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NEWS

Progetto Pro-Access 2020. Pubblicate le vacancy e le job description

19 Gennaio 2020 by Lila Catania

Riparte il progetto “Pro-access 2010” che LILA-CT ha avuto finanziato da UNHCR.

L’obiettivo generale del progetto Pro-access  è: “Migliorare l’accesso ai servizi di salute sessuale e riproduttiva per rifugiati e richiedenti asilo che sono vittime di SGBV e M / FGM”.

Gli obiettivi specifici sono:

  • identificare le aree urbane in cui vivono i rifugiati e richiedenti asilo a Catania;
  • identificare i sopravvissuti sintomatici a SGVB;
  • diagnosticare e gestire condizioni e malattie sessuali e riproduttive;
  • supportare SGBV in difficoltà e sopravvissuti alla pratica tradizionale dannosa;
  • autorizzare i PoC a incoraggiare l’autodeterminazione nel soddisfare i loro bisogni di salute;
  • assicurare l’accesso ai servizi di assistenza sanitaria per i migranti e i rifugiati e richiedenti asilo;
  • raggiungere una maggiore sostenibilità a lungo termine dell’obiettivo del progetto;
  • promuovere il raggiungimento dei diritti civili e umani per i rifugiati e richiedenti asilo.

Gli indicatori di rendimento sono:

  1. Numero di campagne di sensibilizzazione sulla prevenzione e risposta dell’SGBV;
  2. Numero di incidenti SGBV segnalati per i quali i sopravvissuti hanno ricevuto assistenza medica nel centro di riconsegna RS o Lila (numero di casi supportati e / o accesso alla gestione medica);
  3. Numero di incidenti SGBV segnalati per i quali i sopravvissuti hanno ricevuto assistenza medica all’interno del sistema sanitario (numero di casi supportati e riferiti al sistema sanitario);
  4. Numero di incidenti SGBV segnalati per i quali i sopravvissuti ricevono consulenza psicosociale (N. di individui che hanno ricevuto consulenza psicosociale individuale);
  5. Numero di strutture RS visitate;
  6. Meccanismi di rinvio istituiti attraverso una rete creata con servizi pubblici (cliniche per l’HIV, cliniche per la pianificazione familiare, cliniche ginecologiche, cliniche per tossicodipendenti, servizi sociali del consiglio comunale, dipartimento per le malattie infettive);
  7. Numero di casi di consulenza volontaria (compresa la consulenza pre e post test;
  8. Numero di servizi di test forniti (gravidanza, HIV, altri);
  9. Numero di volontari e personale LILA formati;
  10. Numero di operatori RS formati;
  11. Numero di materiali IEC sulla salute sessuale e riproduttiva distribuiti;
  12. Numero di preservativi distribuiti.

Il progetto avrà la durata di 10 mesi e sarà svolto dal 1 febbraio al 31 novembre.

Per realizzare questo progetto LILA-CT sta reclutando un/una medico/a coordinatore, un/una assistente sociale, un/una psicologo/a, tre mediatori/trici culturali e un/una amministratore/trice.

Le persone interessate possono proporre la candidatura inviando un curriculum a LILA Catania: lilacatania@gamail.com entro le ore 20.00 del 25 gennaio 2020. 

La selezione terrà verrà effettuata previo colloquio professionale con due membri del direttivo.

 

Job description delle figure professionali:

Medico/a Coordinatore/trice –  Job Description.

Contesto e organizzazione del lavoro

Il Progetto Pro Access 2020 offre servizi per persone migranti che riguardano le istanze relative alla salute sessuale e riproduttiva e l’emersione del fenomeno della violenza sessuale e di genere, mediante l’offerta di consulenza medica generale, consulenza psicologica, test salivare per HIV e HCV e test di gravidanza.

Il Progetto prevede attività ambulatoriali a bassa soglia da svolgersi sia nella sede della LILA (Drop-in), due giorni alla settimana, uno duranteil mattino e uno al pomeriggio, sia presso strutture di associazioni che si occupano,a vario titolo, di fornire servizi alla popolazione migrante (Urban Area Centers), una volta alla settimana durante il mattino.

Il Progetto prevede, inoltre, uno specifico ambulatorio psicologico, da svolgersi una volta alla settimana durante il pomeriggio, per la presa in carico dei migranti con vulnerabilità psicologica dovuta ad eventuali violenze subite o alla diagnosi di HIV.

Un giorno alla settimana, durante la mattina, il Progetto prevede lavoro di team, da svolgere prevalentemente, ma non esclusivamente, presso la sede LILA (staff meeting, supervisione psicologica, follow-up dei casi, accompagnamenti dei migranti che ne hanno necessità presso le strutture pubbliche, attività di formazione).

Durante lo svolgimento del progetto saranno organizzati momenti formativi interni (rivolti alla equipe del progetto e ai volontari LILA),  esterni (con coinvolgimento degli operatori del servizio pubblico e del privato sociale) e divulgativi (con coinvolgimento anche della popolazione generale). Gli eventi formativi potranno essere programmati anche fuori dall’orario di lavoro

Le attività del Progetto si svolgeranno secondo le Standard Operating Procedures (SOPs), già messe in atto nelle edizioni precedenti del Progetto, e prevedono le seguenti figure professionali: 1 assistente sociale, 1 psicologo/a, 1 coordinatore/trice-medico/a, 3 mediatori/trici culturali e 1 amministratore/trice.

 Aree di attività medica:

 Consulenza medica generale:ascolto della sintomatologia riportata, raccolta dell’anamnesi, valutazione dei fattori di rischio e valutazione delle condizioni di salute; segnalazione alle strutture sanitarie presenti sul territorio (o ai medici di famiglia); possibili eventuali suggerimenti diagnostici e/o terapeutici.

  • Esecuzione dei test salivari per HCV e HIV e del test di gravidanza e dei relativi counselling:per i casi di positività è offertaproattivamente la presa in carico, la segnalazionee l’invio presso gli Ambulatori di riferimento per l’esecuzione dei test di conferma.
  • Follow up dei casi presi in carico e calendarizzazione degli appuntamenti.
  • Informativa sulle malattie sessualmente trasmissibili.

Aree di attività di coordinazione:

  •  Coordinazione e programmazione delle attività del team;
  • Monitoraggio, implementazione e verifica delle attività previste nei documenti progettuali;
  • Preparazione della reportistica richiesta dal Partner-donor;
  • Cura della comunicazione e delle relazioni con il Parter-donor;
  • Cura della comunicazione e delle relazioni con le Istituzioni pubbliche e private del territorio;
  • Cura della comunicazione e delle relazioni con il referente del Progetto di LILA Catania.

Tipo di contratto

  • Collaborazioni coordinate e continuative (alias “Co.Co.Co.” – ex art. 409 cpc e 2222 c.c.);
  • Incarichi professionali per soggetti con P.IVA.

Retribuzione e tempi di lavoro

Il contratto prevede una retribuzione lorda di 1750 Euro al mese, per un totale di 10 mesi (dal 01/02/2020 al 30/11/2020). È richiesta la presenza in tutte le attività del Progetto (tre mattinate e due pomeriggio). È richiesto, inoltre, un plus di lavoro necessario a garantire la produzione di tutta la documentazione e la reportistica richiesta dai documenti progettuali.

Requisiti specifici

  • Laurea in Medicina e Chirurgia;
  • Abilitazione all’esercizio della professione di Medico;
  • Buona conoscenza della lingua inglese scritta e parlata;
  • Esperienza professionale in ambito socio-sanitario o in organizzazioni (pubbliche o private) che si occupano di persone migranti sopravvissute a violenza sessuale e di genere e/o che vivono con HIV;
  • Buone attitudini al coordinamento di teamsinterdisciplinari;
  • Conoscenza delle strutture sanitarie del territorio di Catania;
  • Abitudine a lavorare e a risolvere problemi in contesti ad alto livello di stress;
  • Patente di guida e disponibilità all’utilizzo di mezzi propri o messi a disposizione dal Progetto (requisito preferenziale ma non vincolante);
  • Capacità di utilizzo del pacchetto Office di Windows.

