, Nadia Mignolli, Aldo Rosano e Amedeo Spagnolo

Il diritto di cittadinanza, il diritto di voto e il diritto alle cure sono intimamente connessi. In Europa, circa la metà dei 27 Stati membri riconosce a tutti o a una parte degli stranieri il diritto di voto nelle elezioni locali. Da questa lista sono purtroppo esclusi i Paesi in cui la presenza di immigrati è più numerosa, come Francia, Germania e Italia.


In Europa, negli ultimi anni il consenso di partiti politici con istanze xenofobe è cresciuto[1], in coincidenza con un periodo storico caratterizzato dalla crisi economica e dalla mondializzazione dell’economia. La xenofobia, infatti, aumenta quando un´identità si sente fragile di fronte a minacce non immediatamente riconoscibili. La popolarità delle organizzazioni nazionaliste, che alimentano il risentimento nei confronti delle minoranze[2], è chiaramente espressa dai risultati delle elezioni del 2009 in diversi Paesi europei, in cui i partiti con programmi più o meno apertamente xenofobi hanno ottenuto oltre il 10% dei voti in Italia, nei Paesi Bassi, in Belgio, in Danimarca, in Ungheria, in Austria e in Bulgaria, mentre le percentuali di voto hanno oscillato dal 5 al 10% in Finlandia, in Romania, in Grecia, in Francia, nel Regno Unito e in Slovacchia, con una tendenza in decisa crescita. La crescente rappresentanza di correnti politiche xenofobe nelle sedi parlamentari diventa sempre più in grado di condizionare l’orientamento normativo su questioni sociali dibattute, tra le quali anche l’accesso alla prestazione di cura da parte degli stranieri irregolarmente presenti sul territorio.

Le cure d’emergenza sono garantite agli stranieri irregolarmente presenti in tutti gli Stati membri dell’Unione Europea (UE), mentre non esiste una garanzia stabilita a livello della UE per la loro assistenza sociale e medica. La Carta Sociale Europea, che tutela i diritti sociali nei paesi membri del consiglio d’Europa, prevede che i diritti ivi enunciati si estendono agli stranieri «solo nella misura in cui si tratta di cittadini di altre Parti che risiedono legalmente o lavorano regolarmente sul territorio della Parte interessata». La tutela della salute degli stranieri irregolarmente presenti è disciplinata essenzialmente a livello nazionale, con un’ampia variabilità tra i  Paesi. Quali sono gli elementi che influenzano il livello di tale tutela? Esiste una correlazione tra gli atteggiamenti culturali e politici nei confronti della presenza straniera e il livello di accesso alle cure sanitarie nei paesi dell’UE?  Un recente studio[3] che ha riguardato 10 Paesi della Unione Europea (Austria, Belgio, Francia, Germania, Grecia, Ungheria, Italia, Polonia, Spagna e Svezia) ha analizzato la relazione tra il consenso elettorale dei partiti xenofobi e le norme che regolano l’accesso ai servizi sanitari degli stranieri irregolarmente presenti (accesso alle cure primarie e ospedaliere; farmaci, cure per i bambini, cure psichiatriche, assistenza prenatale e post-natale). Nello studio le informazioni sull’accesso alle cure sono desunte da report delle UE e dell’OCSE[4,5], mentre gli atteggiamenti culturali e politici in materia di immigrazione sono stati misurati attraverso il peso dei partiti xenofobi[6] considerando la percentuale di voti alle ultime elezioni generali.

Lo studio ha rilevato come sia minore l’accesso alle cure da parte degli immigrati irregolarmente presenti dove è maggiore il consenso ai partiti xenofobi. Il consenso elettorale ai partiti xenofobi è elevato in Austria, Belgio e Ungheria, mentre in Spagna e in Grecia la xenofobia praticamente non era presente nell’agenda politica almeno fino al 2010, anno di riferimento dello studio. Ungheria e Austria hanno il livello più basso di accesso alle cure, con limitazioni presenti in tutti gli ambiti di cura considerati. La situazione è simile in Svezia, dove è consentita solamente l’assistenza sanitaria gratuita per i bambini stranieri richiedenti asilo nel caso la domanda sia respinta. In Svezia e in Austria gli stranieri irregolari devono sostenere interamente anche i costi per le cure di emergenza[7]. Tra i paesi investigati, Spagna, Italia, Francia e Belgio erano quelli  con il livello più alto di accesso alle cure sanitarie per gli stranieri irregolarmente presenti.

