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Lila Catania

Mai più malattie-silos. Interventi coordinati per malattie acute e croniche in Africa Sub-sahariana

7 Gennaio 2013 by Lila Catania Leave a Comment

L’importanza cruciale di servizi assistenziali integrati e comprensivi, basati sulla piattaforma delle cure primarie in grado, ad esempio, di allargare i programmi di salute materna e infantile a interventi di prevenzione primaria e secondaria delle malattie croniche.

I Paesi dell’Africa Sub-sahariana stanno fronteggiando un doppio carico di malattie, acute e croniche, e si prevede che queste ultime (malattie cardiovascolari, BPCO, diabete e tumori) rappresenteranno il carico principale nel 2030.

La sostenuta crescita economica in diversi Paesi della regione, i cambiamenti nella dieta e negli stili di vita prodotti dalla liberalizzazione dei commerci, la progressiva urbanizzazione e i risultati ottenuti nel controllo delle principali malattie infettive – in particolare l’AIDS – contribuiscono a questo cambiamento.

La transizione epidemiologica si svolge comunque in modo diverso per i gruppi di popolazione più o meno abbienti, con le fasce più svantaggiate su cui graverà il doppio carico di malattie comunicabili e non comunicabili – tra queste ultime tubercolosi, malaria e malattie tropicali neglette ormai definibili come malattie della povertà – mentre sulle fasce più ricche peserà un aumentato carico di malattie non comunicabili.

La fragilità dei sistemi sanitari e l’inadeguatezza delle politiche di protezione sociale amplificheranno ulteriormente, per le famiglie più deprivate, la trappola medica della povertà.

P. Marquez e J. Farrington, di estrazione Banca Mondiale e OMS, esaminano sul BMJ le strategie di sanità pubblica più opportune per far fronte a questo scenario[1]. È noto che gli approcci multisettoriali che combinano interventi a livello di popolazione e degli individui ad alto rischio sono i più efficaci nella prevenzione delle malattie croniche – comprese le misure regolatorie per ridurre il consumo di tabacco e di alcool e, quando possibile a livello di cure primarie, la gestione del rischio cardio-metabolico e lo screening per il cancro della cervice uterina. In situazioni a risorse limitate, come nel caso dell’Africa Sub-sahariana, è peraltro necessario far leva su strategie complementari in grado di tener conto delle relazioni esistenti tra condizioni acute e croniche, di considerare i bisogni comuni piuttosto che le malattie isolate (da cui programmi verticali, detti anche malattie-silos), e di fare leva sulle risorse e le capacità esistenti.

Vi è solida evidenza della relazione tra povertà e malattie cardiovascolari: l’insufficiente nutrizione materna è associata al basso peso alla nascita che predispone ai disordini metabolici e alle malattie non comunicabili nell’adulto; l’obesità gestazionale è inoltre un fattore di rischio per il diabete e le malattie cardiovascolari sia nella madre che nel nascituro in età adulta. La doppia epidemia di AIDS e tubercolosi può aggravare il quadro contribuendo al basso peso alla nascita e alla malnutrizione. Viceversa, le malattie non comunicabili possono aumentare il rischio di infezioni: il diabete e il fumo aumentano il rischio di tubercolosi e il fumo la co-morbidità tra tubercolosi e diabete. Ne deriva l’importanza cruciale di servizi assistenziali integrati e comprensivi, basati sulla piattaforma delle cure primarie – come ribadito dal WHO nel World Health Report 2008[2] – in grado, ad esempio, di allargare i programmi di salute materna e infantile a interventi di prevenzione primaria e secondaria delle malattie croniche.  

Strategie efficaci applicate con successo per le malattie comunicabili possono poi essere adottate per la gestione di quelle non comunicabili e per le cure palliative: per esempio l’approccio DOTS per la tubercolosi (Directly Observed Therapy, Short course) adattato al programma di gestione del diabete mellito in Malawi[3]. Il Chronic Care Model viene utilizzato in Uganda, Tanzania, Sud Africa e Zambia per integrare l’assistenza e migliorare la qualità delle cure per condizioni quali HIV, ipertensione e diabete [4].

Ancora, l’esperienza maturata in diversi paesi africani insegna che per ampliare lo spettro delle condizioni da sottoporre a controllo sono utili il task shifting – in cui i medici delegano a personale non medico compiti assistenziali – e i telefoni cellulari. Questi sono stati utilizzati con successo nei programmi assistenziali di pazienti con HIV/AIDS e malattie croniche in Paesi quali Uganda, Kenya e Uganda.

È ovvio che simili approcci devono evitare di creare altri tipi di silos assistenziali, come quelli che hanno caratterizzato il controllo di singole malattie infettive (in particolare l’HIV/AIDS) nei paesi in via di sviluppo.

L’articolo spezza una lancia a favore dell’integrazione dei servizi e fa cenno ai limiti dei programmi verticali sottolineando l’importanza delle politiche multisettoriali per contrastare i determinanti sociali della salute e le difficoltà di integrare tali programmi all’interno dei sistemi sanitari. Si ricorda, inoltre, a un anno dalla scomparsa, la lezione di Barbara Starfield con i quattro pilastri per un’efficace organizzazione del sistema assistenziale: primo contatto, continuità di cura, comprensività e coordinamento con le altri parti del sistema[5].