Compiti e responsabilità

  • Collabora con il team nell’accoglienza dei beneficiari;
  • Collabora con il team nella compilazione della scheda d’accoglienza;
  • Concorda con il team l’iter diagnostico-terapeutico dei beneficiari;
  • Collabora con il team nella programmazione degli accompagnamenti e/o degli invii dei beneficiari presso i servizi del territorio;
  • Collabora con il team nel follow-up dei beneficiari presi in carico;
  • Illustra i metodi di prevenzione, i sintomi più comuni e le terapie necessarie;
  • Distribuisce i preservativi e il materiale informativo;
  • Compilail database per la raccolta dei dati dei beneficiari (al corretto uso del quale è rivolta una specifica attività formativa);
  • Collabora con il team nella ideazione, progettazione, pubblicizzazione e realizzazione delle attività di formazione interne ed esterne;
  • Monitora, implementa e verifica le attività previste nei documenti progettuali;
  • Cura la comunicazione e le relazioni con il Parter-donor;
  • Cura la comunicazione e le relazioni con le Istituzioni pubbliche e private del territorio;
  • Cura la comunicazione e le relazioni con il referente del Progetto di LILA Catania.
  • Monitorala corretta applicazione delle SOPs;
  • Monitorala corretta applicazionedelle procedure amministrative richieste dai donor (gestione acquisti, approvvigionamenti, stock e inventari, fatture e contabilità, etc.);
  • Prepara la reportistica interna e quella tecnico-narrativa richiesta dai donors;
  • Collabora con l’amministrazione nella preparazione della documentazione necessaria per gli audit e le visite del Partner-donor.
  • Partecipa agli eventi formativi.

Psicologo/a –  Job Description.

Contesto e organizzazione del lavoro

Il Progetto Pro Access 2020 offre servizi per persone migranti che riguardano le istanze relative alla salute sessuale e riproduttiva e l’emersione del fenomeno della violenza sessuale e di genere, mediante l’offerta di consulenza medica generale, consulenza psicologica, test salivare per HIV e HCV e test di gravidanza.

Il Progetto prevede attività ambulatoriali a bassa soglia da svolgersi sia nella sede della LILA (Drop-in), due giorni alla settimana, uno duranteil mattino e uno al pomeriggio, sia presso strutture di associazioni che si occupano,a vario titolo, di fornire servizi alla popolazione migrante (Urban Area Centers), una volta alla settimana durante il mattino.

Il Progetto prevede, inoltre, uno specifico ambulatorio psicologico, da svolgersi una volta alla settimana durante il pomeriggio, per la presa in carico dei migranti con vulnerabilità psicologica dovuta ad eventuali violenze subite o alla diagnosi di HIV.

Un giorno alla settimana, durante la mattina, il Progetto prevede lavoro di team, da svolgere prevalentemente, ma non esclusivamente, presso la sede LILA (staff meeting, supervisione psicologica, follow-up dei casi, accompagnamenti dei migranti che ne hanno necessità presso le strutture pubbliche, attività di formazione).

Durante lo svolgimento del progetto saranno organizzati momenti formativi interni (rivolti alla equipe del progetto e ai volontari LILA),  esterni (con coinvolgimento degli operatori del servizio pubblico e del privato sociale) e divulgativi (con coinvolgimento anche della popolazione generale). Gli eventi formativi potranno essere programmati anche fuori dall’orario di lavoro

Le attività del Progetto si svolgeranno secondo le Standard Operating Procedures (SOPs), già messe in atto nelle edizioni precedenti del Progetto, e prevedono le seguenti figure professionali: 1 assistente sociale, 1 psicologo/a, 1 coordinatore/trice-medico/a, 3 mediatori/trici culturali e 1 amministratore/trice.

Aree di attività psicologica:

 Colloquio di counsellingpre-test in collaborazione con il/la medico/a:il counsellingpre-test è,dal punto di vista psicologico, è finalizzato ad accertare la correlazione tra rapporti sessuali a rischio e l’esserestato vittima, durante le diverse fasi del progetto migratorio, di situazioni di violenzasessuale e di genere;in questa fase lo/a psicologo/a espone il proprio ruolo e sinteticamente accenna a possibili indicatori di disagio e malessere psico-fisico che potrebbero evocare unadomanda di consulenza psicologica.

  • Colloquio di counselling post-test in collaborazione con il/la medico/a:in caso di test positivo il colloquio è mirato a finalità supportive e alla presa in carico psicologica della persona.
  • Illustrazionedei concetti di benessere psicologico e sociale e di vulnerabilità psicofisica;
  • Presa in carico: in caso di positività ad uno dei test eseguiti oqualora dovesse emergere una situazione di violenza dichiarata o sospettata si propone proattivamenteil colloquiopsicologicoper la presa in carico da effettuarsi in corso di appuntamenti successivi.

Tipo di contratto

  • Collaborazioni coordinate e continuative (alias “Co.Co.Co.” – ex art. 409 cpc e 2222 c.c.);
  • Incarichi professionali per soggetti con P.IVA.

Retribuzione e tempi di lavoro

Il contratto prevede una retribuzione lorda di 1200 Euro al mese, per un totale di 10 mesi (dal 01/02/2020 al 30/11/2020). È richiesta la presenza in tutte le attività del Progetto (tre mattinate e due pomeriggi).

Requisiti specifici

  • Laurea in Psicologia/Scienze Psicologiche;
  • Specializzazione in Psicoterapia (percorso terminato);
  • Iscrizione all’Albo degli Psicologi;
  • Esperienza professionale in ambito socio-sanitario o in organizzazioni (pubbliche o private) che si occupano di persone migranti sopravvissute a violenza sessuale e di genere e/o che vivono con HIV;
  • Buone attitudini al lavoro di teamsinterdisciplinari;
  • Abitudine a lavorare e a risolvere problemi in contesti ad alto livello di stress;
  • Patente di guida e disponibilità all’utilizzo di mezzi propri o messi a disposizione dal Progetto (requisito preferenziale ma non vincolante);
  • Capacità di utilizzo del pacchetto Office di Windows.

Compiti e responsabilità

  • Collabora con il team nell’accoglienza dei beneficiari;
  • Collabora con il team nella compilazione della scheda d’accoglienza;
  • Collabora con il medico/a e il/la mediatore/trice nell’eseguire i cousellingper i test diagnostici previsti dal Progetto;
  • Concorda con il team l’iter diagnostico-terapeutico dei beneficiari;
  • Propone proattivamenteil colloquiopsicologico in caso di positività ad uno dei test eseguiti oqualora dovesse emergere una situazione di violenza dichiarata o sospettata;
  • Propone proattivamente la presa in carico dei beneficiari sopravvissuti a violenza sessuale e di genere e/o positivi ai test diagnostici previsti dal Progetto;
  • Gestisce, in collaborazione con il resto del team, l’ambulatorio psicologico, proponendo e valutando le forme di presa in carico più adeguate alla popolazione migrante di interesse del Progetto;
  • Compilail database per la raccolta dei dati dei beneficiari (al corretto uso del quale è rivolta una specifica attività formativa);
  • Collabora con il team nella ideazione, progettazione, pubblicizzazione e realizzazione delle attività di formazione interne ed esterne;
  • Partecipa alle attività di Outreach previste dal Progetto.
  • Partecipa agli eventi formativi

Assistente sociale –  Job Description.

Contesto e organizzazione del lavoro

Il Progetto Pro Access 2020 offre servizi per persone migranti che riguardano le istanze relative alla salute sessuale e riproduttiva e l’emersione del fenomeno della violenza sessuale e di genere, mediante l’offerta di consulenza medica generale, consulenza psicologica, test salivare per HIV e HCV e test di gravidanza.

Il Progetto prevede attività ambulatoriali a bassa soglia da svolgersi sia nella sede della LILA (Drop-in), due giorni alla settimana, uno duranteil mattino e uno al pomeriggio, sia presso strutture di associazioni che si occupano, a vario titolo, di fornire servizi alla popolazione migrante (Urban Area Centers), una volta alla settimana durante il mattino.

