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Lila Catania

NO ALL’INSTALLAZIONE DEL MUOS!

3 Ottobre 2012 by Lila Catania Leave a Comment

NO AI DRONI A SIGONELLA! SI ALLA SMILITARIZZAZIONE DELLA SICILIA!
Da anni denunciamo il ruolo di morte della base militare di Sigonella, ancor più moltiplicato dalla presenza dei droni (aerei senza pilota), dei quali diverrà la capitale mondiale per le guerre Usa del 21° secolo. Da sempre sosteniamo che l’interesse allo sviluppo della nostra isola sia diametralmente opposto alla presenza di morte della base di Sigonella, i voli civili dell’aeroporto di Fontanarossa sono orientati dal radar di Sigonella, che privilegia i voli militari a scapito di quelli civili. Con la prossima chiusura dell’aeroporto di Fontanarossa i nodi stanno venendo inesorabilmente al pettine.
Sia le istituzioni che i media si stanno finalmente rendendo conto che la Sicilia è stata stuprata per decenni dalla presenza delle basi Usa e Nato.
I rischi alla sicurezza dei voli civili e delle nostre vite verrebbero moltiplicati se venisse installato il centro di comunicazione satellitare Usa MUOS a Niscemi.
Nel cuore della riserva naturale Sughereta a Niscemi da 21 anni sono attive 41 antenne della stazione Usa NRTF, le cui emissioni elettromagnetiche violano sistematicamente i limiti previsti dalla legge. Il Muos è nocivo per la nostra salute, è devastante per la flora e la fauna, è la vera causa della mancata apertura dell’aeroporto di Comiso; è un ingombrante ostacolo per il rilancio del nostro territorio; è uno strumento di morte e di guerra. A 30 anni dalle grandi mobilitazioni popolari contro gli euromissili a Comiso, riaffermiamo la sovranità del popolo siciliano.
MOBILITIAMOCI CONTRO I CRESCENTI PROCESSI DI
MILITARIZZAZIONE DELLA NOSTRA TERRA!
Vogliamo che si revochi immediatamente l’installazione del MUOS e che si smantellino le 41 antenne NRTF. Vogliamo la smilitarizzazione della base americana di Sigonella, da riconvertire in aeroporto civile internazionale. Vogliamo il taglio delle spese militari, mentre i governi tagliano la spesa sociale e aumentano ogni genere di tasse ed imposte. Vogliamo che la Sicilia sia una culla di Pace al centro di un Mediterraneo mare di incontro, di convivenza e di cooperazione tra i popoli.
NON DELEGHIAMO A NESSUNO LA DIFESA DELLE NOSTRE VITE!
RIPRENDIAMOCI ORA IL NOSTRO FUTURO!
Martedì 2 ottobre dalle ore 10,00 – All’aeroporto di Fontanarossa (zona arrivi) – presidio informativo
Mercoledì 3 ottobre alle ore 15,00 – Sit–in di fronte alla base di Sigonella (SS. Ct – Gela)
alle ore 16,30 – Incontro multietnico di fronte al Mega Cara di Mineo Contro le politiche segregazioniste per i migranti, per un permesso umanitario a chi fugge dalle guerre dalle 19,30 – assemblea e concerto in piazza Municipio a Palagonia

SABATO 6 OTTOBRE ALLE ORE 14,30 MANIFESTAZIONE NAZIONALE A NISCEMI

Comitato di base NoMuos-NoSigonella-Catania, Comitato NoMuos di Scordia, Comitato NoMuos Mineo, Comitato NoMuos OndEvitare Caltagirone – hanno aderito:Open Mind, Red Militant, Cobas Scuola, Rete Antirazzista Catanese, GAS Tapallara, Officina Rebelde, PdCI, PRC, FAS(Ct)

 

Scarica il volantino.

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AMBULATORI PER GLI IMMIGRATI IRREGOLARI

3 Ottobre 2012 by Lila Catania Leave a Comment

Fonte | ArgoCatania

Esiste nella nostra regione una reale copertura sanitaria offerta agli stranieri immigrati, regolari e non? Ce lo chiedevamo su Argo poco più di un mese fa. La risposta ci è venuta dalla dottoressa Eleonora Caltabiano, che abbiamo incontrato e dalla quale abbiamo ricevuto le informazioni necessarie per capire la situazione concreta a livello locale.

