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NEWS

Dichiarazione di estraneità ai fatti riportati dall’Espresso nell’inchiesta OffshoreLeaks

5 Aprile 2013 by Lila Catania Leave a Comment

Como, 5 aprile 2013. Nei giorni scorsi siamo stati contattati dagli autori dell’inchiesta del settimanale L’Espresso, per uno scambio di informazioni su un “trust” in cui la Lila verrebbe indicata come benificiaria. Di cosa non si sa, dato che ci sarebbero, così ci è stato riferito, documenti riferiti a persone e luoghi ma non a transazioni di denaro. Transazioni che peraltro alla Lila non risultano, tantomento transazioni che facciano capo a un trust. Abbiamo da subito dichiarato la nostra totale estraneità alla vicenda.

Nell’inchiesta più vasta, portata avanti da più di 40 giornalisti di decine di Paesi, nella parte italiana si segnalava la presenza di alcuni trust, riferibili ad alcune facoltose famiglie, dei quali sarebbero state (il passato è doveroso, dato che si fa riferimento ad anni scorsi) beneficiarie alcune charities (oltre alla Lila ci sono “Unione italiana ciechi” e “Centro per il bambino maltrattato”). Perciò ci hanno chiesto un riscontro. Che è stato negativo su tutti i fronti.

La Lila non ha conti offshore e non ha rapporti con alcun trust o con le persone indicate nell’inchiesta dell’Espresso.

Vittima di una manovra le cui finalità ci sfuggono, la Lila rischia ora di finire vittima di approssimazione se non di giudizi sommari e non supportati dalla realtà dei fatti, che possono danneggiare gravemente le attività dell’associazione e dei suoi volontari.

La Lila Nazionale Onlus è una federazione che opera in assoluta legalità e trasparenza e con modalità assembleari e pubblica i suoi bilanci. Non riceve denaro dalle aziende farmaceutiche, vive di donazioni e lasciti e di 5 per mille, da parte di privati.

Il nome della Lila è coinvolto marginalmente, e anche per noi inspiegabilmente, in un’inchiesta globale di ben altra portata, e non vi sono altri riscontri, a parte una sigla scritta su un pezzo di carta di cui non conosciamo origine e destinazione, che indichino un suo coinvolgimento.

Nei giorni scorsi all’Espresso è stata recapitata la seguente nota:

La Lega Italiana per la Lotta contro l’Aids respinge fermamente, fatte le opportune verifiche, ogni ipotesi di coinvolgimento in un qualsiasi Trust. La Lila non risulta ad alcun titolo beneficiaria di qualsiasi passaggio di denaro con le persone e le sigle a noi indicate dal giornalista dell’Espresso Leo Sisti, e si riserva, ove se ne presentasse la necessità, opportune azioni legali a tutela della propria onorabilità.

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Note dallo Zimbabwe 2013 – 2

27 Marzo 2013 by Lila Catania Leave a Comment

Senza titolo

12-03-2013. Mattino. Oggi è stata una giornata particolarmente pesante: una persona affetta da tumore della prostata, due da tumore epatico, due con metastasi al polmone, due con ictus, una persona con 1.8 gr di emoglobina, un bambino morso da un cobra, due donne con la glicemia tra 8 e 10 mg%……….., uno, due, tre….cinque….dieci bambini malnutriti; facile dire: “adesso vai ad Harare dove è possibile approfondire il problema avere la diagnosi ed iniziare, quando possibile, le terapie adatte” o “adesso ti spiego come e cosa mangiare” ….se non fosse che la maggior parte delle persone non ha né i soldi né un’assicurazione per affrontare le spese delle cure.

Come è noto, in Africa la sanità è a pagamento, e questo è un fatto con cui un medico italiano, che lavora in Italia in un ospedale pubblico dove al momento le cure sono gratuite per tutti, e che crede che almeno la salute debba essere un diritto garantito per tutti, deve fare i conti.