Il Progetto prevede, inoltre, uno specifico ambulatorio psicologico, da svolgersi una volta alla settimana durante il pomeriggio, per la presa in carico dei migranti con vulnerabilità psicologica dovuta ad eventuali violenze subite o alla diagnosi di HIV.

Un giorno alla settimana, durante la mattina, il Progetto prevede lavoro di team, da svolgere prevalentemente, ma non esclusivamente, presso la sede LILA (staff meeting, supervisione psicologica, follow-up dei casi, accompagnamenti dei migranti che ne hanno necessità presso le strutture pubbliche, attività di formazione).

Durante lo svolgimento del progetto saranno organizzati momenti formativi interni (rivolti alla equipe del progetto e ai volontari LILA),  esterni (con coinvolgimento degli operatori del servizio pubblico e del privato sociale) e divulgativi (con coinvolgimento anche della popolazione generale). Gli eventi formativi potranno essere programmati anche fuori dall’orario di lavoro.

Le attività del Progetto si svolgeranno secondo le Standard Operating Procedures (SOPs), già messe in atto nelle edizioni precedenti del Progetto, e prevedono le seguenti figure professionali: 1 assistente sociale, 1 psicologo/a, 1 coordinatore/trice-medico/a, 3 mediatori/trici culturali e 1 amministratore/trice.

 Aree di attività dell’assistente sociale:

  • Servizio filtro di primo ascolto:
  • ascolto della richiesta;
  • prima lettura del bisogno;
  • raccolta delle informazioni necessarie alla compilazione della scheda medica e psico-sociale previa firma del modulo privacy, (dati anagrafici, posizione documentale…);
  • fornitura informazioni e orientamento al sistema dei servizi.
  • Eventuale programmazione degli accompagnamenti dei beneficiari presso i servizi del territorio.
  • Attivazione e gestione di network tematici volti a garantire l’accesso ai servizi sanitari del territorio.
  • Collaborare all’organizzazione di momenti formativi.

Tipo di contratto

  • Collaborazioni coordinate e continuative (alias “Co.Co.Co.” – ex art. 409 cpc e 2222 c.c.);
  • Incarichi professionali per soggetti con P.IVA.

Retribuzione e tempi di lavoro

Il contratto prevede una retribuzione lorda di 1200 Euro al mese, per un totale di 10 mesi (dal 01/02/2020 al 30/11/2020). È richiesta la presenza in tutte le attività del Progetto eccetto che all’ambulatorio psicologico (tre mattinate e un pomeriggio).

Requisiti specifici

  • Laurea in Servizio Sociale e abilitazione all’esercizio della professione di Assistente Sociale;
  • Esperienza professionale in ambito socio-sanitario o in organizzazioni (pubbliche o private) che si occupano di persone migranti sopravvissute a violenza sessuale e di genere e/o che vivono con HIV;
  • Buone attitudini al lavoro di teamsinterdisciplinari;
  • Comprovata conoscenza del territorio di Catania e della rete locale;
  • Abitudine a lavorare e a risolvere problemi in contesti ad alto livello di stress;
  • Patente di guida e disponibilità all’utilizzo di mezzi propri o messi a disposizione dal Progetto (requisito preferenziale ma non vincolante);
  • Capacità di utilizzo del pacchetto Office di Windows.

Compiti e responsabilità

  • Collabora con il team nell’accoglienza dei beneficiari;
  • Collabora con il team nell’ascolto dei beneficiari e nella decodifica dei bisogni;
  • Collabora con il team nella compilazione della scheda d’accoglienza;
  • Concorda con il team l’iter diagnostico-terapeutico dei beneficiari;
  • Collabora con il team nella programmazione degli accompagnamenti e/o degli invii dei beneficiari presso i servizi del territorio;
  • Attiva e gestisce il rapporto con la rete dei servizi pubblici e privati presenti sul territorio;
  • Compilail database per la raccolta dei dati dei beneficiari (al corretto uso del quale è rivolta una specifica attività formativa);
  • Collabora con il team nella ideazione, progettazione, pubblicizzazione e realizzazione delle attività di formazione interne ed esterne.
  • Partecipa agli eventi formativi.

Mediatori Culturali –  Job Description.

Contesto e organizzazione del lavoro

Il Progetto Pro Access 2020 offre servizi per persone migranti che riguardano le istanze relative alla salute sessuale e riproduttiva e l’emersione del fenomeno della violenza sessuale e di genere, mediante l’offerta di consulenza medica generale, consulenza psicologica, test salivare per HIV e HCV e test di gravidanza.

Il Progetto prevede attività ambulatoriali a bassa soglia da svolgersi sia nella sede della LILA (Drop-in), due giorni alla settimana, uno duranteil mattino e uno al pomeriggio, sia presso strutture di associazioni che si occupano,a vario titolo, di fornire servizi alla popolazione migrante (Urban Area Centers), una volta alla settimana durante il mattino.

Il Progetto prevede, inoltre, uno specifico ambulatorio psicologico, da svolgersi una volta alla settimana durante il pomeriggio, per la presa in carico dei migranti con vulnerabilità psicologica dovuta ad eventuali violenze subite o alla diagnosi di HIV.

Un giorno alla settimana, durante la mattina, il Progetto prevede lavoro di team, da svolgere prevalentemente, ma non esclusivamente, presso la sede LILA (staff meeting, supervisione psicologica, follow-up dei casi, accompagnamenti dei migranti che ne hanno necessità presso le strutture pubbliche, attività di formazione).

Durante lo svolgimento del progetto saranno organizzati momenti formativi interni (rivolti alla equipe del progetto e ai volontari LILA),  esterni (con coinvolgimento degli operatori del servizio pubblico e del privato sociale) e divulgativi (con coinvolgimento anche della popolazione generale). Gli eventi formativi potranno essere programmati anche fuori dall’orario di lavoro

Le attività del Progetto si svolgeranno secondo le Standard Operating Procedures (SOPs), già messe in atto nelle edizioni precedenti del Progetto, e prevedono le seguenti figure professionali: 1 assistente sociale, 1 psicologo/a, 1 coordinatore/trice-medico/a, 3 mediatori/trici culturali e 1 amministratore/trice.

Aree di attività della mediazione culturale:

  •  Outreach per la promozionedelle attività del Progetto e dei servizi offerti.
  • Outreach per l’analisi dei rischi e dei bisogni della popolazione migrante.
  • Collaborazione con le diverse figure professionali durante gli interventi con i beneficiari.
  • Accompagnamento dei beneficiari presso le strutture sanitarie del territorio.

Tipo di contratto

  • Collaborazioni coordinate e continuative (alias “Co.Co.Co.” – ex art. 409 cpc e 2222 c.c.);
  • Incarichi professionali per soggetti con P.IVA.

Retribuzione e tempi di lavoro

Il contratto prevede una retribuzione lorda di 1000 Euro al mese, per un totale di 10 mesi (dal 01/02/2020 al 30/11/2020). A ciascun mediatore culturale è richiesta la presenza in tutte le attività del Progetto (tre mattinate e due pomeriggi).

Requisiti specifici

  • Esperienza professionale in ambito socio-sanitario o in organizzazioni (pubbliche o private) che si occupano di persone migranti sopravvissute a violenza sessuale e di genere e/o che vivono con HIV;
  • Buone attitudini al lavoro di teams interdisciplinari;
  • Abitudine a lavorare e a risolvere problemi in contesti ad alto livello di stress;
  • Conoscenza di almeno due lingue straniere (inglese, francese, arabo, urdu…) oltre all’italiano.
  • Patente di guida e disponibilità all’utilizzo di mezzi propri o messi a disposizione dal Progetto (requisito preferenziale ma non vincolante);
  • Capacità di utilizzo del pacchetto Office di Windows.