“La copertura c’è, per tutti, anche per gli irregolari” ci spiega, ed entra nel dettaglio, “chi ha il permesso di soggiorno o, per i comunitari, un contratto di lavoro, ha diritto di iscriversi al SSN e ha gli stessi diritti dei cittadini italiani: medico di base, possibilità di accedere alle analisi e alla diagnostica, pagamento dei ticket in base alle fasce di reddito. Chi non ha permesso di soggiorno, ed è quindi un irregolare (espressione più rispettosa del più frequente “clandestini”), ha diritto ad accedere ad ambulatori pubblici dedicati”

Ci lavora la dottoressa in uno di questi ambulatori, quello aperto ogni lunedì e venerdì mattina, dalle 8,30 alle 13.30 presso il Garibaldi di Nesima. Trattandosi di un ambulatorio socio-sanitario, a gestirlo, insieme a lei, c’è l’assistente sociale Nives Bellomo, che in genere effettua il primo colloquio cercando di individuare eventuali problemi sociali. Sia la dottoressa, specialista in malattie infettive, sia l’assistente sociale, sono dipendenti dell’azienda ospedaliera Garibaldi, e svolgono il loro lavoro in orario di servizio, senza nessun supplemento di remunerazione.

Che tutti gli stranieri presenti in Italia, regolari o irregolari, comunitari o extracomunitari, abbiano diritto ad essere curati lo ha previsto nel 1998 la legge Turco-Napolitano. Non hanno intaccato questo diritto né la Bossi-Fini né il cosiddetto “pacchetto sicurezza”, anche grazie alla campagna “Noi non denunciamo”, organizzata dal personale sanitario, preoccupato dell’introduzione del reato di clandestinità. Se fosse scattato infatti l’obbligo di denuncia degli irregolari, nessuno di questi si sarebbe più presentato ad un pronto soccorso o ad un ambulatorio medico.

A partire dalla Turco-Napolitano, le varie regioni, tra cui anche la Sicilia, hanno diffuso delle linee guida e cercato di individuare le modalità di intervento. A Catania si attivò subito il dott. Mario Raspagliesi da cui fu organizzato il primo ambulatorio di libero accesso per gli stranieri, con rilascio di un apposito codice, presso l’ospedale Garibaldi. Lo stesso che ora è tenuto dalla dottoressa Caltabiano, mentre il dottor Raspagliesi ne tiene uno all’ospedale Cannizzaro, dove attualmente lavora.

A coloro che li frequentano, stranieri irregolari che non possono iscriversi al SSN, viene rilasciato un tesserino particolare con un codice STP (Straniero Temporaneamente Presente) valido sei mesi e rinnovabile.

Da quando Romania, Polonia, Bulgaria sono entrati nella UE, chi proviene da questi paesi è diventato cittadino comunitario. Se però non ha un contratto di lavoro, non può iscriversi al SSN e viene assistito in questi stessi ambulatori dove riceve un tesserino con il codice ENI (Europeo non iscritto).

“Fungiamo da medici di base -ci dice la dottoressa Caltabiano- e di fatto facciamo medicina generale. Possiamo prescrivere radiografie e analisi, che lo straniero effettuerà presso una struttura pubblica, a cui noi stessi lo indirizziamo. Sono spesso persone spaesate, che non conoscono l’italiano e che vanno aiutate ad orientarsi. A volte facciamo precedere il loro arrivo da una telefonata ai colleghi, per agevolarli. Se c’è una patologia infettiva mandiamo il paziente presso il nostro Day Hospital. Nel caso di donne in gravidanza le indirizziamo verso alcuni consultori con cui abbiamo dei contatti in rete.”

Anche se i medici operano in questi ambulatori non come volontari, ma come dipendenti di una struttura pubblica, il modo in cui svolgono il loro lavoro richiede una sensibilità e un’attenzione non comuni. Molte sono infatti le problematiche da affrontare, prima tra tutte quella della lingua. Non sarebbe risolutiva neanche la presenza di un mediatore culturale, perchè imprevedibile e varia è la provenienza di questi stranieri e quindi molto diverse sono le lingua parlate.

“Ci arrangiamo con l’inglese e con il francese, ma abbiamo anche creato una rete di solidarietà con gruppi ed enti che ci aiutano, come la Casa dei popoli del Comune di Catania, anche con un servizio di interpretariato telefonico.”

Ecco, la rete. Sono i contatti stabiliti, le disponibilità richieste e offerte, che permettono di offrire un servizio realmente efficiente e, possibilmente, veloce.