Appare dunque necessario che i governi dei Paesi africani e la comunità internazionale diano priorità al rafforzamento dei sistemi sanitari in grado di offrire accesso universale, protezione sociale e servizi di qualità per una molteplicità di bisogni sanitari, invece che concentrare le risorse solo su poche, specifiche malattie.

Enrico Materia, medico di sanità pubblica.

Bibliografia

  1. Marquez PV, Farrington J. No more disease silos for sub-Saharan Africa. BMJ 2012; 345.
  2. WHO. The world health report 2008. Primary Health Care (now more than ever). WHO, 2008.
  3. Allain T, van Oosterhout JJ, Douglas GP, Joukes S, et al. Applying lessons learnt from the “DOTS” tuberculosis model to monitoring and evaluating persons with diabetes mellitus in Blantyre, Malawi. Trop Med Int Health 2011; 16: 1077-84.
  4. Levitt NS, Steyn K, Dave J, Bradshaw D. Chronic non communicable diseases and HIV-AIDS on a collision course: relevance for health care delivery, particularly in low-resource settings – insights from South Africa. Am J Clin Nutr 2011; 94: 1690-6S.
  5. Starfiled B. Primary care: Balancing health needs, services, and technology. Oxford University Press, 1988.
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L’equità nel finanziamento e nell’utilizzo delle servizi sanitari in Africa

7 Gennaio 2013 by Lila Catania Leave a Comment

I risultati di una ricerca in Ghana, Sudafrica e Tanzania sui meccanismi di finanziamento della sanità in funzione della loro idoneità a promuovere la copertura universale dei sistemi sanitari e sulla distribuzione delle prestazioni sanitarie tra le diverse fasce di reddito della popolazione.

Un articolo di The Lancet (vedi Risorsa) illustra i risultati di una ricerca in Ghana, Sudafrica e Tanzania sui meccanismi di finanziamento della sanità in funzione della loro idoneità a promuovere la copertura universale dei sistemi sanitari e nel contempo esamina la distribuzione delle prestazioni sanitarie tra le diverse fasce di reddito della popolazione. La scelta dei Paesi è stata motivata da caratteristiche comuni: recenti riforme dei sistemi sanitari miranti alla copertura universale dei servizi, esistenza di schemi di assicurazione malattie, pluralità di operatori sanitari con significativa partecipazione del settore privato.
[Leggi i post di Salute Internazionale, per ulteriori informazioni sulle riforme di Ghana e Sudafrica ]

I dati per l’indagine sulla progressività del finanziamento in sanità e sulle spese mediche catastrofiche derivano da inchieste ad hoc sui consumi delle famiglie effettuati nei tre Paesi nel 2008, opportunamente triangolati con i dati provenienti dal fisco sul gettito di diversi tipi di imposte (dirette o indirette).  Comparando il contributo complessivo per la sanità con il livello socio economico delle famiglie, il finanziamento delle sanità si definisce progressivo quando l’onere a carico delle famiglie meno abbienti è inferiore, in percentuale, a quello delle degli strati più ricchi e regressivo quando il contributo per il finanziamento della sanità a carico delle famiglie meno abbienti supera, in percentuale, quello degli strati più abbienti[1].

Per spesa medica catastrofica si intende  il pagamento diretto di prestazioni sanitarie il cui valore supera il 40 % del reddito delle famiglie non destinato a consumo di alimenti. Sempre dalle inchieste sui consumi delle famiglie si è quantificato l’utilizzo dei servizi sanitari in funzione del reddito definendo a favore dei poveri una distribuzione di prestazioni nella quale gli strati poveri della popolazione ricevono maggiori benefici di quelli ricchi mentre si definisce a favore dei ricchi, una distribuzione di prestazioni che concentra i benefici nelle fasce più abbienti della popolazione. Si è svolta altresì un’indagine qualitativa su temi relativi all’accesso ai sevizi: disponibilità, accettabilità e loro compatibilità con il livello socio economico degli utenti.

Tra i risultati di maggior rilievo dello studio si citano i seguenti:

  • La tassazione diretta è progressiva nei tre Paesi mentre la tassazione indiretta è regressiva in Sudafrica ma progressiva in Tanzania e Ghana. Il pagamento diretto delle prestazioni sanitarie è regressivo nei tre Paesi. Il finanziamento del settore privato e dell’assicurazione privata sono regressivi in Ghana e Tanzania ma progressivi in Sudafrica. Si notano differenze nel grado di progressività/regressività dei diversi meccanismi di finanziamento nei singoli Paesi e tra i Paesi esaminati che si rendono evidenti con l’Indice di Kakwani[2] (vedi Figura 1)

Figura 1. Indice di Kakwani per fonti di finanziamento in Tanzania, Sudafrica e Ghana. L’indice negativo segnala meccanismi di finanziamento regressivi mentre l’indice positivo segnala meccanismi progressivi

 