Compiti e responsabilità

  • accoglienza dei beneficiari;
  • mediazione linguistica e culturale nella compilazione della scheda d’accoglienza;
  • mediazione linguistica e culturale durante la visita medica e prima, durante e dopo l’esecuzione dei test diagnostici previsti dal Progetto;
  • concorda con il team la presentazione dell’iter diagnostico-terapeutico ed eventuali attività di educazione igienico-sanitaria;
  • accompagnamento dei pazienti che richiedono trattamento in struttura ospedaliera (SSN);
  • concorda con il team attività di orientamento socio-sanitario: creazione di percorsi individuali che mirano alla integrazione nel territorio, consulenza sulle norme e i diritti relativi alla tutela della salute o al soggiorno, collaborazione con i servizi territoriali pubblici e del privato sociale;
  • corretto utilizzo del database per la raccolta dei dati dei beneficiari (al corretto uso del quale è rivolta una specifica attività formativa);
  • collabora con il team nella ideazione, progettazione, pubblicizzazione e realizzazione delle attività di formazione interne ed esterne;
  • collabora con il/la medico/a nell’illustrarei metodi di prevenzione, i sintomi più comuni e le terapie necessarie;
  • distribuisce i preservativi e il materiale informativo;
  • è parte fondamentale delle attività di Outreach previste dal Progetto e, in collaborazione con il team, propone sopralluoghi di valutazione in altri siti di possibile intervento.
  • partecipa ai momenti formativi.

Assistente alla contabilità/Organizzatore/trice della formazione

Contesto e organizzazione del lavoro

Il Progetto Pro Access 2020 offre servizi per persone migranti che riguardano le istanze relative alla salute sessuale e riproduttiva e l’emersione del fenomeno della violenza sessuale e di genere, mediante l’offerta di consulenza medica generale, consulenza psicologica, test salivare per HIV e HCV e test di gravidanza.

Il Progetto prevede attività ambulatoriali a bassa soglia da svolgersi sia nella sede della LILA (Drop-in), due giorni alla settimana, uno duranteil mattino e uno al pomeriggio, sia presso strutture di associazioni che si occupano,a vario titolo, di fornire servizi alla popolazione migrante (Urban Area Centers), una volta alla settimana durante il mattino.

Il Progetto prevede, inoltre, uno specifico ambulatorio psicologico, da svolgersi una volta alla settimana durante il pomeriggio, per la presa in carico dei migranti con vulnerabilità psicologica dovuta ad eventuali violenze subite o alla diagnosi di HIV.

Un giorno alla settimana, durante la mattina, il Progetto prevede lavoro di team, da svolgere prevalentemente, ma non esclusivamente, presso la sede LILA (staff meeting, supervisione psicologica, follow-up dei casi, accompagnamenti dei migranti che ne hanno necessità presso le strutture pubbliche, attività di formazione).

Durante lo svolgimento del progetto saranno organizzati momenti formativi interni (rivolti alla equipe del progetto e ai volontari LILA),  esterni (con coinvolgimento degli operatori del servizio pubblico e del privato sociale) e divulgativi (con coinvolgimento anche della popolazione generale). Gli eventi formativi potranno essere programmati anche fuori dall’orario di lavoro

Le attività del Progetto si svolgeranno secondo le Standard Operating Procedures (SOPs), già messe in atto nelle edizioni precedenti del Progetto, e prevedono le seguenti figure professionali: 1 assistente sociale, 1 psicologo/a, 1 coordinatore/trice-medico/a, 3 mediatori/trici culturali e 1 amministratore/trice.

Aree di attività amministrativa:

 Gestione delle procedure HR;

  • Gestione di tutte le procedure finanziari previste dal Progetto;
  • Gestione di tutte le procedure amministrative previste dal Progetto;
  • Preparazione della reportistica finanziaria richiesta dal Partner-donor.

Il contratto prevede una retribuzione lorda di 1200 Euro al mese, per un totale di 10 mesi (dal 01/02/2020 al 30/11/2020).

Requisiti specifici

  • Diploma di Ragioneria o Perito Aziendale o Laurea in discipline economiche, politiche e internazionali;
  • Esperienza nel ruolo, maturata in contesti organizzativi profit o non profit;
  • Esperienza in tenuta della prima nota di cassa;
  • Esperienza nella gestione delle entrate e dei pagamenti;
  • Esperienza nella riconciliazione dei conti bancari e di cassa.
  • Buone attitudini al lavoro di teamsinterdisciplinari;
  • Abitudine a lavorare e a risolvere problemi in contesti ad alto livello di stress;
  • Patente di guida e disponibilità all’utilizzo di mezzi propri o messi a disposizione dal Progetto (requisito preferenziale ma non vincolante);
  • Capacità di utilizzo del pacchetto Office di Windows.

Compiti e responsabilità

  • Collabora con il team nella ideazione, progettazione, pubblicizzazione e realizzazione delle attività di formazione interne ed esterne;
  • Collabora una corretta manutenzione dei documenti amministrativi e contabili del Progetto, anche quella richiesta dai revisori o da eventuali donatori istituzionali;
  • Collabora una corretta gestione del denaro in cassa, dei conti correnti bancari e della relativa riconciliazione su base mensile;
  • Collabora una corretta gestione amministrativa dello staff (salari, contratti, ferie, permessi…);
  • Collabora alla preparare la reportistica finanziaria periodica (cash flow, file di rendicontazione…);
  • Collaborare con il Coordinatore del Progetto al monitoraggio del budget annuale del Progetto;
  • Collabora con il Coordinatore del Progetto durante gli audit e le visite del Partner-donor;
  • Collabora alla applicazione corretta delle procedure amministrative richieste dai donor (gestione acquisti, approvvigionamenti, stock e inventari, fatture e contabilità, etc.).
  • Partecipa agli eventi formativi
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Biglietti vincenti Lila Batte 2019

12 Dicembre 2019 by Lila Catania

Domenica 1 dicembre, durante l’asta di raccolta fondi di Lila Catania, si è svolta l’estrazione dei biglietti vincenti della lotteria legata a Lila Batte 2019.

I primi tre premi sono stati gentilmente offerti dalla COOP.

1^   estratto n.  0223 (Televisore 32″)

2^   estratto n. 2479 (Bicicletta)

3^   estratto  n. 0215 (Cesto prodotti bio)

4^   estratto n. 0093 (Guanti moto Tucano offerti da Attilio Tolace)

5^   estratto n. 0205 (Tovaglietta Batik Zimbabwe)

6^   estratto n. 0746 (Zaino offerto da Proposte Ufficio, CT)

7^  estratto n. 1356 ( Papillon sartoriale in seta)

8^  estratto n. 0334 (Opera a tempera su tela dell’artista Manduba – Angola)

9^  estratto n. 2324 (due tovagliette in fibra naturali e plastica riciclata intrecciate – Angola)

10^ estratto n. 0082 (Pochette in organza offerta da Marina Ravelli)

11^ estratto n. 0749 (Coppia tovagliette  – Batik Zimbabwe)

12^ estratto n. 1359 (Batik con elefante – Zimbabwe)

 

 

                                                                                                                                                                                                                                      

 

 

 

 

 

 

 

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Avviso: nuovi orari per la Help Line di Lila Catania

14 Marzo 2019 by Lila Catania

Lila Catania avvisa che il servizio di Help Line  a partire da lunedì 18 marzo 2019 seguirà il seguente calendario settimanale: 

 

Lunedì dalle 17.00 alle 19.00

martedì dalle 10.00 alle 12.00

venerdì dalle 17.00 alle 19.00

 

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Catania città aperta all’accoglienza. Le associazioni chiedono che la nave Diciotti sbarchi a Catania.

21 Agosto 2018 by Lila Catania

Da molti giorni 171 donne, bambini e uomini, fuggiti dalla miseria, dalla guerra e dai lager libici dove hanno subito le violenze dei trafficanti di esseri umani, si trovano sulla nave della Guardia Costiera italiana Diciotti.

È inaccettabile la scelta del Governo italiano, e in particolare del Ministro dell’Interno Matteo Salvini, di impedire lo sbarco nel territorio italiano delle 171 persone stremate e in precarie condizioni di salute.

Nessun obiettivo politico del Governo può giustificare l’utilizzo di centinaia di vite umane come arma di ricatto, considerate carne da macello, non vite e speranze ma numeri da distribuire o respingere.