I numeri. “Al Garibaldi, ci dice la dottoressa, abbiamo fornito 1800 tesserini e visitiamo un numero di pazienti da varia da 5 a 15 al giorno, 40-80 al mese. La presenza numericamente più elevata è quella delle donne rumene”.

Ogni ambulatorio ha il suo archivio, in cui vengono registrate le presenze e le patologie. Manca però un registro generale che raccolga i dati a livello regionale o anche solo provinciale. Non si può evitare, quindi, che lo stesso straniero chieda un altro tesserino STP o ENI presso un’altra azienda ospedaliera.

E i costi? I fondi provengono in parte dal ministero dell’Interno, attraverso le prefetture (patologie urgenti ed essenziali), in parte dal SSN (salute materna e infantile, attività di prevenzione, come vaccinazioni, malattie infettive). L’accesso comunque non è alto e quindi i fondi necessari sono pochi.

Non tutti gli stranieri infatti sono al corrente dei loro diritti e conoscono l’esistenza di questi ambulatori. Gli stessi operatori sanitari hanno predisposto dei fogli, scritti in diverse lingue, con i giorni, gli orari, gli indirizzi degli ambulatori, oltre all’elenco dei servizi offerti. I volantini vengono diffusi dagli stessi pazienti o dai volontari delle varie associazioni che si occupano di migranti, dall’Arci al Centro Astalli.

“Anche io ho partecipato ad incontri di tipo informativo presso varie associazioni, e offro la mia disponibilità di medico presso il centro Astalli, a titolo gratuito” conclude Eleonora.

Lavorare con gli stranieri irregolari, questi paria della nostra società, è qualcosa che, evidentemente, le sta a cuore…

Accludiamo l’ELENCO degli AMBULATORI PER L’ASSISTENZA SANITARIA AGLI IMMIGRATI CHE RILASCIANO CODICI STP/ENI A CATANIA E PROVINCIA

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SOLIDARIETÀ AGLI IMMIGRATI DEL C.A.R.A. DI MINEO

25 Settembre 2012 by Lila Catania Leave a Comment

Fonte | ArgoCatania

“Il Cara di Mineo non è il centro modello per richiedenti asilo, il fiore all’occhiello del governo italiano nel campo dell’accoglienza ai migranti. Al contrario è un luogo di sofferenza dove quasi 2.000 richiedenti asilo vivono in una condizione di totale isolamento, nell’incertezza più assoluta sul proprio futuro”.

 

Lo afferma la Rete Antirazzista catanese in una nota nella quale esprime solidarietà ai migranti a Mineo in attesa di diritto d’asilo e nel contempo ha organizzato il 30 luglio di fronte al ”Villaggio degli aranci” un incontro interetnico con i migranti in cui è stata offerta loro anche assistenza sanitaria con un’equipe di medici della Lila (Lega Italiana Lotta all’Aids).

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PRIMA GIORNATA INTERNAZIONALE DEL CONDOM FEMMINILE (FEMIDOM) – 12 settembre 2012

13 Settembre 2012 by Lila Catania Leave a Comment


La Lega Italiana per la Lotta contro l’Aids aderisce e ancora chiede: in Italia quando?
Sono passati anni da quando la LILA ha cominciato a chiedere anche per l’Italia azioni di sostegno e diffusione del Femidom, il condom femminile. Distribuito gratuitamente in diverse città dell’Europa e degli Stati Uniti, e inserito anche su impulso di Unaids e Oms nei programmi di prevenzione nei Paesi a basso reddito, in Italia il Femidom resta un oggetto aneddotico, protagonista al massimo di qualche breve articolo di colore sulle riviste femminili (che ringraziamo).
 
Ignorato da strutture sanitare e ginecologi, rifiutato ancora più (se possibile) del condom maschile da vertici governativi che preferiscono, quando si parla di salute pubblica, disquisire di bollicine nelle bevande più che di preservativi, il Femidom resta così l’oggetto misterioso, di cui poco si sa e che ancora meno si usa. Uno strumento importante, comunque uno strumento in più, per poter evitare malattie sessualmente trasmesse, tra cui ovviamente l’Hiv, e gravidanze indesiderate, che resta indisponibile per le cittadine e i cittadini italiani. Si può ordinare in farmacia, ma i costi sono ancora proibitivi (oltre 2 euro l’uno), proprio per la sua scarsa diffusione (e non dimentichiamo che l’IVA, in Italia, sui preservativi sia maschili che femminili è ancora al 21 per cento).
 