  • Spese catastrofiche per le cure mediche hanno ridotto in povertà 350.000 persone in Ghana (1.59% della popolazione), 215.000 persone in Sudafrica (0.045 % della popolazione) e 137.000 persone in Tanzania ( 0.37 % della popolazione)
  • La concentrazione delle prestazioni sanitarie è a favore della popolazione ricca nei tre Paesi e, in particolare in Sudafrica. Nel caso della Tanzania il divario tra popolazione ricca e gli strati meno abbienti è modesto per effetto di una omogenea distribuzione delle prestazioni del settore pubblico e del privato non profit, mentre  le prestazioni del settore privato for profit, la cui espansione è stata limitata, sono nettamente a favore dei ricchi. In Ghana e Sudafrica le prestazione del settore pubblico sono a favore dei ricchi e quelle del settore privato lo sono in misura maggiore
  • La limitazione di accesso per la popolazione meno abbiente e la squilibrata espansione della rete sanitaria ostacolano fortemente l’utilizzo dei servizi da parte delle popolazioni meno abbienti.  Lo studio ha infatti evidenziato: a) problemi di accesso (distanza dei presidi sanitari, scarsità di mezzi di trasporto, scarsa dotazione di materiali e farmaci, scarsa qualificazione degli operatori sanitari nella rete di assistenza di base); b) oneri eccessivi (incapacità di pagare il premio assicurativo, alte spese in caso di emergenze, incapacità di dimostrare diritto all’esenzione dalle spese mediche); c) problemi di accettabilità (scarsa confidenza nella competenza degli operatori sanitari, atteggiamenti autoritari e offensivi del personale sanitario). Tali problemi sono stati riportati sia per le istituzioni del settore pubblico sia per quelle del settore privato

I principali commenti degli autori sui risultati dello studio e il confronto con studi realizzati in altri Paesi dimostrano che:

  1. Il carattere regressivo della tassazione indiretta evidenziato in Sudafrica è riportato anche in alcuni Paesi a reddito medio e alto dell’Asia[3,4]. Gli studi realizzati suggeriscono che la tassazione indiretta è regressiva nei Paesi a reddito medio e alto per il maggior consumo di beni sottoposti a tale imposta da parte delle fasce meno abbienti. Tali livelli di consumo non si verificano attualmente nei Paesi a basso reddito dell’Africa Sub Sahariana.
  2. La creazione e l’espansione di schemi assicurativi in Africa, motivata dall’alta frequenza del pagamento diretto della prestazioni, si prefigge di ridurre le spese catastrofiche per l’assistenza sanitaria. Si è tuttavia evidenziato che il finanziamento mediante schemi assicurativi è progressivo per i lavoratori del sistema formale dell’economia mentre, per il sistema informale, il finanziamento tramite schemi assicurativi volontari o comunitari ha caratteristiche regressive. Questa constatazione potrebbe suggerire l’impiego di altri meccanismi di finanziamento quali la tassazione indiretta (es: IVA, accise sui carburanti, tasse di importazione sui beni di lusso, tasse su alcool e tabacco)  per migliorare la protezione finanziaria dei lavoratori del settore informale nei Paesi a basso reddito.

Lo studio ha esaminato non solo l’equità nell’accesso ai servizi ma anche l’equità di diversi modi di finanziamento dei sistemi sanitari, fornendo contributi su aspetti rilevanti del dibattito sulla copertura universale e segnalando rischi quali la segmentazione delle popolazione secondo i diversi meccanismi di finanziamento della sanità in assenza di un accettabile grado di sussidiarietà tra diversi programmi di assistenza.

Lo studio afferma altresì l’esigenza preliminare  rimuovere le barriere che limitano l’accesso all’assistenza sanitaria per le fasce meno abbienti delle popolazione per affermare un principio  della copertura universale: finanziamento secondo la disponibilità; benefici secondo il bisogno.

Il dibattito sulla copertura universale dei sistemi sanitari non può infine essere limitato all’esame delle modalità di finanziamento ed utilizzazione dei servizi ma deve necessariamente comprendere gli aspetti relativi alla gestione di fondi per acquisizione di beni e servizi specie in contesti caratterizzati da una molteplicità di operatori. Infatti, M. Chan afferma nel suo messaggio nel   Rapporto sulla Salute del Mondo 2010 che la priorità per le riforme dei sistemi sanitari è l’incremento dell’efficienza considerando che una quota stimata tra il 20 e il 40 % della spesa sanitaria è sprecata.

Guglielmo Riva,  Medico di sanità pubblica

 

Risorsa

Anne Mills, John E Ataguba, James Akazili, et al. Equity in financing and use of health care in Ghana, South Africa, and Tanzania: implications for paths to universal coverage [free fulltext con login]].DOI:10.1016/S0140-6736(12)60357-2

Bibliografia

  1. O’Donnell O, Van Doorslaer E, Wagstaff A, Lindelow M. Analyzing health equity using household survey data: a guide to techniques and their implementation. Washington, DC: World Bank, 2008.
  2. Kakwani NC. Measurement of tax progressivity: an international comparison. Econ J 1977; 87: 71–80.
  3. O’Donnell O, van Doorslaer E, Rannan-Eliya RP, et al. Who pays for health care in Asia? J Health Econ 2008; 27: 460–75.
  4. Wagstaff A, van Doorslaer E, van der Burg H, et al. Equity in the finance of health care: some further international comparisons. J Health Econ 1999; 18: 263–90.
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Lila Catania – raccolta fondi all’Ikea di catania durante il periodo natalizio

7 Dicembre 2012 by Lila Catania Leave a Comment


I volontari dela Lega Italiana per la Lotta contro l’AIDS (LILA) di Catania nei giorni 7-8-9 e 14-14-16 e 21-22-23 Dicembre 2012 (dalle ore 11.00 alle ore 21.00) saranno presenti all’interno dell’IKEA di Catania (Tangenziale di Catania, Uscita zona industriale nord), per confezionare pacchi regalo.