Catania è città di solidarietà e accoglienza e vogliamo che il nostro porto sia immediatamente aperto e che le autorità lascino sbarcare le 171 persone dalla nave Diciotti.

Nessuna donna e nessun uomo è illegale. Restiamo umani.

Primi firmatari:
Femministorie, Lila-CT, I Siciliani giovani, Orione, Welcome to Europe, COPE, Restiamo Umani, Rete Antirazzista catanese, Cobas, Catania Bene Comune, Comitato No Muos-No Sigonella, La Città felice, Ragna-tela, Sunia Catania, Emergency gruppo territoriale di Catania; Libera-Ct, Associazioni Nomi e numeri contro le mafie, Pax Christi-Ct……….

Luciano Nigro, Giuseppina Guarnera, Sara Crescimone Messina, Sonia Guttà, Elena Majorana, Giovanni Caruso, Marica Longo, Daniela Di Dio, Giusi Pedalino, Nino Longhitano, Silvia Palermo, Davide Carnemolla, Massimo Mingrino, Gianluca Scerri, Paolo G. Caponetto, Elisabetta Vinci, Lucia Borghi, Armando Rossitto, Teresa Modafferi, Alfonso Di Stefano, Nino De Cristofaro, Matteo Iannitti, Nello Papandrea, Valeria Giuffrida, Maria Grazia Di Benedetto, Brunilde Zisa, Agata Ronsivalle, Santina Sconza, Lucia Sciacca, Giusy Clarke Vanadia, Giuliana Grasso, Domenico Stimolo,Renato Camarda, Sara Fagone…

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Il Sindaco revochi l’ordinanza 89

23 Luglio 2018 by Lila Catania

Le associazioni, le cittadine e i cittadini firmatari del presente comunicato chiedono al sindaco di Catania Salvo Pogliese di revocare l’ordinanza 89 del 4 luglio scorso, laddove prevede “il divieto di bivaccare  specie nelle aree del centro cittadino, anche per l’intera notte, all’aperto, con sedute e ricoveri di fortuna……utilizzando oggetti di varia natura, come cartoni, coperte, scatoloni, materassi…” imponendo a chi viola l’ordinanza multe che vanno da 50 a 300 euro.

Viviamo in un oscuro periodo, caratterizzato da linguaggi di odio e da atti apertamente razzisti, la chiusura dei porti italiani alle navi delle ONG è l’ennesimo atto di ostilità contro donne uomini e bambini in fuga da fame e guerre, ostilità che spesso causa la morte in mare o il ritorno forzato ai centri di tortura e detenzione in Libia.

L’ordinanza 89 emanata dal sindaco Pogliese lo scorso 4 luglio si inserisce in questo clima di intolleranza contro le donne e gli uomini, italiani o stranieri, più poveri della nostra società. Non si può, infatti, affrontare il disagio sociale di una grande fascia di cittadini e cittadine come problema di ordine pubblico o di decoro urbano. Catania è una città che negli ultimi anni ha visto aggravarsi le situazioni di povertà assoluta, con la crescita del disagio sociale ed economico. Parliamo di donne e uomini che vivono senza una casa, senza un lavoro e un minimo sostentamento economico, spesso senza cibo e senza assistenza sanitaria, senza quindi i più elementari diritti umani.

Noi pensiamo che sia dovere del Sindaco di Catania farsi carico dell’apertura di nuovi Centri di Accoglienza per le italiane e gli italiani, per le straniere e gli stranieri che vivono in condizioni di estrema povertà, in modo da garantire un rifugio per la notte, l’utilizzo dei servizi igienici ed un pasto caldo.

Per questo chiediamo la revoca dell’ordinanza 89 e l’attuazione di una politica di accoglienza e inserimento sociale anziché una politica di esclusione e accanimento verso le fasce più deboli della nostra città.

Informiamo inoltre che il prossimo martedì 17 luglio, alle ore 11,00 presso la sede di Libera-Catania in via Grasso Finocchiaro 112 a Catania, le sottoscritte associazioni terranno una conferenza stampa per spiegare le ragioni della richiesta e annunciare le prossime iniziative contro il razzismo e per la difesa dei diritti delle donne e degli uomini più vulnerabili.

Primi firmatari

EMERGENCY GRUPPO TERRITORIALE DI CATANIA, LIBERA CATANIA, C.O.P.E., RETE ANTIRAZZISTA CATANIA, PUNTO PACE PAX CHRISTI CATANIA, A.N.P.I. PROV.LE CATANIA, LILA CATANIA, UDI CATANIA, MANITESE SICILIA, COBAS-SCUOLA CATANIA, RETE WELCOME TO EUROPE, SUNIA CATANIA, LA RAGNATELA, LA CITTA’ FELICE, FEMMINISTORIE

OFFICINA REBELDE, IDEE A CONFRONTO, CITTA’ INSIEME, BORDELINE SICILIA, G.I.T. BANCA ETICA SICILIA NORD EST, AGESCI ZONA ETNEA COMITATO DI ZONA, NON UNA DI MENO CATANIA, COLLETTIVO FEMMINISTA RIVOLTA PAGINA, I SICILIANI GIOVANI, CHIESA CRISTIANA EVANGELICA BATTISTA, VIA CAPUANA, CHIESA EVANGELICA VALDESE

Lucia Sciacca, Luciano Nigro, Maria Di Benedetto, Padre Gianni Notari, Francesco Patanè, Angela Giarizzo, Giuliana Grasso, Giovanna Crivelli, Matteo Iannitti, Anna Marsullo, Irina Cassaro, Sara Crescimone Messina, Giuseppe Castorina, Rosaria Costanzo, Angelo Villari, Concetta Raia, Claudio Longhitano, Giusy Milazzo, Irina Zisa, Concetto Venti, Maria Brunilde Zisa, Davide Carnemolla, Domenico Stimolo, Elio Bosco, Maria Sangiorgio, Ada Mollica, Anna Di Salvo, Maria Luisa Barcellona, Silvia Palermo, Giuseppina Guarnera, Rosario Spina, Nino Longhitano, Giusy Clarke Vanadia, Giovanni Caruso, Giuseppe Maria Andreozzi, Francesca Andreozzi, Maria Teresa Ciancio, Salvatore Blandini

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I diritti umani violati e negati delle persone LGBT in Africa

24 Maggio 2017 by Lila Catania

La settimana scorsa, in Malawi, durante l’11th International Workshop on HIV Treatment, (Interest Conference), si è anche parlato di popolazioni chiave e di diritti umani.

Nell’ambito dell’infezione da HIV, le Popolazioni Chiave ( Key Populations ) sono le persone o i gruppi che ” indipendentemente dal tipo epidemia o dal contesto locale, a causa di specifici comportamenti ad alto rischio, sono ad aumentato rischio di contrarre l’infezione da HIV”. Sono riconosciute come popolazioni chiave le persone che si prostituiscono, le persone che fanno uso di sostanze per via endovenosa, le persone in carcere, le persone migranti.

Molte relazioni presentate alla conferenza hanno mostrato che in Africa le persone che si prostituiscono, si hanno dati solo per le donne, hanno una prevalenza dell’infezione da HIV da 10 a 40 volte superiore a quella della popolazione generale; si hanno pochi dati per le persone che fanno uso di sostanze e per i maschi che fanno sesso con i maschi.

Ciò è dovuto alla forte emarginazione, violenza e privazione dei diritti umani che queste persone subiscono in questi paesi; l’essere emarginati e soggetti a violenza le costringe a un forzato anonimato e a nascondersi rendendole difficilmente raggiungibili dai programmi di prevenzione e tenendole lontane dai centri di salute; per cui, in queste persone, le nuove diagnosi, vengono quasi sempre fatte a malattia conclamata e le terapie iniziate tardi e per gli stessi motivi le persone già in trattamento hanno difficoltà ad avere una buona aderenza alla terapia.