Oltre la metà delle donne che vivono con l’Hiv, in Italia, scoprono l’infezione al momento della diagnosi di Aids. Ancora più grave è il dato per i giovani, e quindi anche per le giovani donne, che supera l’80 per cento. Sono numeri che non possono essere ignorati, così come non si può ignorare che strumenti educativi e preventivi, profilattici compresi, sono insufficienti. Ma oltre a non essere promossi, in questo Paese sono addirittura osteggiati, con gravi conseguenze per la salute della popolazione e anche per i conti pubblici.
 
Perciò la LILA sostiene il Global Female Condom Day anche qui in Italia. Come sempre il Femidom, come i condom, è disponibile gratuitamente per le cittadine e i cittadini nelle nostre sedi, e le istituzioni possono rivolgersi a noi per sapere come ottenerli e diffonderli. Attualmente il 99 per cento dei preservativi distribuiti globalmente sono maschili, solo l’1 per cento sono femminili. In Italia va anche peggio. C’è bisogno del sostegno di tutte e di tutti per far sì che il Femidom sia finalmente conosciuto per quello che è: un efficace strumento di prevenzione e di empowerment femminile.
 
Per informazioni, e per sottoscrivere la petizione: www.nationalfccoalition.org
 
Il Femidom della LILA

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L’era legale, ovvero il fallimento delle politiche proibizioniste.

7 Settembre 2012 by Lila Catania Leave a Comment

Fonte | ArgoCatania

Sugli schermi italiani dal gennaio 2012, ma passato quasi sotto silenzio. Parliamo del film di Enrico Caria, ” L’era legale”, proposto a Catania dal cinema King e recensito  per Argo da Luciano Nigro, medico infettivologo e presidente della L.I.L.A. (Lega Italiana per la Lotta contro l’AIDS) di Catania.

Il film spiega, in modo semplice e convincente, perché le politiche proibizioniste sono un fallimento, non solo dal punto di vista sociale e sanitario, ma anche e soprattutto dal punto di vista economico. Siamo finalmente di fronte a una presa d’atto che dimostra, in maniera chiara, che l’unico risultato delle politiche proibizioniste è stato, ed è, quello di consentire l’arricchimento degli uomini e delle donne di mafia e di condannare all’emarginazione, sempre, alla malattia, spesso, e alla morte, per fortuna raramente, generazioni di giovani.

Anno 2020: come è potuto accadere che Napoli è diventata una città sicura, priva di pericoli e spazzatura? La ragione è la “discesa in campo” di Nicolino Amore che, nato poverissimo, diventa Sindaco della Città. E’ possibile battere la camorra e l’illegalità, si chiede ad un certo punto della sua sindacatura? Si è possibile, è la risposta. Come? Legalizzando le droghe e distribuendole gratuitamente sotto controllo medico. Dove si trovano le droghe da distribuire? Semplice, basta utilizzare quelle sequestrate alle mafie.

Inizia, perciò, l’operazione “Mo’ basta”! Un programma di liberalizzazione della droga, con l’obiettivo di togliere soldi, potere e attrazione alla camorra, ridare valore alla legalità e rilanciare l’economia.

Come conseguenza, le mafie perdono la liquidità, che consentiva loro di corrompere chiunque, inclusi politici e magistrati, la Città rientra nella legalità, l’uso delle sostanze diminuisce, aumentano -grazie al nuovo clima di legalità- i posti di lavoro e finalmente si può vivere in un contesto a misura d’uomo.

Questa, in poche parole la trama del film. Un film che,  “grazie” al modo di fare informazione che purtroppo caratterizza il nostro Paese e a un clima generale “moralista” e ipocrita, è passato inosservato, quasi sotto silenzio. Le intellighenzie nostrane, infatti, riparate all’ombra di un perbenismo di facciata, continuano a sostenere che la legalizzazione delle droghe servirebbe solo ad aumentare il numero di persone che ne fanno uso.

Il film (che rappresenta una positiva e interessante novità nel panorama addormentato della nostra odierna cinematografia) si sofferma, delicatamente ed evitando forzature ideologiche, a valutare i risultati raggiunti, nel mondo e non solo a Napoli, dalle politiche proibizioniste: sfruttamento, povertà, tossicodipendenti e soprattutto potere alle narco-mafie.