Ogni giorno ti chiedi perché nascere in Africa vuol dire morire a 50 anni (se ti va bene), ogni momento ti chiedi perché queste differenze, perché tutto ciò, a chi giova tutto questo. Ti chiedi di chi è la responsabilità, quali sono le responsabilità dell’Africa e quali quelle dell’Occidente. A chi serve tutto ciò, e tutto ciò a cosa è funzionale e ti tornano in mente le parole di De Andrè: “……..anche se non ve ne siete accorti, siete lo stesso coinvolti…..”. E ti rendi conto che tutti ce ne siamo accorti.

A fine giornata un uomo in AIDS conclamato giunge in tempo per morire in ospedale….!

Pomeriggio/sera. Sera senza luna, poche lampadine accese (un guasto ai pali della luce a 40 kilometri da qui e per una settimana siamo senza luce elettrica, sere con il generatore), la notte è buia ma illuminata, il cielo è un’esplosione di stelle, le stelle in questo emisfero sono più abbondanti; almeno l’universo in Africa è generoso; anche le cicale sono più generose, nel silenzio il loro stridio è veramente fastidioso; ma ci si abitua, e nelle serate leggermente ventose, col venticello che tiene lontane le zanzare, leggere un bel libro (Selected Stories by Nadine Gordimer) sotto le stelle, con la lucina a pile, che un amico ti ha regalato prima di partire, è un inestimabile piacere.

12-03-2013. Mattino. Oggi magnifica giornata: la bambina con la malaria cerebrale è uscita dal coma; il bimbetto con la polmonite estesa a tutto il polmone di sinistra sta magnificamente bene; Sande non vomita più; Crispin, affetto da AIDS, giunto con l’herpes e la tubercolosi polmonare è tornato a giocare; Macdonald, il bambino col cuore grande, è stato dimesso e forse andrà in Italia per essere operato al cuore; l’uomo in AIDS che aveva difficoltà a camminare ha cominciato la fisioterapia, la nonna diabetica si è finalmente compensata ed è arrivato il test negativo del bimbo nato dalla donna che si è infettata con il virus HIV al terzo trimestre di gravidanza. E ti chiedi come mai periodicamente torni a fare il medico in Italia.

Pomeriggio/sera. Le stelle, le cicale, le zanzare, il profumo della notte sono ancora accesi.

14-03-2013. In Vaticano i Cardinali votano per il nuovo Papa. Mi dicono che per un po’ ne avremo due.

16-03-1013. In Zimbabwe la gente vota il referendum sulla nuova costituzione.

La vita continua.

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Note dallo Zimbabwe 2013 – 1

8 Marzo 2013 by Lila Catania Leave a Comment

Note dallo Zimbabwe, Luciano.

Il progetto “Susy Costanzo – adotta la terapia di una donna africana” compie 10 anni.

26 gennaio 2013. Di nuovo in Zimbabwe; all’aeroporto si respira un’aria più tranquilla, le valigie sono tutte arrivate e non abbiamo subito particolari controlli alla “dogana”. Appena fuori dall’aeroporto ci attende l’autista che ci porterà all’ospedale “Luisa Guidotti”, All Souls Mission, Mutoko.

Quest’anno con me ci sono Alessia e Chiara, che oltre ad essere medici, Chiara è anche specializzanda in Malattie Infettive, sono socie della LILA di Catania.

Una rapida sosta ad un supermercato per comprare le cose utili che potremmo non trovare a Mutoko, dopodiché si parte.

Ci sorprende Harare piena di automobili e con un traffico frenetico, identica confusione notiamo lungo la strada per l’ospedale.

Per strada il panorama di sempre: vegetazione lussureggiante e alberi con foglie che esibiscono tutte le tonalità del verde (siamo nella stagione delle piogge), cielo azzurro e nuvole basse e bianche. Ho l’impressione che ci siano più terreni coltivati; i campi sono ricchi di mais, noccioline, cavoli ed altre verdure locali.