 

Le offerte che verranno raccolte nell’occasione saranno destinate alla realizzazione dei nostri progetti:

1) Helpline (centralino informativo)

2) Gruppi di auto-aiuto

3) Progetto Susy Costanzo – Adotta la terapia antiretrovirale di una donna africana.

 

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RIDUZIONE DEL DANNO E USO DI SOSTANZE – convegno

7 Dicembre 2012 by Lila Catania Leave a Comment

La prevenzione, è definita come un’attività finalizzata a prevenire l’insorgenza delle malattie e a promuovere la salute, favorendo il benessere.

Fondamentalmente si distinguono tre tipi di prevenzione: primaria, secondaria e terziaria.

La primaria mira principalmente ad impedire la comparsa di malattie, di deficit e di infortuni.

La prevenzione primaria opera sull’uomo sano o sull’ambiente, attraverso il potenziamento di fattori utili alla salute e l’allontanamento delle cause che compromettono la salute.

Quando il danno si è già  determinato si interviene con la prevenzione secondaria secondaria; si tratta di sistematiche ricerche e azioni che consentono di eliminare, fermare o rallentare gli effetti del  danno prodotto.

 

In medicina, la prevenzione secondaria è efficace se è capace di incidere sulla storia naturale della malattia nell’ambito di una popolazione, andando oltre i vantaggi di cui beneficia il singolo individuo grazie alla diagnosi precoce. Infatti, tutti i programmi di screening sono capaci di fare della prevenzione secondaria, ma solo pochi sono efficaci.

 

La prevenzione terziaria, si utilizza quasi esclusivamente nel campo medico, e qualora la malattia si sia chiaramente manifestata, si mettono in atto interventi che evitano la progressione verso l’infermità o la morte. A tal fine si tenta di recuperare le funzioni residue e se non è possibile, si provvede a preservarle.

 

Da anni alla prevenzione, primaria, secondaria e terziaria si affianca la riduzione del danno.

 

Le finalità generali delle politiche di riduzione del danno sono relative alla tutela della salute globalmente intesa (organica, psichica e relazionale), da perseguire attraverso la definizione di obiettivi specifici che vanno dalla soluzione delle complicazioni al raggiungimento di un equilibrio personale accettabile, attraverso la modifica di comportamenti e stili di vita rischiosi. Tali interventi, pur mirati a fasce specifiche di popolazione, per la natura delle patologie su cui intervengono si traducono in interventi di salute pubblica.

 

Erik Fromberg, Direttore del Dipartimento di Training e Metodologia all’Istituto Nazionale Abuso di Droghe, Olanda, ha scritto che la riduzione del danno è un comportamento umanitario e umano da parte di un governo, di una società, ed è applicabile indifferentemente ai consumatori di droghe come agli automobilisti; la società rappresentata dal governo deve prendere misure che abbiano lo scopo di ridurre i rischi che le persone rovinino le proprie esistenze senza proibire alcun tipo di comportamento. Riduzione del danno sono tutte quelle politiche pubbliche e non che perseguono lo scopo di sostenere le persone che per varie ragioni hanno stili di vista malsani, in un percorso che li porti ad assumere atteggiamenti il più possibile sani.

 

Su queste tematiche la LILA ha organizzato insieme al Collettivo studenti  “Lupus” ed alla Cattedra di Malattie Infettive dell’Università di Catania, una Attività Didattica Elettiva

rivolta agli studenti della Facoltà di Medicina e Chirurgia.

 

 

Riduzione del danno e uso di sostanze

 

Moderatore: Mario Cuccia (Servizio Epidemiologia e Prevenzione, Catania)

 

Le sostanze. Luciano Nigro (Università di Catania)

Sostanze e stili di consumo. Susanna Ronconi (Forum Droghe, Torino)

Malattie infettive e consumo. Alessia Prezzavento (Collettivo studenti  “Lupus”, Catania)

Le strategie di  riduzione del danno. Lucia Portis  (Antropologa, Torino).

 

L’incontro si terrà

11-dicembre- 2012 ore 14.30

Policlinico Aula Magna di Medicina

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RIDUZIONE DEL DANNO E USO DI SOSTANZE – convegno

6 Dicembre 2012 by Lila Catania Leave a Comment

Le politiche di riduzione del danno, applicate all’uso/abuso di sostanze, prevedono programmi e prassi che mirano a ridurre i danni correlati in persone che non sono in grado o che non vogliono smettere di assumere droga.

Le politiche di riduzione del danno integrano gli approcci che tendono a prevenire o a ridurre in generale il consumo di droga, e si sviluppano a partire dall’evidenza che molte persone nel mondo continuano a consumare sostanze psicoattive nonostante gli enormi sforzi per prevenire l’inizio o la prosecuzione dell’uso.

Per le persone che fanno uso/abuso di sostanze e non sono in grado o non vogliono smettere di usarle in un determinato momento della loro vita, accedere ai servizi sanitari è importante; è necessario, infatti, offrire alle persone che consumano droghe tutti i presidi e i supporti che possano aiutarli a minimizzare, se non eliminare, i rischi che derivano dalla prosecuzione dell’uso di sostanze.