Se per le persone che si prostituiscono e per le persone che fanno uso di sostanze anche in Africa si comincia a parlare di strategie di riduzione del danno, una sessione della conferenza è stata dedicata a questo tema, per i maschi che fanno sesso con i maschi e per le persone LGBT in generale la situazione resta insostenibile e la violazione dei diritti umani insopportabile.

Molte relazioni e poster sono stati presentati nel corso della conferenza da parte di associazioni GLBT africane, uno in particolare ha raccontato la quotidianità delle persone LGBT nei paesi dove fare sesso con le persone dello stesso sesso è considerato un reato.

La relazione è stata presentata dal rappresentante di gruppo del Senegal: Association ADAMA.

L’Association ADAMA, nata nel 2003, è fra le prime associazioni africane in cui tutti i soci hanno apertamente dichiarato il loro orientamento sessuale.

ADAMA ha 132 soci attivi, 46 dei quali sono persone che vivono con l’infezione da HIV (PLWHA). Con altre associazioni, come il National Network delle PLWHA, ADAMA realizza programmi di prevenzione, esecuzione del test, counseling medico, advocacy e di denuncia dei casi di discriminazione.

L’Associazione ADAMA, alla conferenza ha presentato ha presentato i risultati di una ricerca da loro effettuata tra il 2015 e il 2016, dal titolo:

“Il persistere, in Senegal, della violenza e della discriminazione nei confronti dei maschi che fanno sesso con i maschi aggrava la loro vulverabilità. L’esperienza dell’associazione ADAMA”

Il Senegal fa parte dei paesi dove l’omosessualità è perseguitata. In Senegal, l’omosessualità è punita secondo l’articolo 319 del Codice Penale che recita: “Sarà punito con la prigione, da uno a cinque anni, e multato da 100.000 a 1.500.000 franchi, chiunque commette un atto indecente o contronatura con un individua dello stesso sesso. Se l’atto viene commesso con un minore di 21 anni, sarà applicato sempre il massimo della pena”.

A Dakar, nel 2009, in seguito a una denuncia,  9 omosessuali sono stati arrestati nelle loro abitazioni private e condannati a 8 anni di carcere per “associazione criminale”. Le persone erano tutte attiviste dell’associazione AIDES, da sempre impegnata nella lotta all’AIDS. La sentenza è stata annullata in seguito a pressioni internazionali.

Nell’agosto del 2015, 7 omosessuali sono stati condannati a sei mesi di carcere.

Nel dicembre del 2015, 16 persone sono state arrestate per aver partecipato a una cerimonia privata  per “un falso matrimonio fra persone dello stesso sesso”. Le loro foto sono state pubblicate sui social network e alcuni di loro, per conseguenza dello stigma, hanno lasciato il paese.

Oltre alla mancanza di libertà, gli MSM lottano ogni giorno contro ogni tipo di discriminazione.

Tutto questo li rende una popolazione fortemente vulnerabile con l’effetto che la prevalenza dell’infezione da HIV fra gli MSM in Senegal è del 21.8% contro lo 0,7 % della popolazione generale.

Dal 2015 al 2016 ADOMA, ha intervistato molti MSM e ne ha raccolto e valutato le testimonianze.

Sono state identificate numerose forme di violenza e di violazione dei diritti umani.

23 persone sono state arrestate;  27 persone hanno subito violenza verbale e fisica: intrusione nelle case e percosse, aggressioni in luoghi pubblici da parte di gruppi omofobici;  14 persone non hanno avuto accesso alle cure: in alcuni centri viene rifiutata la cura agli MSM (per fortuna, a Dakar, tre centri si occupano degli MSM senza discriminarli);  20 persone hanno dichiarato di non aver ottenuto il lavoro e/o di non avere ottenuto una casa in affitto.

ADAMA ha assistito le persone che hanno subito atti di violenza e discriminazioni nel denunciare pubblicamente  le violazioni dei diritti umani, e ha accompagnato le persone che hanno avuto difficoltà a ricevere le cure nei centri di salute.

Il rappresentante di ADAMA ha concluso dicendo che nonostante le attenzioni che le NGO e le autorità sanitarie mostrano nei riguardi delle persone LGBT, le violenze e gli abusi continuano a perpetrarsi giornalmente, ciò aggrava la loro precarietà il loro  senso di insicurezza e la loro vulnerabilità, le costringe a nascondersi rendendole più esposte ad acquisire e quindi a trasmettere l’infezione da HIV.

Questo accade sotto i nostri occhi nel 2017.

 

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Solidarietà alle navi umanitarie che hanno salvato migliaia di vite umane

17 Maggio 2017 by Lila Catania

Fermiamo la campagna di criminalizzazione nei loro confronti!

Condanniamo la vile provocazione dei fascisti!

Giovedì 18 maggio alle ore 17 partecipa al presidio in via Etnea, angolo via Prefettura

Nella notte del 12 maggio all’interno del porto di Catania un gommone con a bordo 4 provocatori fascisti ha tentato di fermare la nave Aquarius di SOS Mediterranèe in partenza per un’operazione di soccorso. Se questi teppisti, alcuni venuti dall’Austria, appartenenti a “Generazione identitaria”  arrivano a tanto è perché pensano di strumentalizzare ed esasperare un’ignobile campagna di diffamazione del prezioso intervento delle navi umanitarie. Chi ha interesse ad esasperare la situazione? Dalla fine dell’anno scorso l’agenzia Frontex e certi  “servizi segreti” dei governi europei diffondono infamanti e false accuse di collusione con i trafficanti alle ONG delle navi umanitarie, purtroppo buona parte dei mezzi di comunicazione, anziché verificare l’attendibilità delle fonti e dei fatti hanno amplificato il clima d’intolleranza verso i soccorsi in mare, oggettivamente giustificando i deliri xenofobi di forze politiche apertamente razziste, nonostante la “istigazione all’odio razziale” sia un reato perseguibile in base alla legge Mancino (n.205 del ’93).

Di certo intanto ci sono solo le operazioni di “soccorso”, meglio di cattura, svolte dalle motovedette libiche in acque internazionali, nelle stesse acque nelle quali fino a poche settimane fa operavano le navi umanitarie con la copertura delle navi militari europee. Interventi di “soccorso” che assumono le modalità, ed hanno i risultati, di veri e propri respingimenti collettivi, perché operati d’intesa con le autorità italiane.

Le navi umanitarie sempre più spesso sono testimoni di veri e propri sequestri di persona in acque internazionali, operati dalle navi della guardia costiera libica. Ogni intervento dei libici, per bloccare i gommoni in fuga, è segnato da una lista infinita di morti e di dispersi senza nome. Ancora oggi, come nello scorso fine settimana, morti e dispersi, e la responsabilità non può essere fatta ricadere su chi soccorre, ma su chi ha ritirato le navi più a nord o esegue soccorsi tardivi.

Invitiamo  l’associazionismo, i media e tutta la cittadinanza ad approfondire la conoscenza di questa tragica realtà ed a esprimere concretamente  la propria Solidarietà alle ONG delle navi umanitarie sostenendo economicamente le loro attività.