Arriviamo al “Luisa Guidotti” che è già buio sotto una pioggia incessante; la temperatura è mite e, grazie alla pioggia, non ci sono zanzare; il tempo di salutare e si va a dormire.

28 gennaio 2013. Oggi ha inizio il nostro lavoro in ospedale. L’ospedale, come è risaputo, da più di 10 anni porta avanti un programma per la prevenzione della trasmissione materno-infantile dell’infezione da HIV ed un programma per la terapia antiretrovirale. Dal 2004, la LILA di Catania, con il progetto “Susy Costanzo – adotta la terapia di una donna africana”, è fra i donors di queste attività.

La mattina inizia con la visita nei reparti: donne, uomini e bambini; le principali cause di ricovero sono l’AIDS, la tubercolosi, la malaria e le polmoniti. In tarda mattinata e nel pomeriggio l’attività continua negli ambulatori. Ogni giorno vengono visitate circa 80 persone e di queste almeno un terzo chiede una consulenza per problematiche legate all’infezione da HIV ad alla sua terapia.

Da due anni circa il governo ha dotato gli ospedali dei macchinari per la determinazione della conta dei CD4, esame indispensabile per il monitoraggio dell’infezione, e garantisce la determinazione della PCR HIV, per la diagnosi o non diagnosi dell’infezione, a sei mesi dalla nascita, nei bambini nati da madri anti-HIV positive.

Inoltre, sempre da due anni, l’ospedale dispone dei farmaci per la seconda linea di trattamento dell’infezione da HIV/AIDS.

L’avventura è cominciata.

 

 

Note dallo Zimbabwe, Alessia e Chiara.

 

“E la notte era oscura ed essa rischiarava la notte”

 

18 febbraio 2013. Tra rocce in equilibrio precario, strade polverose che non portano da nessuna parte, giorni scanditi da ritmi comunitari e naturali… vivere questa realtà è tanto semplice quanto surreale.

Bambini desiderosi, uomini schivi; luoghi dove l’erba può crescere a dismisura tra il selvaggio e l’abbandono, solcata da sentieri percorsi incessantemente da coloro che vivono lavorando all’interno di questo “recinto”.

I nostri camici sono piccole farmacie ambulanti.

Un po’ per le cose portate da casa, un po’ per i farmaci presi dal deposito italiano.

Cerchiamo di compensare la scarsa presenza sul territorio di alcuni farmaci che, se non salva vita, utili comunque per migliorare le condizioni cliniche dei pazienti.

In queste condizioni tutto serve ma tutto non basta.

Come raccattare 30 compresse da confezioni omaggio di antibiotici di “seconda linea”, per curare la tubercolosi  e disporre di un mese di trattamento per una ragazza “resistente…”, quando la paziente muore comunque; sembra inutile essere venuti qui con le nostre conoscenze, sembra inutile che un container di farmaci abbia viaggiato da un continente all’altro, sembra inutile avere sperato che in qualche modo potesse andare tutto bene.

“It’s life” qui dicono. Non so se ci abitueremo.

Al momento vogliamo continuare a credere che Enock e Mcdonald staranno meglio! Al momento i sorrisi di Enock  e di Mcdonald  ci incoraggiano…

 

Note dallo Zimbabwe, Alessia un’amica incontrata in Africa

Essere fisioterapisti in Africa……..a Mutoko.

1 marzo 2013. Non è semplice esprimere con poche parole il flusso di pensieri ed emozioni che hanno animato le mie notti in questo mese vissuto qui; di giorno tempo per pensare non ce n’era tanto, ma quando il buio entrava nella mia camera e la luce di una candela illuminava il soffitto, allora le riflessioni della giornata prendevano vita.

Forse quello era anche il momento più difficile, in cui si poteva sentire la mancanza dei propri genitori, amici, e anche delle comodità di casa propria.