Come è noto, l’aggravarsi della crisi economica ho modificato lo scenario. In Grecia, in cui i partiti xenofobi non hanno mai avuto alcun consenso significativo, il partito Alba Dorata, di chiara ispirazione neonazista, ha raggiunto alle ultime elezioni del 2012 il 7% dei consensi elettorali, guadagnandosi una nutrita rappresentanza parlamentare. Sul versante dell’accesso ai servizi sanitari la Grecia ha visto con la crisi un generale peggioramento, cha ha colpito in particolare le popolazioni più vulnerabili (vedi post)[8]. Anche in Spagna la crisi economica ha avuto un evidente riflesso nelle politiche di welfare rivolte agli stranieri: dal 1 Settembre del 2012, ovvero dal momento di entrata in vigore del Regio Decreto Legge n. 16 del 17 Maggio 2012, la tessera sanitaria concessa agli stranieri senza documenti non è più valida; pertanto l’assistenza sanitaria gratuita verrà garantita solo a coloro che sono in possesso di una tessera sanitaria europea o nazionale se lo straniero è regolarmente presente sul territorio. Si tratta di una netta restrizione rispetto alla situazione precedente, in cui di fatto agli stranieri irregolarmente presenti bastava registrarsi nei municipi di residenza per avere un’ampia copertura sanitaria (vedi post)[9].

L’assistenza sanitaria, tuttavia, non dipende solo dalla normativa vigente, in quanto l’accesso effettivo alle cure può essere ostacolato anche da altri fattori, quali l’inefficienza dei servizi, l’errata interpretazione della legge, la mancanza di servizi sanitari adeguati, nonché la discriminazione. Come l’accesso alle cure possa essere ostacolato da campagne politiche fuorvianti e da una cattiva interpretazione della norme è testimoniato da quanto è accaduto nel nostro Paese con l’adozione da parte del governo di centro-destra del cosiddetto “Pacchetto sicurezza”. Tale disposizione normativa, contenuta nella Legge n. 94 del 15 Luglio 2009, con l’intento dichiarato di contrastare la criminalità, ha introdotto in Italia il reato di immigrazione clandestina. È emerso così il fondato timore che un immigrato irregolarmente presente potesse andare incontro ad arresto immediato se si fosse presentato in un ospedale per chiedere cure che fino al giorno prima gli erano garantite; timore confermato da alcuni dati come la riduzione degli accessi in ospedale di bambini di età inferiore a 3 anni nati da stranieri irregolari[10,11].

La norma è stata oggetto di forti critiche da parte dell’opinione pubblica. Nelle sue prime formulazioni erano presenti emendamenti che miravano all’abrogazione del divieto di segnalazione previsto per il personale sanitario dall’ art. 35 del Testo Unico (D.Lgs 286/1998), che furono stralciati solo dopo mesi di proteste, creando comunque un clima di pesante diffidenza[12]. Sono seguiti poi specifici provvedimenti regionali – emanati da ben sedici Regioni e da 1 Provincia autonoma – che hanno  ribadito il divieto di segnalazione nei luoghi di cura. La Corte di giustizia europea, con la sentenza del 28 Aprile 2011, ha poi censurato l’introduzione del reato di clandestinità nel nostro Paese, chiedendone la disapplicazione.

Il diritto di cittadinanza, il diritto di voto e il diritto alle cure sono dunque intimamente connessi. In Europa, circa la metà dei 27 Stati membri riconosce a tutti o a una parte degli stranieri il diritto di voto nelle elezioni locali; da questa lista sono purtroppo esclusi i Paesi in cui la presenza di immigrati è più numerosa, come Francia, Germania e Italia. In Francia e in Germania le popolazioni di stranieri insediate da lunga data sono state bersaglio di atti intimidatori da parte di estremisti di destra, generando forti ripercussioni a livello politico che, ad esempio, nella realtà tedesca si sono tradotte in un aumento dei voti dei simpatizzanti dei partiti xenofobi, senza ovviamente perdere quelli degli stranieri (che non hanno appunto il diritto di votare).

Anche se l’esclusione degli stranieri dal diritto di voto non è stata concepita per realizzare una forma di esclusione sociale, è plausibile sostenere che ha avuto l’effetto di alimentare sentimenti xenofobi e forme di ghettizzazione. A tale riguardo, Amartya Sen[13] afferma che la causa degli episodi di xenofobia risiede anche nella politica di esclusione dal diritto di voto. In generale, in molti Paesi europei gli stranieri presenti legalmente non godono dei diritti politici, poiché spesso legati all’acquisizione della cittadinanza, permanendo in tal modo in una condizione di esclusione dalla partecipazione attiva, che rende il processo di integrazione sociale molto più complesso. Il Regno Unito, di contro, malgrado durante la fase di immigrazione su larga scala fossero diffusi forti sentimenti ostili verso gli stranieri, si distingue per una situazione differente. In questo Paese, infatti, il diritto di voto è determinato anche dal possesso della cittadinanza di uno degli Stati del Commonwealth; questo caratterizza la maggior parte degli stranieri, dandogli l’opportunità di partecipare alle scelte politiche e di acquisire importanza sia in termini di ricerca dei loro voti, sia di interesse verso le loro richieste, elementi che costituiscono di fatto un freno a eventuali derive politiche razziste.

Dal punto di vista della salute pubblica e da quello etico, l’accesso alle cure, non solo quelle urgenti, dovrebbe essere garantito anche agli stranieri con status giuridico irregolare. I paesi dell’UE devono farsi promotori di  iniziative e buone pratiche per affrontare le tendenze xenofobe e per impedire la crescita di sentimenti razzisti, anche attraverso lo sviluppo di una cooperazione europea in materia di politiche dell’immigrazione.