Gli interventi di riduzione del danno sono pratici, fattibili, efficaci, sicuri e economici. La maggior parte degli interventi di riduzione del danno costano poco, sono facili da mettere in atto ed hanno un elevato impatto sulla salute individuale e collettiva. In un mondo dove non ci sono mai abbastanza risorse, il beneficio è massimizzato quando interventi a basso costo/elevato impatto vengono scelti rispetto ad interventi di costo elevato/basso impatto

E’ quindi essenziale avere a disposizione informazioni sui servizi, e su tutti gli interventi esistenti, che possano aiutare le persone che fanno uso di sostanze a proteggere se stesse e a rimanere nel migliore stato di salute possibile.

Ecco perché, a nostro avviso, riduzione del danno è sinonimo di politiche rispettose dei diritti umani e del diritto alla salute.

Per discutere ed approfondire queste tematiche la LILA la Cattedra di Malattie Infettive dell’Università di Catania Hanno organizzato il

 

Convegno
Riduzione del danno e uso di sostanze

Palazzo della Cultura

11 dicembre 2012 –  ore 8.30

Le strategie di riduzione del danno. Lucia Portis  (Antropologa, Torino).

Le strategie di riduzione del danno a Catania. Maria Grazia Messina (LILA
Catania)

Malattie infettive e consumo. Chiara Frasca (Malattie infettive, Università di Catania)

I consumi e lo stigma.  (LILA Catania)

Presentazione del libro

Cocaina. Il consumo controllato (Edizioni Gruppo Abele)

Susanna Ronconi (Forum Droghe, Torino)

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MOLTI MODI DI ESSERE UNICHE – presentazione del libro

6 Dicembre 2012 by Lila Catania Leave a Comment

La LILA – Catania ti invita

Presentazione del libro:

Molti modi di essere uniche.
Percorsi di scrittura di sé per re-inventare l’età matura.
a cura di  Barbara Mapelli, Lucia Portis, Susanna Ronconi (Ed. Stripes).

 

Lunedì 10 Dicembre2012 ore 18.00
Libreria VOLTAPAGINA, via F. Crispi 262

 

Intervengono
Katia Perna, docente – Liceo Scientifico “Boggio Lera”, Catania
Graziella Priulla – docente di Sociologia dei processi culturali e comunicativi, Università di Catania

Saranno presenti

Lucia Portis – docente di Antropologia e Antropologia culturale all’Università di Torino.
Susanna Ronconi – collaboratrice scientifica della Libera Università dell’Autobiografia di Anghiari.

 

Negli anni Sessanta e Settanta, molte donne, allora ragazze e giovani donne, furono protagoniste di uno straordinario momento di cambiamento, una “rivoluzione di genere” vissuta nelle più diverse dimensioni e modi.

Questo ha portato con sé la necessità di una ricostruzione personale, di forme alternative nelle relazioni, un ripensarsi come donne al di fuori dei copioni sociali. Per tale generazione di donne (e dopo di essa per le altre) nulla è più stato come prima e ora si trova a inventare la propria età matura.

Il libro nasce dall’esperienza maturata nell’ambito del progetto “Re-inventare l’età matura“, sostenuto dalla Libera Università dell’Autobiografia di Anghiari (LUA).

Nei laboratori di scrittura autobiografica, disseminati in 10 città italiane (Abbiategrasso, Arco di Trento, Torino, Sesto Fiorentino, Arezzo, Foligno, Modena, Roma, Napoli e Palermo), le donne, comprese tra i 52 e i 70 anni, che hanno deciso di “mettersi in gioco”, sono state sollecitate a raccontarsi sulle apicalità della vita al femminile: il corpo, l’amore, la maternità, i lavori, la dimensione pubblica, le orme producendo circa 900 testi (scritture di transito, come sono state definite dalle autrici) in grado di ricostruire non solo le storie personali degli anni nei quali le donne furono protagoniste di una rivoluzione culturale ma di verificare le trasformazioni prodotte nell’oggi e quelle che potranno venire nella dimensione della vita che sarà.

Essere soggetti attivi nel mutamento, per un miglioramento della società contemporanea, significa operare una riflessione sulla propria identità e specificità ma anche condividere con altri soggetti (donne, uomini, nuove generazioni) la propria esperienza maturata, le trasformazioni vissute, le soglie oltrepassate e rilanciare le scoperte compiute come valore fondativo del cambiamento possibile.

Molti sono i temi (le salienze definite unità di senso rilevanti e ricorrenti da leggere nella filigrana delle narrazioni) tratti dall’analisi dei testi prodotti che ci conducono, attraverso la lettura di brani delle scritture originali, all’interno di una storia collettiva narrata a più voci dove ricordi personali si alternano a descrizioni dello sfondo storico-culturale di quegli anni che sembrano appartenere, causa l’oblio generale al quale sembra siano stati destinati per alcuni decenni, ad altra epoca storica. (Portis – Ronconi)


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1° Dicembre – Giornata Mondiale lotta AIDS

30 Novembre 2012 by Lila Catania Leave a Comment

1° Dicembre dalle 16.30 banchetto informativo in via Etnea, Catania.