Ma poi ti accorgi di avere alla porta accanto una dolce signora zimbabwana che ti sa accogliere come una figlia quando torna a casa dal lavoro e che ti offre volentieri la sua cena (sadza*  ovviamente) o scoprire amici italiani che come te hanno deciso di dedicarsi agli altri e la sera sono disposti perfino a cucinare una cena vegetariana. In un luogo in cui c’è molto poco è facile accorgersi dei piccoli gesti di affetto che qui diventano grandi.

Questo vale per tutti, anche per i pazienti della fisioterapia che hanno arricchito le mie giornate di soddisfazione ogni volta che tornando mi dicevano di stare meglio.

E’ stato professionalmente istruttivo confrontarmi con la mia collega; modi diversi di lavorare ma tra loro complementari. Viene voglia di prolungare questa esperienza, iniziare nuovi progetti e crescere insieme per offrire un servizio sempre migliore.

Ma un mese scivola tra le dita…..non dimenticherò, tornando in Italia, l’immagine dei paesaggi che ogni giorno all’alba hanno accompagnato il mio jogging mattutino e un nuovo risveglio qui a Mutoko.

Grazie e come dicono qui…….oraiti**!

With love Ale.

*“sadza” è il pane zimbabwuano, una sorta di polenta di mais;

**“ oraiti” in zimbabwano va bene, dall’inglese “all right”.

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VOTERESTI PER ME SE AVESSI L’HIV?

12 Febbraio 2013 by Lila Catania Leave a Comment

La “campagna elettorale” della Lega Italiana per la Lotta contro l’Aids.
Otto domande ai leader di coalizione, protagonisti di una galleria di immagini.

La Lega Italiana per la Lotta contro l’Aids lancia oggi la sua “campagna elettorale”, protagonisti i leader delle principali forze politiche che si sfideranno alle prossime elezioni. Rappresentati con una scritta che accompagna il loro volto, come nei manifesti elettorali: Voteresti per me se fossi sieropositivo? E un sottotitolo: Fermiamo l’Hiv, non le persone con l’Hiv.

In Italia è difficile che una persona che vive con l’Hiv possa diventare presidente del Consiglio. Perché non potrebbe viaggiare nei molti Paesi che ancora impongono il test Hiv negativo in entrata, pena la deportazione. Perché il suo ministro degli Esteri dovrebbe dimenticare che da anni ormai l’Italia, unico Paese del G8, non versa un euro al Fondo Globale di lotta a Aids, Tubercolosi e Malaria. Mentre i ministri della Salute e dell’Istruzione dovrebbero continuare a cancellare la parola preservativo in ogni iniziativa pubblica. Il ministro alle Pari Opportunità dovrebbe chiudere gli occhi di fronte alla sottrazione dei diritti delle persone omosessuali, e quello della Giustizia continuare a ignorare che le carceri stanno scoppiando grazie anche a leggi repressive per i consumatori di sostanze, a cui vengono negate politiche di riduzione del danno che proteggono la salute (di tutti) oltre a salvare vite umane. Il ministro del Lavoro invece dovrebbe sopportare le sempre più numerose richieste di test Hiv a dipendenti o aspiranti tali, mentre il ministro della Difesa dovrebbe continuare a sostenere che anche i ragazzi che si vogliono iscrivere ai licei militari devono prima presentare un certificato di negatività all’Hiv, come tutti coloro che vogliono accedere a un qualsiasi bando, per la ferma volontaria come per l’arruolamento di medici, psicologi, suonatori di trombone o canoisti. Sì, un presidente del Consiglio con l’Hiv avrebbe vita dura in Italia. Come dura, in Italia specialmente, è la vita per decine di migliaia di persone sieropositive.

La Lila ha deciso di promuovere una campagna che parla di stigma e discriminazione, che non solo offendono ma rendono difficile prevenzione e cure. Coinvolgendo, oltre ai candidati, gli elettori, i cittadini, per incoraggiarli a cambiare il proprio comportamento verso le persone con Hiv.

Una campagna fatta di immagini ma soprattutto di domande ai candidati. Con argomenti che non sono propri solo della Lila: sono raccomandazioni delle Agenzie internazionali, dell’Onu, della Commissione europea. Documenti che l’Italia ha sottoscritto, di organizzazioni di cui l’Italia è membro, impegnate in azioni in cui il nostro Paese è tenuto a fare la sua parte.