Il recente discorso della neoeletta presidente della Camera dei deputati – onorevole Laura Boldrini – fa sperare che il nostro Paese possa essere “un ponte tra diverse culture”, magari mettendosi in prima fila in Europa nella battaglia contro la xenofobia. Attualmente, la rappresentanza politica degli immigrati è di carattere prettamente consultivo e non si permette un’adeguata presenza di quei soggetti che collaborano in maniera significativa alla ricchezze economica e culturale del nostro Paese. Diventa, pertanto, prioritario trovare una modalità per permettere il loro inserimento nel circuito decisionale e un primo passo importante in tal senso può essere rappresentato dall’estensione del diritto di voto a tutti gli stranieri, che favorirebbe – come affermava Amartya Sen – l’esigibilità di diritti essenziali, come quello della cura. La necessità di procedere alla revisione costituzionale per estendere il suffragio è una strada sicuramente percorribile. Tale decisione è in realtà una scelta politica, prima che culturale[14].

Alessandra Fasano e Nadia Mignolli – Istituto Nazionale di Statistica, Roma.  Aldo Rosano e Amedeo Spagnolo –  Ex Istituto per gli Affari Sociali – ISFOL, Roma

 

Bibliografia

  1. Directorate of Social and Economic Affairs. Tackling racism and xenophobia: practical action at the local level. Strasbourg: Council of Europe Press, 1994.
  2. Minority Rights Group International (MRGI). State of the World’s Minorities and Indigenous Peoples 2011. UK: Ishbel Matheson, 2011.
  3. Aldo Rosano e Amedeo Spagnolo. Access to health services of undocumented migrants and xenophobic attitudes in EU countries. 4th Conference on Migrant and Ethnic Minority Health in Europe, 21-23 June 2012, Milan.
  4. European Union Agency for Fundamental Rights (FRA). Migrants in an irregular situation: access to healthcare in 10 European Union Member States. Luxembourg: Office of the European Union, 2011.
  5. Organization for Economic Co-operation and Development (OECD). Report by the Global Commission on International Migration in “Access to healthcare for undocumented migrants in Europe”. Brussels: PICUM, 2007.
  6. Quaderni dell’Ufficio Pastorale Migranti. Discriminazione e razzismo. Torino: n. 10, 2010
  7. Chauvin P, Parizot I, Simmonot N. Access to healthcare for undocumented migrants in 11 european countries, Médecins du monde European. Observatory on access to healthcare 2008, Survey Report, September 2009.
  8. Kentikelenis A, Karanikolos M, Papanicolas I, Basu S, McKee M, Stuckler D. Health effects of financial crisis: omens of a Greek tragedy. Lancet 2011;378(9801):1457-8.
  9. Caldes MJ. Controriforma sanitaria in Spagna. Nel mirino anche gli immigrati. Saluteinternazionale.info, 04.10.2012
  10. De Curtis M, Moscarini M. Concerns in Italy over mother–child health care after security plan. Lancet 2008.
  11. Spagnolo A, Rosano A. The health care for undocumented migrants in Italy after the “security plan”, 3rd Conference on Migrant and Ethnic Minority Health in Europe, Pécs25-27, May 2010
  12. Società Italiana di Medicina delle Migrazioni. Dossier emendamento sicurezza 2008 – 2009.
  13. Sen A. Social exclusion: concept, application, and scrutiny. Manila: Asian Development Bank, 2000.
  14. Mezzanotte M. Il diritto di voto degli immigrati a livello locale, ovvero la necessità di introdurre una expansive citizenship [PDF: 267 Kb]. Forum di Quaderni Costituzionali, 2012.
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Sei sieropositivo, quindi non idoneo al lavoro. Ma il tribunale non è d’accordo.

18 Luglio 2013 by Lila Catania Leave a Comment

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È successo a Catania.

Un operatore sanitario si è visto rifiutare, dopo aver vinto un concorso, l’idoneità al servizio perché risultato sieropositivo al test dell’hiv e questo è bastato per fare aggiungere a penna il “non” davanti a idoneo. Un caso di discriminazione e di un diritto negato,  di quello che dovrebbe essere  il diritto principe di ogni persona, il lavoro.

Una sentenza del Tribunale gli ha però dato ragione e il posto di lavoro ottenuto tramite pubblico concorso presso l’ASP  di Catania gli spetta di diritto . 

Proprio per meglio illustrare questa sentenza LILA Catania ha organizzato una conferenza stampa presso la nostra sede di via Finocchiaro Aprile, 160 dove i legali del giovane hanno esposto la vicenda  e allora vado, perché voglio saperne di più e voglio scrivere anche io un  pezzo sull’accaduto.

La sala in breve si riempie e gli avvocati iniziano a parlare spiegando come grazie ad un’ordinanza provvisoria cautelare urgente la persona in questione viene riemmesso al suo posto di lavoro. Ordinanza d’urgenza che però, a dispetto del nome, si trascina per oltre un anno lasciando di fatto una persona senza  stipendio e costretta a lasciarsi aiutare economicamente dai suoi, sostenendo tra l’altro le spese del processo.