Operatori LILA e medici infettivologi risponderanno ad ogni tua domanda, dubbio o curiosità sulle infezioni a trasmissione sessuale, sulle epatiti e sull’infezione da HIV al gazebo della LILA;

 

HIV E AIDS, DATI DEL MINISTERO DELLA SALUTE: QUATTROMILA NUOVE INFEZIONI L’ANNO, CIRCA 200 IN SICILIA, E SI CONTINUA A FARE FINTA DI NIENTE.

 

ZERO nuove infezioni da HIV, ZERO discriminazione, ZERO morti per AIDS,

“GETTING TO ZERO” è l’obiettivo che l’Organizzazione Mondiale della Sanità, UNAIDS  e tutte le associazioni di volontariato intendono raggiungere entro il 2015.  A che punto siamo in Italia, e in Sicilia?


In due anni 30 diagnosi di HIV per trasmissione del virus da madre a figlio, due in Sicilia. Un dato indegno di un Paese civile.

Per la prima volta, a trent’anni della comparsa dell’HIV, abbiamo dati sufficientemente certi sulla dimensione dell’epidemia in Italia e del suo andamento. Viene confermata la stima di circa 4mila nuove infezioni l’anno (la cifra data è minore ma probabilmente sottostimata, come afferma lo stesso Istituto Superiore di Sanità), circa 180 in Sicilia, con 5,8 nuovi casi di positività all’HIV ogni 100.000 residenti (ma in diverse regioni si supera l’8 per 100.000 residenti), 1.5 in Sicilia.

 

L’Italia si conferma quindi un paese a incidenza medio-alta, con tutte le necessità di prevenzione che questo dato comporta.

Due sono le criticità che balzano agli occhi: le diagnosi tardive e la modalità di infezione. Entrambe legate direttamente alla qualità dell’informazione e dei servizi rivolti alle persone.

I late presenters, persone che arrivano alla diagnosi di positività all’HIV in uno stato di compromissione, inconsapevoli di avere da tempo contratto il virus, sono stati il 54 per cento nel 2010, e il 56,4 per cento nel 2011. Un dato costantemente in aumento, che riguarda tutte le popolazioni (eterosessuali, uomini che hanno rapporti omosessuali, consumatori di droghe per via endovenosa). In Italia la maggioranza delle persone arriva al test HIV non in seguito a un comportamento a rischio, ma praticamente per caso, o perché si manifestano sintomi di una compromissione già avanzata, o in relazione a controlli medici dovuti ad altri percorsi clinici.

Diagnosi tardiva non significa solo “non aver fatto il test”. Significa scarsa o errata percezione del rischio, e quindi mancata prevenzione, significa avere informazioni insufficienti su una patologia che può essere evitata semplicemente: con l’uso del preservativo. Ricordiamo che la stragrande maggioranza delle nuove diagnosi di HIV, che sfiora l’80 per cento, è dovuta a rapporti sessuali, sia omo che etero (45,6 e 33,2 per cento).

Inquietanti appaiono poi i dati che riguardano i bambini. Le nuove diagnosi da HIV in cui la causa di infezione è stata la trasmissione verticale, da madre a figlio, sono state 11 nel 2010 e 19 nel 2011, per un totale di 30. Sono state 39 le diagnosi per persone con meno di 15 anni (14 nel 2010 e 25 nel 2011, i figli di stranieri sono 9 in tutto), e ben 15 di queste sono state per bambini con meno di 2 anni. Un dato allarmante e stupefacente, in un Paese in cui il test HIV dovrebbe essere ormai di routine per chi aspetta un figlio, perché i genitori possano accedere alle opportune terapie e i bimbi nascere sani.

La questione maternità coinvolge ovviamente le donne in prima persona. Ben il 3 per cento del totale delle nuove diagnosi da HIV accade in gravidanza. Un dato che, ancora, può significare scarsa consapevolezza e prevenzione. Altrettanto si può dire del fatto che oltre il 10 per cento delle donne Late presenters ha avuto la diagnosi in gravidanza.

Certo, il test è importante, ma non è prevenzione. Serve a dignosticare l’HIV quando l’infezione è già avvenuta! Ci chiediamo quando verrà il giorno in cui l’Italia si impegnerà a tutelare la salute dei suoi cittadini, rivolgendosi a giovani, donne, omosessuali con un linguaggio idoneo e senza pruriti. Quando la prevenzione verrà considerata per quello che è, ovvero accesso a informazioni e preservativi per tutti. Quando parlerà in maniera diretta alle popolazioni più vulnerabili invece di promuovere messaggi e azioni fumosi, per niente mirati, incompleti, paternalisti, ipocriti. Quando affronterà pubblicamente i temi discriminazione e stigma, che colpiscono le persone sieropositive e l’intera popolazione scoraggiando il ricorso a test e prevenzione. Quando, in tempi di spending review, capirà che un’infezione evitata fa risparmiare non solo sofferenze, ma anche denaro.

Quando?