Tra gli Obiettivi del Millennio delle Nazioni Unite è compresa la lotta contro l’Aids, ovvero bloccare l’epidemia entro il 2015 e invertire la tendenza attuale, entro il 2010 doveva essere garantito l’accesso universale alle terapie per tutti coloro che ne hanno bisogno. “Getting to zero”, raggiungere lo zero (zero nuove infezioni, zero morti aids correlate, zero discriminazioni) è anche lo slogan del piano di azione dell’Unaids al 2015. Ma dal 2009 l’Italia ha sospeso i propri contributi finanziari e non solo. Specchio della sua assenza in ambito internazionale è la scarsità di azioni di contrasto sul proprio territorio: prevenzione e difesa dei diritti sono istanze dimenticate anche in questa campagna elettorale.

Le domande della Lila ai leader politici, su preservativi, stigma, discriminazione sul lavoro, omofobia, consumo di sostanze, Fondo Globale, cercano ancora una volta di rompere il muro dell’indifferenza delle istituzioni politiche. Coinvolgendo nello stesso tempo l’opinione pubblica. Riportando i temi della lotta all’Hiv e all’Aids, come va di moda dire oggi, in agenda.

La campagna della Lila è ispirata da Aides, associazione francese di lotta contro l’Aids, con il suo consenso e sostegno.

Ulteriori informazioni sulla campagna, sulle domande rivolte ai leader di coalizione e sui dati citati si trovano all’indirizzo www.lila.it

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Mai più malattie-silos. Interventi coordinati per malattie acute e croniche in Africa Sub-sahariana

7 Gennaio 2013 by Lila Catania Leave a Comment

L’importanza cruciale di servizi assistenziali integrati e comprensivi, basati sulla piattaforma delle cure primarie in grado, ad esempio, di allargare i programmi di salute materna e infantile a interventi di prevenzione primaria e secondaria delle malattie croniche.

I Paesi dell’Africa Sub-sahariana stanno fronteggiando un doppio carico di malattie, acute e croniche, e si prevede che queste ultime (malattie cardiovascolari, BPCO, diabete e tumori) rappresenteranno il carico principale nel 2030.

La sostenuta crescita economica in diversi Paesi della regione, i cambiamenti nella dieta e negli stili di vita prodotti dalla liberalizzazione dei commerci, la progressiva urbanizzazione e i risultati ottenuti nel controllo delle principali malattie infettive – in particolare l’AIDS – contribuiscono a questo cambiamento.

La transizione epidemiologica si svolge comunque in modo diverso per i gruppi di popolazione più o meno abbienti, con le fasce più svantaggiate su cui graverà il doppio carico di malattie comunicabili e non comunicabili – tra queste ultime tubercolosi, malaria e malattie tropicali neglette ormai definibili come malattie della povertà – mentre sulle fasce più ricche peserà un aumentato carico di malattie non comunicabili.

La fragilità dei sistemi sanitari e l’inadeguatezza delle politiche di protezione sociale amplificheranno ulteriormente, per le famiglie più deprivate, la trappola medica della povertà.

P. Marquez e J. Farrington, di estrazione Banca Mondiale e OMS, esaminano sul BMJ le strategie di sanità pubblica più opportune per far fronte a questo scenario[1]. È noto che gli approcci multisettoriali che combinano interventi a livello di popolazione e degli individui ad alto rischio sono i più efficaci nella prevenzione delle malattie croniche – comprese le misure regolatorie per ridurre il consumo di tabacco e di alcool e, quando possibile a livello di cure primarie, la gestione del rischio cardio-metabolico e lo screening per il cancro della cervice uterina. In situazioni a risorse limitate, come nel caso dell’Africa Sub-sahariana, è peraltro necessario far leva su strategie complementari in grado di tener conto delle relazioni esistenti tra condizioni acute e croniche, di considerare i bisogni comuni piuttosto che le malattie isolate (da cui programmi verticali, detti anche malattie-silos), e di fare leva sulle risorse e le capacità esistenti.