“È un atto discriminatorio che non ha alcuna base, godendo il giovane di ottima salute,  discriminazione ancora più grave”, dice l’avvocato Giorgianni, “di quella effettuata dal singolo perché questa volta è lo Stato che discrimina quando, al contrario, dovrebbe tutelare i diritti delle persone in genere”.

Il prof. Luciano Nigro, presidente di Lila Catania,  sottolinea quanto oggi le cose dovrebbero essere diverse nei rapporti  con le persone sieropositive rispetto al passato, di quanto sia difficile trasmettere l’hiv e di come le nuove conoscenze scientifiche ci dicono che una persona con hiv, in terapia e a carica virale azzerata riduca quasi allo zero il rischio di contagio.

Queste cose magari può non conoscerle il semplice cittadino, ma ci si aspetta di sì da parte di funzionari dello Stato, addirittura da un medico in questo caso.

Mentre continuano nella conferenza, li ascolto  barcamenandomi tra articoli di leggi e  successive revisioni che lì si citano, prendo nota per non dimenticare nulla e scrivere il mio pezzo ma so già che mi perderò poi tra un mare di appunti  sparsi e disordinati e già a malincuore vi rinuncio.

Quando ecco all’improvviso che il presidente della LILA di Catania chiede ai giornalisti presenti di non usare da quel momento in poi le macchine fotografiche. Si capisce immediatamente cosa accadrà a breve e  infatti subito dopo arriva lui, la persona che tutte quelle leggi, articoli, revisioni e comma citati li ha subiti. È lì davanti a noi e sorride un po’ impacciato, di certo non abituato a delle conferenze stampa (neanche io in realtà)

Noi sieropositivi sappiamo bene cosa significhi venire discriminati. Si è “abituati” a veder scivolare silenziosamente il proprio nome in fondo ad una lista di prenotazioni mediche perché “per sicurezza” (ma di chi?) è meglio che nessun altro venga visitato successivamente”; un sieropositivo sa che è meglio non dire nulla del proprio stato sierologico sul posto di lavoro, non vuole certo avere problemi per la condivisione degli spazi comuni con i colleghi. Un sieropositivo non protesta quasi mai se qualcuno per il suo stato gli riserva un comportamento inadeguato. Non si sa tanto bene perché poi se ne stia sempre zitto,  un po’ certo perché non vuole che il fatto si diffonda, ma un po’ forse perché pensa che gli spetti  il pacchetto tutto compreso: infezione, virus, terapia e stigma. Lo dice anche il presidente Nigro durante la conferenza: il sieropositivo subisce due discriminazione, quella degli altri e la propria. Come dargli torto?

E allora mi incuriosisce questo giovane uomo che non si è piegato né all’una né all’altra e grazie a lui che  posso scrivere anche io il mio pezzo sul caso, scrivo di un sorriso timidamente felice ma soprattutto scrivo dei suoi occhi incredibilmente carichi di quella consapevolezza di aver vinto sì, ma non solo contro il suo datore di lavoro,  prima di tutto lui ha vinto contro le sue paure e quelle degli altri. E’ orgoglioso di ciò e ne ha pienamente diritto.

L’avvocato  Valentina Riolo, con la tipica sensibilità tutta femminile, ricorda quanto questo non sia stato solo un caso legale ma anche dai risvolti umani,  sociali e psicologici.

L’avvocato  Michele Giorgianni, un attimo in difficoltà nel trovare  un termine adeguato tra malato di hiv, e portatore sano di hiv (non sa come si dice e d’altronde perché dovrebbe saperlo visto che mai nessuno ne parla?) ricordando che più volte è stato scritto che questo caso creerà un precedente in giurisprudenza, ci tiene a dire che si augura che non capitino più di questi episodi.  Il prof. Nigro sa bene invece che ce ne saranno ancora degli altri e che purtroppo, così come è accaduto già in passato, non verranno denunciati perché si ha paura per la propria privacy.

In merito a questo punto il mio parere  è invece che questo non sia solo un precedente giudiziario ma mi auguro che sia soprattutto un precedente tra le persone che vivono con l’hiv (si dice così in realtà), perché si ricordino che non è detto che si debba sempre accettare di vedere  il proprio nome scivolare silenziosamente in fondo ad un foglio prima di eseguire qualsiasi tipo di indagine medica, mi auguro che, ricordandosi anche di questo caso, comincino finalmente a prendere consapevolezza che ai torti e alle ingiustizie si può reagire e a volte si deve, che inizino a denunciare i gravi ma anche i meno gravi episodi di discriminazione perché anche questo serve alla lotta per abbattere lo stigma e quindi alla lotta contro l’AIDS.