Fortunatamente, autorevoli personaggi della cultura e della politica italiana hanno prestato la loro faccia al “mockumentary”: magistrati antimafia come Pietro Grasso e Vincenzo Macrì, scrittori come Giancarlo De Cataldo e Carlo Lucarelli, giornalisti come Bill Emmott e Marcelle Padovani, il presidente di Lega Ambiente Francesco Ferrante e Tano Grasso di Libera.

Sono fuori dalla realtà le tesi proposte da Carria? Direi proprio di no, infatti circa un mese fa, l’Osservatorio Europeo delle droghe e delle tossicodipendenze (il centro di riferimento per le informazioni sulla droga nell’Unione europea) ha pubblicato un report che, ancora una volta, ha avvalorato le tesi di chi considera le leggi proibizioniste un fallimento.

Non a caso, nella relazione viene affermato che l’Italia, dove è attualmente in vigore la legge più repressiva a livello europeo, è il paese con il maggior numero di consumatori di sostanze del vecchio continente, sia ‘leggere’ che ‘pesanti’. L’Italia è un paese dove la droga, monopolio delle mafie legittimate dalle leggi proibizioniste, è proibita ma è di fatto libera, poiché è facile comprarla, purché si conoscano i luoghi dello spaccio e si sia disposti a diventare ostaggio degli spacciatori.

L’Italia è anche il paese della disinformazione, si tende, infatti, a equiparare tutte le sostanze, a non distinguere gli effetti dell’uso da quelli dell’abuso; elementi che rendono i giovani ‘suscettibili’ di transitare facilmente da una non droga come la marijuana, a droghe più difficili da gestire, e quindi più pericolose, come la cocaina, l’eroina, gli acidi e tutto quello che il mercato propone.

Forse legalizzare, tout court, le droghe non è proponibile nell’immediato, ma a questo bisogna tendere, per cui è necessario non farsi dettare le leggi dall’ignoranza, dal pregiudizio e dalla paura, ma dalla lettura della realtà, dall’analisi dei dati concreti, dalla conoscenza dei risultati ottenuti dalle organizzazioni di volontariato.

Bisogna informare correttamente le persone sugli effetti e sui difetti delle sostanze, informare i consumatori sui loro diritti e vigilare perché vengano loro garantiti, implementare e finanziare le politiche di riduzione del danno. L’informazione corretta renderebbe i consumatori più consapevoli, toglierebbe armi persuasive agli spacciatori e, principalmente, salverebbe molte vite.

Così come si salverebbero molte vite garantendo controlli di sicurezza sulle sostanze e togliendole dal mercato illegale.
Iniziamo legalizzando la cannabis, la più innocua fra le droghe legali ed illegali.

Per chi volesse saperne di più sulle politiche di riduzione del danno:
http://www.lila.it/;

http://www.fuoriluogo.it/;

http://www.emcdda.europa.eu/;

http://harmreduction.org/;

www.ihra.net/

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Ciak si LILA – rassegna film settembre-ottobre 2012

29 Agosto 2012 by Lila Catania Leave a Comment

 

ARENA ARGENTINA:

  • Lunedì 3 – BIRD, di Clint Eastwood, Con Forest Whitaker, Diane Venora; Usa 1988; 2h e 40 min.; Spettacolo unico ore 21
  • Lunedì 10 – L’UOMO DAL BRACCIO D’ORO, di Otto Preminger, con Frank Sinatra, Kim Novak, Darren McGavin; Usa 1955; 2h; ore 20,30 – 22,40
  • Lunedì 17 – L’ODIO, di Mathieu Kassovitz, con Vincent Cassell; Francia 1995; 1h e 35 min.; Presentato al Festival di Cannes; ore 20,30 – 22,30
  • Lunedì 24 – L’ERBA DI GRACE, di Nigel Cole, Con Leslie Phillips, Brenda Blethyn, Craig Ferguson; G.B. 2000; 1h e 30 min. ore 20,30 – 22,30

CINEMA KING:

  • Lunedì 1 – MY NAME IS JOE, di Ken Loach, con Peter Mullan; G.B. 1998; 1h e 45 min.; ore 18 – 20:30 – 22:30
  • Lunedì 8 – MARIA FULL OF GRACE, di Joshua Marston, con Catalina Sandino Moreno; Usa/Colombia 2004; 1h e 41 min.; ore 18 – 20:30 – 22:30
  • Lunedì 15 – NOTTI SELVAGGE, di e con Cyril Collard; Francia 1992; 2h e 6 min.; ore 18 – 20:20 – 22.40
  • Lunedì 22 – REQUIEM FOR A DREAM, di Darren Aronofsky, con Ellen Burstyn, Jennifer Connelly; Usa 2000; 1h e 41 min.; ore 18 – 20:30 – 22:30
  • Lunedì 29 – PEPI, LUCI, BOM E LE ALTRE RAGAZZE DEL MUCCHIO,  di Pedro Almodovar, con Carmen Maura; Spagna 1980; 1h e 22 min.; ore 18 – 20:30 – 22:30
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Filed Under: INIZIATIVE

AIDS, invertire insieme la marea

29 Agosto 2012 by Lila Catania Leave a Comment

Dal 22 al 27 luglio, a Washington negli Stati Uniti, si è tenuta la XIX conferenza internazionale sull’AIDS. Il tema della conferenza è stato Turning the tide together (invertire insieme la marea).

A Luciano Nigro (presidente della LILA -Lega Italiana per la Lotta contro l’AIDS- di Catania e docente di malattie infettive) che ha partecipato ai lavori abbiamo posto alcune domande per capire se, su una tematica così importante, ci sono novità significative.

Qual è, innanzitutto, lo ‘stato dell’arte’. Quali sono le cifre relative alla diffusione del virus
Nel mondo si stimano circa 33 milioni di persone affette dall’infezione da HIV (30 milioni di adulti e 3 di milioni bambini), di queste circa 22 milioni vivono nell’Africa sub-Sahariana. Ogni anno nel mondo si infettano circa 2.5 milioni di persone e circa 2 milioni muoiono per AIDS.
In Italia, dal 1982, sono stati notificati 62.617 casi di AIDS; nel 2010 i nuovi casi notificati sono stati 1.079. Al 2010 si stimano, in Italia, circa 200.000 infezioni.
Per maggiori e più precise informazioni è possibile consultare i seguenti siti: http://www.unaids.org/globalreport/Global_report.htm e http://www.iss.it/binary/ccoa/cont/Not_vol_24_n_5_suppl1.pdf

Chi ha partecipato alla conferenza?
Alla conferenza hanno partecipato i maggiori ricercatori e studiosi, a livello mondiale, dell’infezione da HIV; studiosi non solo nel campo scientifico ma anche sociale e politico. Inoltre erano presenti persone affette dall’infezione, attivisti, persone che fanno uso di sostanze, persone che si prostituiscono, persone di vario orientamento sessuale, medici, infermieri, assistenti sociali, psicologi, personaggi dello spettacolo, della cultura e della politica, giornalisti. Erano presenti rappresentanti ufficiali di moltissimi paesi, industrializzati ed in via di sviluppo, organizzazioni non governative di tutti i paesi ed anche alcune comunità religiose.
In tutto più di 23.000 delegati; purtroppo, non avendo gli Stati Uniti concesso il visto, non hanno potuto partecipare le persone che fanno uso di sostanze e le persone che si prostituiscono dei paesi stranieri, cosa mai avvenuta nelle precedenti conferenze.
Laddove tutti i paesi brillavano per la loro attiva presenza, l’Italia brillava per la sua attiva assenza: nessun rappresentante istituzionale, né del mondo scientifico o del volontariato, solamente delegati di buona volontà e a titolo personale.

Che significa concretamente invertire la marea?
Invertire la marea dovrebbe significare “stop alle nuove infezioni” a partire dal 2015. Che non vuol dire la guarigione delle persone infettate, ma bloccare la trasmissione dell’infezione per via sessuale,  per contaminazione da sangue infettato e anche da madre con l’infezione al figlio.

Come raggiungere un obiettivo così ambizioso?
Oggi noi sappiamo che le persone che hanno acquisito l’infezione quando sono regolarmente in trattamento azzerano la carica virale, cioè non hanno virus in circolo, pochissime copie se non addirittura zero, per cui non sono più infettive. Se riuscissimo a trattare tutte le persone con l’infezione e tutte le donne incinte con l’infezione ridurremmo il rischio di trasmettere l’infezione per via sessuale ed ematica del 95-99% e ridurremmo il rischio di trasmettere l’infezione da madre a figlio del 100%
Ovviamente la ricerca per scoprire farmaci risolutivi e per produrre un vaccino non si ferma e deve andare avanti.