Giovedì 18 maggio ore 17

presidio in via Etnea, angolo via Prefettura

            

 

                                                                                                                                                                                                               

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17 maggio 2017: Giornata internazionale contro l’omofobia, la bifobia e la transfobia/International Day Agains Homophobia, Transphobia and Biphobia

16 Maggio 2017 by Lila Catania

Se fossi ancora indeciso, ecco sette importantissime ragioni per partecipare, aderire e supportare la Giornata internazionale contro l’omofobia, la bifobia e la transfobia: sette stati, nel 2017, prevedono la pena di morte per chi si macchia del reato di omosessualità: Cecenia, Emirati Arabi Uniti, Iran, Nigeria, Mauritania, Sudan, Yemen.
Inoltre, secondo l’International Lesbian, Gay, Bisexual, Trans and Intersex Association (Ilga), gli Stati che puniscono i rapporti consensuali tra persone dello stesso sesso sono ben 78. La legge islamica penalizza la sodomia in gran parte del Medio Oriente con punizioni sul corpo, confinamenti in istituzioni per malati mentali e la prigione. Africa e Asia sono i continenti con il maggior numero di paesi in cui essere gay è un reato. Il dato più preoccupante è che alcuni di questi paesi hanno adottato o inasprito le sanzioni solo di recente.
In Cecenia è in atto una persecuzione contro i gay con arresti e torture, una campagna considerata senza precedenti che avrebbe già provocato la morte di almeno tre persone, come rivelato di recente dal settimanale Novaya Gazeta.
E’ ora di agire, non è più possibile tacere o far finta di niente, ognuno di noi deve cercare di far conoscere questi fatti a quante più persone è possibile.
I PAESI IN CUI ESSERE GAY È REATO. LA MAPPA DELL’ORRORE
Afghanistan: le relazioni omosessuali sono punite con la morte per lapidazione.
Algeria: L’art. 338 prevede fino a 3 anni di reclusione e un’ammenda.
Angola: La legge prevede i lavori forzati per chiunque abbia atteggiamenti intimi con persone dello stesso sesso.
Arabia Saudita: l’omosessualità è punita con il carcere, multe, frustate, internamento in cliniche psichiatriche, amputazione o esecuzione pubblica.
Bahrain: Recentemente è stata attivata la legge islamica, ma l’art. 337 prevede la deportazione e fino a 10 anni di reclusione.
Bangladesh: L’art. 377 del codice penale prevede la prigione a vita.
Bhutan: Nel 2004 il codice penale punisce, non eccessivamente, l’omosessualità. Comunque, non ci sono casi conosciuti di condanne per tale crimine.
Birmania: Per legge sono previsti dai 3 mesi ai 10 anni di carcere.
Botswana: Il capitolo 8:1 n.164 del Codice Penale prevede il pagamento di un’ammenda e fino a 7 anni di prigione
Brunei: ha recentemente istituito la lapidazione per i gay.
Burundi: Nell’aprile del 2009 la camera bassa del Parlamento burundese ha approvato una legge che punisce qualsiasi attività omosessuale con una pena tra i due mesi e i tre anni di detenzione
Camerun: Qui l’omosessualità è punibile con una multa o con una condanna a un massimo di cinque anni di prigione. Un uomo può essere perseguito e condannato anche solo per un SMS affettuoso a un altro uomo o per avere un aspetto considerato troppo effeminato.
Cecenia: L’omosessualità è punita con la morte.
Comoros: Secondo l’articolo 318 il sesso omosessuale è illegale e punibile. Ammenda da 50000 a 1000000 di franchi – 5 anni di prigione.
Djibouti : L’omosessualità è illegale e punita con la prigione.
Emirati Arabi Uniti: L’art. 354 del codice penale federale prevede la pena di morte. Molti tribunali applicano la lapidazione. L’art. 80 del codice di Abu Zhabi prevede la prigione fino a 14 anni, mentre il codice penale di Dubai prevede la reclusione fino a 10 anni (art. 177 del codice penale).
Eritrea: L’articolo 600 dichiara che chiunque esegua con un’altra persona dello stesso sesso un atto corrispondente all’atto sessuale, o ogni altro atto indecente, è punibile con il semplice imprigionamento da 3 a 10 anni
Etiopia: L’articolo 629 proibisce gli atti omosessuali con un minimo di 10 giorni e massimo 10 anni.
Gambia: l’omosessualità è punita con quattordici anni di carcere.
Gaza (Hamas): dall’Ordinanza del Codice Criminale del 1936 ancora in vigore, l’omosessualità maschile è illegale. Alcuni omosessuali, in differenti regioni, vengono arrestati o torturati, cosicché spesso tentano di fuggire in Israele.
Ghana: gruppi organizzati danno vita a retate e a vere e proprie cacce in cui violentano o uccidono persone omosessuali.

Giamaica: L’isola è una delle 11 ex colonie britanniche dei Caraibi dove le vecchie buggery laws non sono mai state formalmente abolite. La legge giamaicana, approvata nel 1864, punisce l’omosessualità con una pena massima di dieci anni di lavori forzati. Nella pratica, però, non è stata quasi mai applicata.
Guinea: Ammenda da 100000 a 1000000 di franchi guineani e prigione da 6 mesi a 3 anni.
India: Se da una parte il Tribunale Supremo ha riconosciuto l’esistenza di un terzo genere per i transessuali, allo stesso tempo ha annunciato la decisione di ristabilire l’illegalità dei rapporti tra omosessuali, dopo che nel 2009 il reato era stato depenalizzato. La normativa contro l’omosessualità in India risale all’epoca coloniale, al 1861 ed è punita con 10 anni di carcere.
Iran: la polizia, insieme a gruppi di cittadini, organizza “retate del terrore” per “pulire le strade e le città dagli esseri malvagi e criminali” tra cui sono annoverati gli omosessuali. Per i maschi, la morte. Per i minorenni, 74 fustigate, per le femmine, 100 fustigate. Articoli 108 – 113 cod. penale.
Kenia: Gli articoli 162 e 165 del codice penale condannano l’omosessualità come crimine contro-natura con la prigione da 5 a 14 anni.
Kwait: L’art. 193 del codice penale prevede la reclusione fino a 7 anni.
Lesotho: Vige l’articolo 179 del Codice Penale del 1981 che colpisce genericamente i reati sessuali, spesso utilizzato contro gli atti omosessuali maschili.
Libano: L’articolo 534 del Codice Penale punisce tutti i contatti fisici e le unioni contro natura con un anno di prigione.
Liberia: La sezione 14.74 del Codice Penale prevede il pagamento di un’ ammenda
Libia: In base all’art. 407 del codice penale è previsto l’imprigionamento da 3 a 5 anni.
Malawi: La sezione 153 del Codice Penale colpisce i delitti “innaturali” Punizioni corporali con 14 anni di prigione
Maldive: Secondo il Codice Penale del 1960 gli Atti sessuali tra uomini e tra donne sono proibiti: Uomini: Ammenda – 9 mesi-10 anni di prigione – 10-30 frustate / Donne: 9 mesi-1 anno di arresti domiciliari – Frustate
Malesia: Art. 377 del codice penale: la condanna prevede fino a 20 anni di carcere e una multa in denaro.
Marocco: L’omosessualità è illegale anche in Marocco, dove la pena prevista dall’articolo 489 del codice penale prevede una condanna alla reclusione da 6 mesi a tre anni, più il pagamento di una multa.
Mauritania: è prevista la lapidazione per i gay.
Mauritius: La sezione 250 del Codice Penale stabilisce che ogni persona colpevole di sodomia o bestialità dovrà essere punita con il lavoro forzato fino ad un massimo di 5 anni
Nigeria: l’omosessualità viene punita con frustate per i single e con prigione – o pena di morte – per gli uomini sposati. Sono vietate anche le relazioni di amicizia con persone omosessuali come anche avere con loro rapporti commerciali.
Oman: In base all’art. 33 del codice penale, l’atto omosessuale è punito con la prigione da 6 mesi a un anno.
Pakistan: fino a cento frustate e in alcuni casi anche la morte per lapidazione.
Porto Rico: In questo paese è previsto il cercare per un periodo massimo di dieci anni.
Qatar: L’art. 201 del codice penale prevede fino a 5 anni di prigione.
Russia: qualunque manifestazione pubblica della “diversità sessuale” è punibile in base alla legge che viete la propaganda gay. Inoltre, gruppi neonazisti sono zelanti nell’applicare le norme volute da Putin.
Senegal: L’art. 319 del codice penale prevede la reclusione da 1 a 5 anni e una multa.
Singapore: Vige l’articolo 377 del codice penale dell’Impero Britannico che criminalizza l’omosessualità maschile con 2 anni di prigione.
Siria: È prevista la prigione, in base all’art. 520 del codice penale, fino a 3 anni. il clima di guerra ha favorito l’aumento di ricatti, torture e assassini di omosessuali.
Somalia: Art. 409 del codice penale: carcere da 3 mesi a 3 anni. in alcune zone le relazioni omosessuali sono punite con la morte, in altre con la detenzione.
Sri Lanka: L’omosessualità è punita dall’articolo 365 del Codice Penale con 10 anni di prigione.
Sudan: In base all’art. 316 del codice penale, la pena prevista varia da 100 fustigate alla pena capitale.
Swaziland: La legge prevede 14 anni di carcere
Tunisia: L’omosessualità è illegale, ma tollerata. L’art. 330 del codice penale prevede fino a 3 anni di carcere.
Turkmenistan: Per legge sono previsti due anni di prigione.
Uganda: all’inizio di quest’anno è stata approvata che prevede l’ergastolo per le persone omosessuali. La legge che punisce gli atteggiamenti gay in pubblico e prevede il carcere anche per chi, assistendovi, sceglie di non denunciare questi reati alla polizia.
Uzbekistan: L’art. 120 del codice penale del codice penale del 1995 prevede la reclusione fino a 3 anni.
Yemen: Pena di morte, viene applicata la Sharia.
Zambia: E’ prevista Ammenda – 14 anni di prigione
Zimbabwe: le persone LGBT sono perseguitate e il Parlamento sta studiando una legge simile a quella dell’Uganda.