Mary
volontaria di Lila Catania

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A different level party #1

15 Luglio 2013 by Lila Catania Leave a Comment

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A different level parti #1

Venerdì 19 luglio 2013 ore 19.00

Exhibitions
Acoustic concert
Dj set

Ingresso 5 €
(a sostegno delle attività della Lila Catania)

Presso B&B Tutti a casa
V. Marco Polo, 7
San Gregorio

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Conferenza Stampa Lila Catania sul caso del giovane vincitore di concorso Asp che non viene assunto perchè sieropositivo

15 Luglio 2013 by Lila Catania Leave a Comment

conferenza-stampa-lila-catania

Lunedì 15 luglio 2013 ore 16.00
Conferenza Stampa

Lila Catania
Via Finocchiaro Aprile, 160 – 95129 – Catania
(ang. via Gabriello Carnazza)
Tel. 095 551017 lilacatania@alice.it

“Giovane vincitore di concorso Asp ma non viene assunto perchè sieropositivo”

Sentenza del tribunale del lavoro – l’Asp integrerà un ragazzo vincitore di concorso che è stato precedentemente dichiarato inidoneo al lavoro perché sieropositivo. Saranno presenti i legali del giovane.

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Note dallo Zimbabwe 2013-6

15 Luglio 2013 by Lila Catania Leave a Comment

“Operazione cuore” (http://rp2012.caritas.rimini.it/index.php?link=operazione-cuore ).

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Tornato a casa a Rimini dopo nuovi 15 giorni di duro lavoro ad All Souls per “Operazione cuore”, sono Flavio Bologna, medico cardiologo all’Ospedale di Rimini.

 

Il programma ha avuto inizio tanti anni fa per iniziativa del dott. Antonio (Tonino) Pesaresi, fratello della dottoressa Marilena Pesaresi ed anch’egli cardiologo a Rimini. Tonino ora è in pensione, ma ancora molto attivo nel campo sanitario, sia in Italia sia in Zimbabwe.

In occasione dei viaggi effettuati ad All Souls sono stati selezionati molti bambini e ragazzi con cardiopatie congenite, ma non solo, che sono poi stati operati in Italia.

 

Da anni vengo a visitare pazienti ad All Souls, ultimamente anche 2-3 volte l’anno, e l’ambiente mi è ormai così familiare che il lungo viaggio dall’Italia è diventato quasi un ritorno a casa.

 

L’ambulatorio è sempre lo stesso. Lo avrete certamente visto nella bella fotografia dell’infermiera che ci aiuta, Sister Dube, seduta alla scrivania in atteggiamento sognante, nella bella nota (… guardu u celu e ci trasu cu cori?)di Alessia, la nostra Dottoressa-Studentessa-Siciliana che, insieme a Chiara, la sua collega “anziana”, ha di recente terminato – o temporaneamente interrotto…? – una lunga esperienza in missione al seguito di Luciano Nigro (The Professor). Alessia, aspettiamo la traduzione.

 

Tante visite ed altrettanti pazienti di tutte le età, anche se il nostro obiettivo principale e quello di selezionare bambini o adolescenti, di un’età comunque inferiore ai 18 anni. Questo prevede il programma della Regione Emilia Romagna a favore di pazienti provenienti da paesi in via di sviluppo. Gli interventi sono eseguiti presso la Cardiochirurgia di Bologna.

 

Possiamo operare fino a 20 pazienti in un anno, numero quindi di tutto rispetto che ci ha permesso di guarire bambini e ragazzi, ma la vita in Africa è violenta, e la professione di medico non si sottrae a questa regola. Le risorse non sono infinite e tante sono le tragiche scelte che dobbiamo fare ogni giorno.

 

La nostra lista di pazienti da operare “urgentemente” è lunga e molti di loro non ce la faranno.

 

E i pazienti più “anziani”?

 

Un ragazzo di 19 anni con una gravissima insufficienza mitralica reumatica, che, in ritardo con gli anni scolastici, cerca a fatica ancora di recuperare, è troppo vecchio per essere operato? Ed una donna di 28 anni con un’avanzata stenosi mitralica? Può ancora avere qualche speranza, questa giovane mamma, di veder crescere i suoi due figli?

 

Siamo riusciti a far operare questi due pazienti a Kartoum. La collaborazione con Emergency è iniziata. Un nuovo fronte si è aperto.

 

Speriamo di avere la forza e continuare a dare speranza.

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Note dallo Zimbabwe 2013-5

24 Giugno 2013 by Lila Catania Leave a Comment

Domenica 23 giugno. Cena con sorpresa a “Casa Mariele”.

luciano

Stasera cena con sorpresa a “Casa Mariele”: le bambine ed i bambini hanno ricevuto i libri di testo. Normalmente, i bambini non hanno libri a casa, ma studiano in classe sulle uniche copie disponibili. Ogni anno abbiamo fornito “Casa Mariele” con almeno una copia di ogni libro di testo in maniera che le bambine ed i bambini potessero studiare anche a casa, da soli. Quest’anno, grazie ad un gruppo di amici della LILA , il “Bellogruppo” che da alcuni anni devolve una donazione per “Casa Mariele”, siamo riusciti a dare ad ogni bambino tutti i libri di testo.

Come ogni domenica, insieme ad alcune “mamme” di “Casa Mariele” ed a quattro amici ho cenato all’orfanatrofio; l’intento è quello di fare sentire i bambini ospitati parte di una grande famiglia. La cena inizia alle 19.30 ed il menù della domenica sera prevede: ”sadza” (polenta di mais), pollo e vegetables. Gli ospiti in genere portano un dolce e delle bevande (ovviamente anche coca cola).