Quali campagne sono previste per il futuro?
Se vogliamo raggiungere l’obiettivo di fermare la trasmissione dell’infezione dobbiamo per prima cosa raggiungere le persone infettate, (ancora oggi circa il 25-30% delle persone infettate non sa di esserlo, e il 75% delle nuove infezioni sono dovute ai comportamenti tenuti dalle persone che non conoscono il proprio stato), per poi informarle dei vantaggi della terapia. Bisogna, perciò, migliorare le politiche di accesso al test, ma soprattutto bisogna combattere lo stigma e le discriminazioni che le persone affette dall’infezione subiscono quotidianamente. Inoltre occorre riproporre le politiche di riduzione del danno che avvicinano i servizi alla persone rendendole consapevoli dei loro diritti e dei loro doveri. Ma per fare ciò nel nostro paese è necessario che la politica frequenti i simposi scientifici, faccia tesoro di quello che la comunità scientifica suggerisce e finanzi le campagne di formazione e prevenzione e le terapie.

Quali passi avanti sono stati fatti dal punto di vista medico rispetto alla condizione delle persone sieropositive e di quelle in AIDS conclamato?
Per capire quanto si è andati avanti basta riflettere sul fatto che oggi muore di AIDS solamente chi non sapendo di avere l’infezione non si è curato.
Ma le cose non sono così semplici. Infatti ancora oggi assistiamo nel lungo tempo sia all’insorgenza di effetti collaterali dovuti ai farmaci che a patologie conseguenti allo stato di infiammazione indotto dal virus che, anche se non si replica, è comunque nell’organismo. Nonostante ciò l’aspettativa di vita delle persone con l’infezione da HIV è notevolmente aumentata, così come la qualità della vita.

Quanto peserà nelle politiche sanitarie del nostro Paese l’assenza di rappresentanti ufficiali italiani alla Conferenza?
Molto, tenendo conto anche del fatto che in genere, e quindi anche per altre patologie, dal cancro alle infezioni a trasmissione sessuale e, oserei dire, anche nel campo degli incidenti sul lavoro ( oserei perché le questioni non sono perfettamente comparabili non perché non sono effettive) nel nostro Paese la medicina curativa ha preso e prende sempre il sopravvento sulla medicina preventiva. La medicina curativa procura facili guadagni mentre quella preventiva ‘consente’ salute e posti di lavoro. Inoltre le strategie di riduzione del danno, in Italia, trovano opposizione anche in conseguenza della visione  etico-cattolica di buona parte dei nostri governanti. Come ben sappiamo droga sesso e rock’n roll, nel nostro paese, trovano cittadinanza solo di notte, quando nessuno ci vede.
Bisogna aggiungere però che la ricerca non dorme. Oltre a rendere meno tossici nel lungo tempo i farmaci già esistenti che cronicizzano, la malattia sono allo studio numerosi farmaci che se funzioneranno eradicheranno l’infezione.

Cosa si dovrebbe fare per rispondere positivamente alle sollecitazioni della Conferenza
Avere dei governi che sappiano e vogliano leggere la realtà ed agire sulla base dell’evidenza dei fatti. Che, diversamente da quanto finora ha fatto l’Italia, mantengano impegni e  promesse, dando, innanzitutto, quanto concordato e dovuto al Global fund, organismo mondiale per la prevenzione e la cura di tubercolosi, malaria e infezione da HIV/AIDS. Che rendano disponibili risorse umane, strutturali ed economiche per “turning the tide”.
Noi dal canto nostro non dovremmo mai abbassare la guardia per difendere il diritto alla salute.

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Astalli e L.I.L.A., quando il volontariato coopera

28 Agosto 2012 by Lila Catania Leave a Comment

Fonte | ArgoCatania

Decidere di impegnarsi nel volontariato? Molti lo fanno, scegliendo il settore e l’organizzazione con cui collaborare. Qualcuno lo fa anche in più associazioni, come nel caso di cui parliamo oggi.

Chiara Frasca, giovane medico specializzando in Malattie infettive, operatrice volontaria della L.I.L.A. (Lega Italiana per la Lotta contro l’AIDS), opera presso l’ambulatorio medico per persone immigrate del Centro Astalli di Catania. La abbiamo intervistata.

Quando e perchè è iniziata questa collaborazione?