 

10 goal per il 2015

 

  1. Riduzione del 50% dei casi a trasmissione sessuale, inclusi giovani, omosessuali e sex-worker;
  2. Eliminazione dei casi trasmessi da madre a figlio e riduzione del 50% delle morti  correlate all’AIDS durante il parto;
  3. Prevenzione di tutte le nuove diagnosi correlate all’uso di sostanze;
  4. Accesso universale alle terapie antiretrovirali per tutte le persone affetta da HIV/AIDS eleggibili al trattamento;
  5. Riduzione del 50% delle morti delle persone affette da HIV/AIDS dovute alla tubercolosi;
  6. Accesso alle cure ed al supporto per tutte le persone affette da HIV/AIDS;
  7. Promozione di azioni politiche tendenti a cambiare le leggi  punitive nei Paesi dove non vengono rispettati i diritti umani delle persone omosessuali, delle persone che fanno uso di sostanze e delle persone che si prostittuiscono;
  8. Eliminazione delle restizioni di movimento (viaggiare o risiedere) rivolte alle persone affette da HIV/AIDS;
  9. Promozione di leggi specifiche rivolte alle donne e alle adolescenti.
  10. Zero tolleranza alla violenza di genere.

 

Se vuoi essere informato su tutte queste tematiche, raggiungici il 1° Dicembre al gazebo della LILA. Il gazebo sarà in via Etnea dalle ore 16,30; inoltre, se vuoi sostenere le nostre iniziative, potrai comprare pubblicazioni scientifiche, materiale informativo, gadget e preservativi.

 

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INIZIATIVE LILA CATANIA PER IL 1° DICEMBRE 2012

30 Novembre 2012 by Lila Catania Leave a Comment

23 novembre 2012, ore 20.30
presso la sede del Rotary Club Catania Sud di corso Italia n. 58 – Catania, in Interclub tra con il Rotary Club Catania Nord, il Presidente della LILA (Lega Italiana per la Lotta contro l’AIDS) sez. Catania Luciano NIGRO, Professore Associato di Malattie Infettive, Tiziana LAZZARO, componente del direttivo della LILA sez. Catania e Coordinatrice “Gruppo Africa” ed il Dott. Fabio CAMPISI, componente del coordinamento LILA Nazionale, relazioneranno su: Volontariato in Africa ‘Batsirai’: Cronaca di un progetto in Zimbawe.
La serata è riservata ai soci.

 


25 novembre 2012, ore 18.00
Hotel Excelsior, piazza Verga Catania, torna
LILA Batte, asta benefica a favore dei progetti della LILA di Catania.
Maggiori dettagli e gli ogetti all’asta li trovi sul sito www.lilacatania.it

 

25 Novembre ore 18.00
saranno estratti i biglietti vincenti del sorteggio della LILA: 1° premio un televisore.
I 15 numeri estratti saranno riportati dal 26 novembre sul sito www.lilacatania.it

 

Martedì 27 Novembre 2012 | ore 20.30
presso | Sala Arci – piazza S. Lucia, 21 – Siracusa
Info | t. 3298721212 – 3209780761 | www.stonewall.it

COVER BOY
Italia – 2006 – 97 min.
Regia di Carmine Amoroso

Organizzazione Stonewall glbt Siracusa
in collaborazione con Lila Catania

 

1° Dicembre dalle 16.30
banchetto informativo in via Etnea, Catania.
Operatori LILA e medici infettivologi risponderanno ad ogni tua domanda, dubbio o curiosità sulle infezioni a trasmissione sessuale, sulle epatiti e sull’infezione da HIV al gazebo della LILA, inoltre potrai comprare a sostegno della LILA, gadget e preservativi.

 

11 Dicembre ore 8.30
presso il Palazzo della Cultura di via Landolina Catania è stato organizzato un incontro su: “Riduzione del danno e uso di sostanze”. Il seminario moderato da Luciano Nigro avrà come relatori Lucia Portis  (Antropologa, Torino),  Maria Grazia Messina (LILA Catania), Chiara Frasca (Malattie infettive, Catania),  Antonino de Cristofaro (LILA Catania). Susanna Ronconi (Forum Droghe, Torino), presenterà i dati dell’indagine “Cocaina. Il consumo controllato (Edizioni Gruppo Abele).
L’incontro è rivolto a: operatori, insegnanti, studenti, associazioni ed a chiunque sia interessato.

 

11 Dicembre ore 14.30

presso l’Aula Magna del Policlinico della facoltà di Medicina di Catania, insieme alla cattedra di Malattie Infettive ed agli studenti del collettivo “Lupus” è stato organizzato un ADE (Attività didattica elettiva) rivolto agli studenti di Medicina dal tema “Prevenzione delle infezioni e strategie di riduzione del danno”. L’incontro, moderato da Mario Cuccia (Servizio Epidemiologia e Prevenzione, Catania) avrà come relatori Luciano Nigro (Università di Catania), Susanna Ronconi (Forum Droghe, Torino), Alessia Prezzavento (Collettivo studenti  “Lupus”, Catania), e Lucia Portis  (Antropologa, Torino).

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Filed Under: INIZIATIVE

1 Dicembre 2012 – GETTING TO ZERO

28 Novembre 2012 by Lila Catania Leave a Comment

Ogni anno per la Giornata internazionale di lotta contro l’Aids viene tradizionalmente coniato uno slogan, per focalizzare l’attenzione su un particolare aspetto della patologia. Nel 2010 si è deciso che lo slogan sarebbe rimasto lo stesso fino al 2015: Getting to Zero – Arrivare a Zero: zero nuove infezioni, zero discriminazioni e zero morti Aids correlate. Il mondo si è impegnato a fermare la diffusione di HIV/AIDS entro il 2015. Si può fare! Anche in Italia.