Dopo cena, come nelle migliori famiglie, si gioca insieme; in genere si inventano giochi a squadra, soprattutto giochi sulle parole, un modo per imparare noi lo “shona” (la lingua locale) e loro l’inglese, a volte giochi tradizionali con il pallone, con le carte.

A fine serata si affrontano e si esaminano le richieste dei bambini; stasera abbiamo discusso la fattibilità (principalmente in termini economici) di partecipare alla gita scolastica che si farà il prossimo Agosto. La gita, di due giorni, prevede un a giornata da trascorrere nella capitale (Harare) ed una giornata in un parco con animali. La gita è abbastanza bella ma il costo è di 50 USD a bambino ed i bambini sono 7 (la gita è rivolta ai bambini da 9 a 13 anni). Abbiamo deciso che i bambini andranno alla gita, per cui si dovranno trovare 350 USD.

La serata è finita con la consegna dei libri. Ore 21.30, tutti a dormine, domani si riprende: scuola, orfanatrofio, ospedale.

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Note dallo Zimbabwe 2013-4

19 Giugno 2013 by Lila Catania Leave a Comment

Fine settimana “on call”. Luciano

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Venerdì. Questo fine settimana sono “on call”. Il turno comincia già alle otto del mattino, in quanto gli altri due medici sono assenti dal lavoro (dr. Madziwa per recupero del precedente “on call”, dr. Masyie perché in ferie) e la dottoressa Pesaresi, la Medical Superintendent, come ogni fine settimana è andata ad Harare per risolvere noie burocratiche/amministrative.

Ore 8.00, meeting organizzativo con la “matron” (responsabile degli infermieri) e le “sister in charge” (capo sala); dalle 9.00 alle 12.00 round: “male ward” (reparto uomini) 10 pazienti, “female ward” (reparto donne) 16 pazienti, “postnatal ward” (reparto neonatologia) 9 neonati, “pediatric ward” 11 bambini, “tb ward” (reparto isolamento tubercolosi) due pazienti.

Dalle 12.00 alle 13.30, “OI clinic” (ambulatorio HIV/Infezioni opportunistiche) 29 pazienti; dalle 14.30 alle 17.30, “OPD clinic” (ambulatorio per gli esterni) 46 pazienti. Ovviamente non lavoro da solo, sono assistito dalle “sister in charge”, dagli infermieri e da Alessia, giovane dottoressa, aspirante infettivologa e socia della LILA, che da gennaio è qui in Zimbabwe.

Fra le persone osservate in ambulatorio, una giovane donna con un’occlusione intestinale (dov’è la chirurgia?), inviata d’urgenza con l’ambulanza alla chirurgia del più vicino ospedale centrale, due donne affette da carcinoma, una epatico e l’altra ovarico, ambedue già precedentemente diagnosticati ed in stato avanzato, (le ricoveriamo e con Alessia ci trasformiamo in esperti di medicina palliativa), un paziente affetto da infarto del miocardio (ECG d’urgenza) (cardiologia dove sei?), ammesso in reparto (in Zimbabwe non esiste emodinamica e cardiochirurgia nemmeno nel settore sanità privato). Al Luisa Guidotti abbiamo la possibilità di contattare dei cardiologi di Rimini e di Bologna, che per quanto lontani ci aiutano a seguire i pazienti cardiologici (i farmaci vengono comprati dai donatori italiani).

Sabato. Sono le 2.00 del mattino quando vengo chiamato per l’arrivo di un vecchietto con globo vescicale. Non si riesce ad inserire il catetere, per via trans-pubica estraggo, incredibile, 1,8 litri di urina, dopodiché si riesce ad inserire il catetere. Domani si vedrà.

Ore 4.00 arriva un giovane, 25 anni, portato dal padre, che in seguito ad un litigio con la moglie, pare non l’avesse trovata a casa, ha ingerito una quantità notevole di un organo fosforico che la famiglia utilizza per innaffiare i pomodori. Per fortuna è arrivato dopo meno di mezz’ora dall’ingestione e per fortuna ha collaborato nello stimolare il vomito. Acqua e vomito: ha vomitato per due ore un liquido lattescente maleodorante e pungente. Alle 6.00 terapia e sedativo, andrà bene.

Durante la giornata di sabato, a parte l’arrivo di un ustionato (ore 13,00) (centro ustioni dove sei?), il paziente viene ammesso (qui le ustioni sono molto frequenti e le strutture sono addestrate al trattamento), giornata tranquilla.

Alle 23.00 vengo chiamato dalla ostetriche per l’arrivo di una donna che presenta un parto difficile; la donna è già in dilatazione e presenta un parto podalico; scopriamo (l’ostetrica scopre) che sono due gemelli. Con Alessia collaboriamo l’ostetrica (supportiamo direi meglio), (dov’è la ginecologia?). All’una della notte del sabato nascono i due bambini, soddisfazione. Alle 3.00 vengo chiamato nuovamente, in male ward per un paziente in shock ipovolemico, di base immuno-compromesso (AIDS) mai trattato (ho nostalgia della medicina d’urgenza); si lavora fino alle 6.00 del mattino sembra che si sia ripreso, vado a dormire.