Già da tempo conoscevo il lavoro  svolto volontariamente da alcuni colleghi medici presso l’ambulatorio del Centro Astalli. Quando ho cominciato a frequentare più assiduamente la LILA è nata in me l’esigenza di partecipare in prima persona  alle attività di volontariato. E’ stato naturale, perciò, indirizzarmi presso il Centro, sia per motivi professionali sia perché ne condividevo gli obiettivi. Inoltre, grazie all’attività ambulatoriale per gli stranieri che viene svolta nell’Istituto sede della mia scuola (Istituto di Malattie Infettive, presidio ospedaliero A.R.N.A.S. Garibaldi Nesima), sono da tempo interessata alle problematiche delle persone immigrate.

In cosa consiste il tuo lavoro?

Svolgo attività ambulatoriale di medicina di famiglia rivolta alle persone straniere senza permesso di soggiorno. Purtroppo, non è, però, possibile rilasciare prescrizioni su ricettari del S.S.N. Quando è necessario, possiamo, comunque, consegnare farmaci presenti nella piccola farmacia del Centro. Allo stesso modo ci comportiamo quando i farmaci sono stati prescritti da specialisti, come nel caso di chi è stato visitato al pronto soccorso.

Quali sono i problemi più comuni?

Affrontiamo, soprattutto, problematiche odontoiatriche ricorrendo, anche, ad alcuni colleghi dentisti “amici del centro Astalli”, disponibili, a titolo gratuito, a visitare le persone che inviamo. Nel caso di interventi più complessi richiedono, comunque, cifre molto basse.
Molte persone vengono da noi per il follow-up pressorio, per la valutazione delle ferite e per problemi ortopedici. Tra le patologie più comuni ci sono le cefalee e nel periodo invernale, ovviamente, le sindromi influenzali.

Che rapporti avete con le strutture pubbliche?

In generale ottimi, personalmente cerco sempre di indirizzare le persone agli ambulatori per gli stranieri degli ospedali perché, venendo in possesso del tesserino STP, acquistano il diritto alla prescrizione sulle ricette rosse di svariati servizi, procedure e farmaci in fascia A. Ciò vuol dire migliorare la loro condizione di “pazienti” , usufruire di un migliore servizio e avere garantito, come recita la nostra Costituzione, il diritto alla salute.

I tuoi suggerimenti per rendere più efficace il servizio

Innanzitutto, occorre implementare, stimolando ulteriormente le donazioni, la disponibilità dei farmaci, visto che spesso le persone, a causa dei prezzi elevati, non possono permettersi di acquistarli. I farmaci da banco, infatti, sono utili ma costosi. E ciò vale per quelli necessari per affrontare patologie dermatologiche, per quelli utilizzati a scopo antalgico o anche per quelli necessari per far fronte ai sintomi influenzali più comuni.

Perchè altri dovrebbero collaborare alla riuscita del progetto?

Nell’ultimo anno molti volontari hanno aderito all’attività del Centro, garantendo una presenza sostanzialmente costante, ben distribuita nel corso della settimana, in grado di fornire prestazioni relative a diversi ambiti di specializzazione (malattie infettive, cardiologia, psichiatria e pediatria). Questa presenza ‘plurale’ ci ha, dato inoltre, la possibilità di confrontarci su alcuni casi più complicati mettendo a frutto e a disposizione di tutti le reciproche esperienze.

Spero, perciò, nell’arrivo di altri colleghi, per rendere più coerente e articolato il servizio.

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HELP LINE LILA CATANIA – Il servizio riprende dopo la pausa estiva il 5 settembre.

26 Luglio 2012 by Lila Catania Leave a Comment

 

HELP LINE LILA CATANIA – Il servizio riprende dopo la pausa estiva il 5 settembre.

 

 

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Filed Under: INIZIATIVE

DIRETTIVO ALLARGATO

25 Giugno 2012 by Lila Catania Leave a Comment

MERCOLEDÌ 27 GIUGNO ORE 18

presso

Lila Catania

Via G. Sanfilippo 10
95123 – Catania

 

Il direttivo allargato è l’incontro settimanale con i soci volontari a cui può prendere parte chiunque voglia avvicinarsi alla Lila di catania. È un modo per conoscersi reciprocamente e per entrare da subito nel pieno della vita della nostra associazione. Quindi benvenuti a tutti coloro che desiderano iniziare a far parte della Lila di Catania.

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