Vi è solida evidenza della relazione tra povertà e malattie cardiovascolari: l’insufficiente nutrizione materna è associata al basso peso alla nascita che predispone ai disordini metabolici e alle malattie non comunicabili nell’adulto; l’obesità gestazionale è inoltre un fattore di rischio per il diabete e le malattie cardiovascolari sia nella madre che nel nascituro in età adulta. La doppia epidemia di AIDS e tubercolosi può aggravare il quadro contribuendo al basso peso alla nascita e alla malnutrizione. Viceversa, le malattie non comunicabili possono aumentare il rischio di infezioni: il diabete e il fumo aumentano il rischio di tubercolosi e il fumo la co-morbidità tra tubercolosi e diabete. Ne deriva l’importanza cruciale di servizi assistenziali integrati e comprensivi, basati sulla piattaforma delle cure primarie – come ribadito dal WHO nel World Health Report 2008[2] – in grado, ad esempio, di allargare i programmi di salute materna e infantile a interventi di prevenzione primaria e secondaria delle malattie croniche.  

Strategie efficaci applicate con successo per le malattie comunicabili possono poi essere adottate per la gestione di quelle non comunicabili e per le cure palliative: per esempio l’approccio DOTS per la tubercolosi (Directly Observed Therapy, Short course) adattato al programma di gestione del diabete mellito in Malawi[3]. Il Chronic Care Model viene utilizzato in Uganda, Tanzania, Sud Africa e Zambia per integrare l’assistenza e migliorare la qualità delle cure per condizioni quali HIV, ipertensione e diabete [4].

Ancora, l’esperienza maturata in diversi paesi africani insegna che per ampliare lo spettro delle condizioni da sottoporre a controllo sono utili il task shifting – in cui i medici delegano a personale non medico compiti assistenziali – e i telefoni cellulari. Questi sono stati utilizzati con successo nei programmi assistenziali di pazienti con HIV/AIDS e malattie croniche in Paesi quali Uganda, Kenya e Uganda.

È ovvio che simili approcci devono evitare di creare altri tipi di silos assistenziali, come quelli che hanno caratterizzato il controllo di singole malattie infettive (in particolare l’HIV/AIDS) nei paesi in via di sviluppo.

L’articolo spezza una lancia a favore dell’integrazione dei servizi e fa cenno ai limiti dei programmi verticali sottolineando l’importanza delle politiche multisettoriali per contrastare i determinanti sociali della salute e le difficoltà di integrare tali programmi all’interno dei sistemi sanitari. Si ricorda, inoltre, a un anno dalla scomparsa, la lezione di Barbara Starfield con i quattro pilastri per un’efficace organizzazione del sistema assistenziale: primo contatto, continuità di cura, comprensività e coordinamento con le altri parti del sistema[5].

Appare dunque necessario che i governi dei Paesi africani e la comunità internazionale diano priorità al rafforzamento dei sistemi sanitari in grado di offrire accesso universale, protezione sociale e servizi di qualità per una molteplicità di bisogni sanitari, invece che concentrare le risorse solo su poche, specifiche malattie.

Enrico Materia, medico di sanità pubblica.

Bibliografia

  1. Marquez PV, Farrington J. No more disease silos for sub-Saharan Africa. BMJ 2012; 345.
  2. WHO. The world health report 2008. Primary Health Care (now more than ever). WHO, 2008.
  3. Allain T, van Oosterhout JJ, Douglas GP, Joukes S, et al. Applying lessons learnt from the “DOTS” tuberculosis model to monitoring and evaluating persons with diabetes mellitus in Blantyre, Malawi. Trop Med Int Health 2011; 16: 1077-84.
  4. Levitt NS, Steyn K, Dave J, Bradshaw D. Chronic non communicable diseases and HIV-AIDS on a collision course: relevance for health care delivery, particularly in low-resource settings – insights from South Africa. Am J Clin Nutr 2011; 94: 1690-6S.
  5. Starfiled B. Primary care: Balancing health needs, services, and technology. Oxford University Press, 1988.
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L’equità nel finanziamento e nell’utilizzo delle servizi sanitari in Africa