Alle 7.00, squilla il telefono: hanno sbagliato numero. Alle 8.00 mi chiamano per invitarmi a pranzo.

Alle 9.00 nuova emergenza, una bambina in blocco intestinale, non evacua da tre giorni; la radiografia dell’addome evidenzia la presenza di materiale nell’intestino (ascaridi?); la bambina è affetta da anemia falciforme, la crisi ha scatenato la distruzione dei globuli rossi, ha febbre alta e dolore soprattutto alle gambe, è anemica. Dopo avere effettuato una trasfusione e alleviato il dolore, decido di procedere con un clistere evacuativo, sono fortunato insieme alle feci vengono fuori una quantità infinita di semi (pare abbia mangiato una quantità esagerata di guave, frutto tropicale pieno di semi). La bimba si riprende.

Ore 12.00, arriva un uomo, anti-HIV positivo già in trattamento antiretrovirale, con forte cefalea da circa 5 giorni (finalmente c’è bisogno dell’infettivologo). Meningite da cryptococco, non abbiamo i farmaci per la somministrazione endovenosa, ma il paziente non vomita, possiamo farcela.

Ore 16, giungono due malarie complicate e per fortuna gli infettivologi, una giovane ed uno anziano, sono sempre qui.

Alle 19.30, andiamo a cena all’orfanatrofio, dove ci accolgono i bambini di “Casa Mariele”: “sadza” (sorta di polenta tipica dello Zimbabwe), pollo e dolci per festeggiare il battesimo dei bambini più giovani (non scordiamo che ci troviamo in una Missione Cattolica).

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Inizia la terza e ultima notte di questo turno, sono le 22.00, un po’ di musica, un libro, il cielo stellato e la luna araba, il profumo dell’autunno, il canto degli uccelli notturni….e poi speriamo di dormire: il lunedì, come dicono qui, è di norma un “busy day”.

Brain storming: Luisa Guidotti Hospital/LILA-Catania. Chiara.

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Dal 2000 la LILA Catania sostiene il progetto Susy Costanzo presso il Luisa Guidotti Hospital di Mutoko in Zimbabwe.

Il progetto, che prevede l’acquisto dei farmaci antiretrovirali per il trattamento delle donne in gravidanza, è nato per garantire alle nuove vite una vita. Sovvenzioniamo l’acquisto dei farmaci necessari per la profilassi periparto per le donne anti-HIV positive e il trattamento con nevirapina per il neonato al fine di minimizzare i rischi di trasmissione dell’infezione legati al travaglio ed all’allattamento.

Nascere con il virus HIV in un continente in cui la vita media è di 40 anni, in un Paese in cui il reddito medio annuale è di 201 dollari americani, in un territorio in cui la sanità pubblica è a pagamento sarebbe davvero troppo.

In Zimbabwe negli ultimi dieci anni le “cose” sono un po’ cambiate.

Da circa tre anni i farmaci per la cura dell’infezione da HIV sono disponibili e gratuiti, grazie ad un programma nazionale sostenuto dal Global Fund. I soggetti sieropositivi usufruiscono, a titolo gratuito, delle visite ospedaliere per il follow-up e le problematiche correlate all’infezione da HIV.

Gli ospedali e le “cliniche” (ambulatori territoriali) possono ottenere l’approvvigionamento di farmaci recandosi presso il deposito del NatFarm (farmacia nazionale), dove vengono conservati i farmaci donati dalle ONG. Inoltre, presso la farmacia nazionale a prezzi controllati è possibile l’acquisto di molti presidi terapeutici non disponibili gratuitamente, .

Il Luisa Guidotti Hospital, fondato dalla diocesi di Rimini nel 1956 e gestito, attualmente, dalla Dott.ssa Pesaresi, riceve quantità non indifferenti di farmaci anche dalla Diocesi di Rimini. Purtroppo alcuni farmaci che arrivano dall’Italia, soprattutto per il trattamento delle patologie croniche, sono spesso formulati in associazioni non presenti in Zimbabwe e non potendo garantire la continuità terapeutica sono poco utilizzabili. Altre molecole, anche se molto utili, sono poco o per niente conosciute dal personale locale che non può che allargare le braccia quando ne riceve scatoloni interi.

Le ragioni che portano al ricovero le persone comprendono per lo più patologie legate ad “ART-defaulter” (non prendere le terapie per la cura dell’infezione HIV giornalmente), l’AIDS conclamato, le infezioni tubercolari (che presentano i più grossi problemi diagnostici e terapeutici soprattutto quando si tratta di infezioni extra-polmonari, o di recidive spesso resistenti al trattamento), la malaria e infine, diabete e sue complicanze, patologie cardiovascolari e complicanze/urgenze, traumi (fratture ma peggio ustioni), e miscellanea la cui eziologia spesso rimane sconosciuta a causa della carenza di presidi diagnostici sufficienti.