Non possiamo, inoltre, non ricordare che discriminazioni e pregiudizi verso le persone LGBT ostacolano le politiche di prevenzione contro la  diffusione dell’HIV

 

FONTI:

http://www.lila.it/it/lilanews/932-omofobia1http://www.lettera43.it/it/articoli/cronaca/2013/12/11/omosessualita-i-paesi-in-cui-e-illegale/105885/

http://dayagainsthomophobia.org/

NON SOLO ORLANDO: TUTTI I PAESI DOVE ESSERE GAY È UN REATO

Paesi del mondo in cui essere gay è un reato: il lungo elenco


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Contro le persecuzioni in Cecenia delle persone omosessuali.

17 Aprile 2017 by Lila Catania

“Da tutto il mondo siamo indignati e vi chiediamo con forza di fermare la persecuzione delle persone omosessuali in Cecenia e di far rispettare i valori di giustizia e tolleranza.”

E’ questo l’appello al presidente russo Vladimir Putin e alle autorità russe, lanciato in questi giorni da Avaaz.org  per far cessare gli abusi e le torture perpretate, in Cecenia, verso le persone omosessuali e portate a conoscenza dell’opinione pubblica grazie a un’inchiesta pubblicata nei giorni scorsi dal periodico russo Novaja Gazeta.

“Chiedere  ufficialmente alla Russia di avviare inchieste per far luce sui crimini contro l’umanità da tempo perpetrati in Cecenia” è l’unica strada secondo Igor Kocetkov, leader del Russian Lgbt Network, unica rete di attivisti in tutta la Federazione, in un’intervista rilasciata su Repubblica.

L’appello lanciato da Avaaz  ha già raccolto oltre 1 milione di firme in tutto il mondo ed è possibile firmare seguendo il seguente link:

https://secure.avaaz.org/campaign/it/close_the_gay_torture_centres_loc/?ceTtgab

 

 

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24 Marzo Giornata Mondiale per la Lotta alla Tubercolosi/World TB DAY

22 Marzo 2017 by Lila Catania

Insieme per dire alla gente che la tubercolosi è una malattia, spesso letale, presente in tutto il mondo e per chiedere ai governi, alle case farmaceutiche e ai ricercatori di impegnarsi a rendere disponibili fondi per cercare nuovi farmaci, più efficaci e meno complessi, che ci permettano di salvare le vite umane e di sconfiggere definitivamente questa malattia.

La tubercolosi è causata da un batterio (Mycobacterium tuberculosis)  che molto spesso contamina i polmoni.

Si stima che nel 2015 vi siano stati globalmente 10.4 milioni di nuovi casi di tubercolosi, che di questi, oltre 1 milione (11%) si siano verificati tra persone che vivono con l’infezione da HIV e che vi siano stati 1.8 milioni di decessi per tubercolosi.

Circa un terzo della popolazione mondiale è affetto da tubercolosi latente; ciò significa che ha contratto il batterio  ma non ha, ancora, manifestato l’infezione e non può trasmetterla. Il 10% delle persone con tubercolosi latente rischia di sviluppare la tubercolosi attiva, nel corso della vita. Le persone con il sistema immunitario compromesso, come le persone che vivono con l’infezione da HIV, le persone malnutrite, le persone diabetiche o i fumatori, hanno, rispetto alle altre persone,  un rischio circa trenta volte più alto di manifestare la tubercolosi attiva.

Nel 2015, almeno un terzo delle persone che vivono con l’infezione da HIV ha presentato la tubercolosi attiva. HIV e tubercolosi formano una combinazione molto grave; infatti ogni infezione accelera la progressione dell’altra. Nel 2015 circa 400 mila persone sono morte di tubercolosi associata all’infezione da HIV. Sempre nel 2015, ci sono stati almeno 1.2 milioni di nuovi casi di tubercolosi fra le persone che vivono con l’infezione da HIV e di questi il 75% vive in Africa.

La tubercolosi è una malattia, prevenibile e curabile, che si trasmette da persona a persona attraverso l’aria. Quando una persona con la tubercolosi tossisce, starnutisce o sputa diffonde i batteri nell’aria. Una persona, per acquisire l’infezione, deve inalare un numero sufficiente di batteri. La tubercolosi si presenta, principalmente, nelle persone adulte, nei loro anni più produttivi. Tuttavia tutte le età sono a rischio.

Più del 95% dei casi di tubercolosi è diagnosticato nei paesi a basso reddito. La tubercolosi è diffusa in ogni parte del mondo.  Nel 2015, il più alto numero di nuovi casi di tubercolosi è stato diagnosticato in Asia, 61%, seguito dall’Africa, 26%. Sei paesi detengono il 60% del totale dei casi, prima fra tutte l’India seguita da Indonesia, Cina, Nigeria, Pakistan e Sud Africa.

Lo Zimbabwe è il 17° Paese per casi di tubercolosi e in Zimbabwe la tubercolosi è la seconda causa di malattia e mortalità.  Negli ultimi 5 anni nel paese sono stati diagnosticati circa 45 mila casi di tubercolosi e circa l’80% delle persone che vivono con HIV ha la tubercolosi latente.

In Italia si contano ogni anno circa 7,5 nuovi casi ogni 100.000 persone, soprattutto nelle grandi città, con il 25% dei casi tra Roma e Milano e la Lombardia tra le regioni più colpite. I casi riguardano al 50% italiani – per lo più anziani che hanno contratto la malattia latente da giovani ma la sviluppano ora per indebolimento delle difese immunitarie, terapie croniche o alimentazione carente – e al 50% immigrati – per lo più tra i 25-50 anni, che sviluppano la malattia soprattutto a causa di condizioni precarie di vita, scarsa alimentazione, condizioni di stress.

Da decenni, per la cura della tubercolosi si dispone degli stessi farmaci; negli ultimi anni sono stati osservati casi di tubercolosi resistente a uno o più di questi farmaci. La resistenza insorge quando i farmaci non sono utilizzati appropriatamente, per il giusto tempo e con la giusta combinazione, quando in seguito a carenza delle risorse non vengono utilizzati tutti insieme o quando i pazienti autonomamente interrompono la terapia.  Circa 480 mila persone nel mondo nel 2015 hanno presentato tubercolosi resistente. Questi pazienti necessitano di strumenti più sofisticati per la diagnosi e di cure più complesse. Nel 2015 solamente una percentuale intorno al 60% di questi pazienti è stata curata con successo.

Uno degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (Sustainable Development Goals), un insieme di obiettivi pensato per il futuro dello sviluppo internazionale creati e promossi dall’Organizzazione delle Nazioni Unite, è quello di porre fine alla tubercolosi nel 2030.

Gli ultimi dati dell’Organizzazione Mondiale della Salute (WHO) rivelano, però, che il “global TB burden” (il carico globale della tubercolosi) è più alto del previsto e che i Paesi si debbono attrezzare velocemente degli strumenti necessari a per prevenire, identificare e trattare precocemente i casi di tubercolosi se  è vero che si vogliono raggiungere gli obiettivi previsti per il 2030.

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