Lo slogan Getting to Zero riguarda tutti e richiede a ogni nazione un impegno convincente dentro e fuori i propri confini, per prevenzione, cura, sostegno. E per la difesa dei diritti civili, compresi il diritto alla salute per tutti e alla non discriminazione per le persone sieropositive. La Giornata internazionale di lotta contro l’Aids non è solo commemorazione: è capacità di guardare al futuro. Negli Usa si sono dati uno slogan ulteriore, più specifico: Working Together for an AIDS-Free Generation (lavorare insieme per una generazione libera da HIV/AIDS).

Zero nuove infezioni
Una notizia importante per l’Italia è che quest’anno, finalmente, per la prima volta forse avremo dati certi, reali, e non solo stime, sull’andamento dell’epidemia nel nostro paese. Pare infatti che sia stato completato il sistema nazionale di sorveglianza sulle nuove infezioni da HIV, finora rimasto parziale. Se fino ad oggi la stima dell’Istituto superiore di Sanità è stata di circa 4000 infezioni per ogni anno, ora sapremo se questo dato corrisponde alla realtà. Ci aspettiamo di avere dati più precisi anche sulle popolazioni più colpite, sulle modalità di trasmissione, sulla percentuale di coloro i quali scoprono di avere l’HIV solo quando ricevono una diagnosi di Aids.

Zero discriminazioni
Anche quest’anno non sono mancate le segnalazioni su discriminazioni che colpiscono in uno dei luoghi più importanti per la vita delle persone: il mondo del lavoro. Abbiamo denunciato pubblicamente l’episodio più grave: l’inserimento in tutti, ma proprio tutti, i bandi del ministero della Difesa della richiesta di un test HIV negativo. Non esistono motivi reali per l’esclusione per le persone che vivono con l’HIV da qualsiasi mansione (anche civile, visto che esiste un bando con veto anche per il concorso per volontario in ferma annuale, passaggio oggi obbligato per chi voglia entrare in polizia o nei vigili del fuoco). Esistono invece leggi, nazionali e internazionali, che affermano che tale esclusione non ha fondamento e non è possibile, e che andrebbero rispettate.

Zero morti AIDS correlate
L’HIV è ricomparso tra gli obiettivi di piano, nella proposta di riparto fondi sanitari del 2012, dopo anni di assenza dall’agenda del ministero della Salute. Di ciò va dato non poco merito alle associazioni che per anni l’hanno rivendicato, nella Consulta nazionale AIDS e attraverso il Forum della società civile su Hiv/Aids, costituito nel 2011 durante la Conferenza internazionale sull’Aids di Roma. E’ un timido passo avanti, ma anche un’occasione sprecata, dato che la linea progettuale individuata dal ministero riguarda la sola diagnosi di infezione da HIV. Nulla va alla prevenzione. Per quanto la diagnosi precoce sia importante per le persone con HIV, la priorità resta infatti evitare nuove infezioni. Per la salute delle persone e anche delle casse statali, dati i costi delle terapie. Molto più alti dei costi dei preservativi, maschili e femminili, che questo Paese si ostina a non rendere adeguatamente disponibili, soprattutto per le nuove generazioni, sebbene oltre l’80 per cento delle nuove infezioni sia dovuto a trasmissione sessuale.

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Filed Under: NEWS

COVER BOY – 2° film della rassegna FUORI MENÙ

26 Novembre 2012 by Lila Catania Leave a Comment

Martedì 27 Novembre 2012 | ore 20.30
presso | Sala Arci – piazza S. Lucia, 21 – Siracusa
Info | t. 3298721212 – 3209780761 | www.stonewall.it

COVER BOY
Italia – 2006 – 97 min.
Regia di Carmine Amoroso
Principali interpreti:
Eduard Gabia – Luca Lionello – Chiara Caselli – Luciana Littizzetto

Organizzazione Stonewall glbt Siracusa
in collaborazione con Lila Catania

 

Cover boy ha una carica emotiva particolarmente forte. L’incontro fortuito tra due ragazzi, crea il pretesto per affrontare un malessere sociale che accomuna le nuove generazioni: la precarietà nel lavoro, nella vita sociale, nelle relazioni interpersonali, negli affetti.
(Articolo 21)

Michele e Ioan sono due ragazzi alla ricerca di un lavoro stabile, traguardo che sembra sempre più lontano. Lionello ha passato la quarantina e quando viene licenziato dall’impresa di pulizie della stazione Termini continua a far finta di lavorare piuttosto che affrontare l’umiliazione di essere disoccupato. Ioan, giovane immigrato rumeno scampato alla rivoluzione nel suo paese, incontra Lionello alla stazione e affitta un letto nella sua casa. I due coltivano il sogno di aprire un ristorante sul Danubio, finché Ioan non viene scoperto da una fotografa e diventa un ragazzo copertina…

Evento Facebook

 

prossimo film | I RAGAZZI STANNO BENE – martedì 4 dicembre 2012 | ore 20.30

 

fuori menu rassegna film gay stonewall glbt siracusa

 

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Filed Under: INIZIATIVE

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