Al Luisa Guidotti, infatti, non è possibile svolgere esami di routine che vadano oltre un emocromo, il dosaggio del glucosio nel sangue, la funzionalità epatica e renale. E’ impensabile effettuare indagini microbiologiche. Al microscopio, quando è possibile acquistare coloranti e reagenti, si possono svolgere indagini su feci, urine e sangue; per la malaria sono disponibili invece dei pratici kit immuno-cromatografici.

Tra le indagini strumentali è possibile l’esecuzione di radiografie, presidio diagnostico fondamentale ma purtroppo non sempre sufficiente e di ECG.

Quando si rende necessaria l’esecuzione di Ecografie o TC bisogna indirizzare i pazienti verso l’ospedale della capitale, ma questi esami a volte sono troppo dispendiosi anche per una famiglia di ceto media-basso.

Comunque scegliere tra due farmaci piuttosto che sei, come si avrebbe la possibilità di fare in Italia, non mi lascia sorpresa, fare un esame diagnostico piuttosto che cinque ancora mi fa essere ottimista, dovere spedire il paziente ad Harare (capitale dello Zimbabwe a 200 Km da qui) perchè abbiamo finito l’Acyclovir mi tiene i piedi per terra…siamo in Africa dopotutto.

Ciò che è difficile comprendere è come sia possibile che in questo Paese non ci siano farmaci in formulazione iniettiva sufficienti a coprire la maggior parte dei trattamenti che prevedrebbero questa via di somministrazione come elettiva; come mai presidi a volte vitali non siano nemmeno contemplati.

L’albumina è necessaria negli stadi di scompenso epatico e di scompenso cardiaco refrattari ai diuretici, alcuni antibiotici necessitano di essere somministrati per via endovenosa perché questa vie è migliore in certi stadi di gravità delle infezioni o in certe condizioni del paziente (stato comatoso per esempio o scarsa collaborazione) o semplicemente alcuni farmaci hanno solo questa formulazione. Le emergenze cardio-vascolari non possono essere affrontate con farmaci da somministrare per via orale, gli squilibri idro-elettrolitici, specie nei bambini, necessitano di somministrazioni endovenose.

 

L’infezione da HIV. Il test per l’infezione da HIV oggi è disponibile e gratuito in tutti gli ospedali e le cliniche (ambulatori in cui non è presente la figura del medico); tutti i soggetti che vogliono o cui viene indicato di sottoporsi al test devono dapprima incontrare, un counsellor con il quale affrontare il tema dell’infezione, del contagio e della prevenzione (e che spesso distribuisce condom gratuitamente); le sessioni di counselling continuano dopo l’acquisizione del risultato del test. Qualora fosse positivo il soggetto viene seguito e sostenuto al fine di renderlo consapevole di cosa voglia dire avere acquisito l’infezione da HIV e, quando necessario, inizia la terapia e viene seguito per valutare e garantire l’aderenza al trattamento. In alcuni ospedali, come qui al Luisa Guidotti, l’OI clinic (cioè il dipartimento per le patologie opportunistiche) è dotato di personale specializzato per seguire i pazienti in trattamento e per organizzare anche sedute di counselling di gruppo.

 

Le donne in gravidanza vengono testate, ormai in quasi la totalità dei centri, a meno che la donna non partorisca in casa, durante i mesi di gestazione e dopo il parto. I bambini nati da madri sieropositive vengono sottoposti a profilassi per i primi 6 mesi e testati per valutare in PCR l’HIV-RNA.

 

Il problema “HIV” è stato recepito ed affrontato, spesso ci sono falle in questo meccanismo che sembra perfetto, falle costituite da irresponsabilità, da poca professionalità ma anche da ignoranza e povertà.

 

Ma l’emergenza oggi è un’altra.

Non è sufficiente dire “It’s life” quando qualcuno muore.

 

Le urgenze HIV correlate devono essere affrontate al meglio, sarebbe utile riuscire ad ottenere l’acquisto di antibiotici per via iniettiva, utile creare un fondo per gli acquisti di presidi terapeutici in grado di soddisfare le esigenze dei pazienti assistiti presso il Luisa Guidotti, utile sovvenzionare l’acquisto di reagenti per implementare le risorse diagnostiche.

 

Le emergenze infettivologiche devono ottenere la giusta risposta.

 

La LILA di Catania dovrà elaborare un nuovo progetto per valutare e soddisfare le esigenze di questa struttura ospedaliera che ormai da anni ha adottato come proprio luogo di azione aldilà dell’equatore!

 

Potremmo fare molto continuando a garantire, come fatto sinora, una migliore offerta di salute.

Perché prevenire e curare le complicanze è una riduzione del danno!!!

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Abbiamo bisogno del tuo aiuto.

 

Thank you, call again

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Filed Under: NEWS

Catania: un pride in plus

18 Giugno 2013 by Lila Catania Leave a Comment

All’interno del Catania pride 2013, vi sarà un intervento della Lila Catania, lunedì 24 giugno 2013 ore 19.00 al cortile della Cgil, interverranno Fabio Campisi e Chiara Frasca: Proteggiti, semplicemente: le malattie a trasmissione sessuale.

Inoltre dal 24 al 28 giugno sarà presente il nostro banchetto informativo al cortile della Cgil.

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Filed Under: INIZIATIVE

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