7 Gennaio 2013 by Lila Catania Leave a Comment

I risultati di una ricerca in Ghana, Sudafrica e Tanzania sui meccanismi di finanziamento della sanità in funzione della loro idoneità a promuovere la copertura universale dei sistemi sanitari e sulla distribuzione delle prestazioni sanitarie tra le diverse fasce di reddito della popolazione.

Un articolo di The Lancet (vedi Risorsa) illustra i risultati di una ricerca in Ghana, Sudafrica e Tanzania sui meccanismi di finanziamento della sanità in funzione della loro idoneità a promuovere la copertura universale dei sistemi sanitari e nel contempo esamina la distribuzione delle prestazioni sanitarie tra le diverse fasce di reddito della popolazione. La scelta dei Paesi è stata motivata da caratteristiche comuni: recenti riforme dei sistemi sanitari miranti alla copertura universale dei servizi, esistenza di schemi di assicurazione malattie, pluralità di operatori sanitari con significativa partecipazione del settore privato.
[Leggi i post di Salute Internazionale, per ulteriori informazioni sulle riforme di Ghana e Sudafrica ]

I dati per l’indagine sulla progressività del finanziamento in sanità e sulle spese mediche catastrofiche derivano da inchieste ad hoc sui consumi delle famiglie effettuati nei tre Paesi nel 2008, opportunamente triangolati con i dati provenienti dal fisco sul gettito di diversi tipi di imposte (dirette o indirette).  Comparando il contributo complessivo per la sanità con il livello socio economico delle famiglie, il finanziamento delle sanità si definisce progressivo quando l’onere a carico delle famiglie meno abbienti è inferiore, in percentuale, a quello delle degli strati più ricchi e regressivo quando il contributo per il finanziamento della sanità a carico delle famiglie meno abbienti supera, in percentuale, quello degli strati più abbienti[1].

Per spesa medica catastrofica si intende  il pagamento diretto di prestazioni sanitarie il cui valore supera il 40 % del reddito delle famiglie non destinato a consumo di alimenti. Sempre dalle inchieste sui consumi delle famiglie si è quantificato l’utilizzo dei servizi sanitari in funzione del reddito definendo a favore dei poveri una distribuzione di prestazioni nella quale gli strati poveri della popolazione ricevono maggiori benefici di quelli ricchi mentre si definisce a favore dei ricchi, una distribuzione di prestazioni che concentra i benefici nelle fasce più abbienti della popolazione. Si è svolta altresì un’indagine qualitativa su temi relativi all’accesso ai sevizi: disponibilità, accettabilità e loro compatibilità con il livello socio economico degli utenti.

Tra i risultati di maggior rilievo dello studio si citano i seguenti:

  • La tassazione diretta è progressiva nei tre Paesi mentre la tassazione indiretta è regressiva in Sudafrica ma progressiva in Tanzania e Ghana. Il pagamento diretto delle prestazioni sanitarie è regressivo nei tre Paesi. Il finanziamento del settore privato e dell’assicurazione privata sono regressivi in Ghana e Tanzania ma progressivi in Sudafrica. Si notano differenze nel grado di progressività/regressività dei diversi meccanismi di finanziamento nei singoli Paesi e tra i Paesi esaminati che si rendono evidenti con l’Indice di Kakwani[2] (vedi Figura 1)

Figura 1. Indice di Kakwani per fonti di finanziamento in Tanzania, Sudafrica e Ghana. L’indice negativo segnala meccanismi di finanziamento regressivi mentre l’indice positivo segnala meccanismi progressivi

 

  • Spese catastrofiche per le cure mediche hanno ridotto in povertà 350.000 persone in Ghana (1.59% della popolazione), 215.000 persone in Sudafrica (0.045 % della popolazione) e 137.000 persone in Tanzania ( 0.37 % della popolazione)
  • La concentrazione delle prestazioni sanitarie è a favore della popolazione ricca nei tre Paesi e, in particolare in Sudafrica. Nel caso della Tanzania il divario tra popolazione ricca e gli strati meno abbienti è modesto per effetto di una omogenea distribuzione delle prestazioni del settore pubblico e del privato non profit, mentre  le prestazioni del settore privato for profit, la cui espansione è stata limitata, sono nettamente a favore dei ricchi. In Ghana e Sudafrica le prestazione del settore pubblico sono a favore dei ricchi e quelle del settore privato lo sono in misura maggiore
  • La limitazione di accesso per la popolazione meno abbiente e la squilibrata espansione della rete sanitaria ostacolano fortemente l’utilizzo dei servizi da parte delle popolazioni meno abbienti.  Lo studio ha infatti evidenziato: a) problemi di accesso (distanza dei presidi sanitari, scarsità di mezzi di trasporto, scarsa dotazione di materiali e farmaci, scarsa qualificazione degli operatori sanitari nella rete di assistenza di base); b) oneri eccessivi (incapacità di pagare il premio assicurativo, alte spese in caso di emergenze, incapacità di dimostrare diritto all’esenzione dalle spese mediche); c) problemi di accettabilità (scarsa confidenza nella competenza degli operatori sanitari, atteggiamenti autoritari e offensivi del personale sanitario). Tali problemi sono stati riportati sia per le istituzioni del settore pubblico sia per quelle del settore privato

I principali commenti degli autori sui risultati dello studio e il confronto con studi realizzati in altri Paesi dimostrano che:

  1. Il carattere regressivo della tassazione indiretta evidenziato in Sudafrica è riportato anche in alcuni Paesi a reddito medio e alto dell’Asia[3,4]. Gli studi realizzati suggeriscono che la tassazione indiretta è regressiva nei Paesi a reddito medio e alto per il maggior consumo di beni sottoposti a tale imposta da parte delle fasce meno abbienti. Tali livelli di consumo non si verificano attualmente nei Paesi a basso reddito dell’Africa Sub Sahariana.
  2. La creazione e l’espansione di schemi assicurativi in Africa, motivata dall’alta frequenza del pagamento diretto della prestazioni, si prefigge di ridurre le spese catastrofiche per l’assistenza sanitaria. Si è tuttavia evidenziato che il finanziamento mediante schemi assicurativi è progressivo per i lavoratori del sistema formale dell’economia mentre, per il sistema informale, il finanziamento tramite schemi assicurativi volontari o comunitari ha caratteristiche regressive. Questa constatazione potrebbe suggerire l’impiego di altri meccanismi di finanziamento quali la tassazione indiretta (es: IVA, accise sui carburanti, tasse di importazione sui beni di lusso, tasse su alcool e tabacco)  per migliorare la protezione finanziaria dei lavoratori del settore informale nei Paesi a basso reddito.

Lo studio ha esaminato non solo l’equità nell’accesso ai servizi ma anche l’equità di diversi modi di finanziamento dei sistemi sanitari, fornendo contributi su aspetti rilevanti del dibattito sulla copertura universale e segnalando rischi quali la segmentazione delle popolazione secondo i diversi meccanismi di finanziamento della sanità in assenza di un accettabile grado di sussidiarietà tra diversi programmi di assistenza.

Lo studio afferma altresì l’esigenza preliminare  rimuovere le barriere che limitano l’accesso all’assistenza sanitaria per le fasce meno abbienti delle popolazione per affermare un principio  della copertura universale: finanziamento secondo la disponibilità; benefici secondo il bisogno.

Il dibattito sulla copertura universale dei sistemi sanitari non può infine essere limitato all’esame delle modalità di finanziamento ed utilizzazione dei servizi ma deve necessariamente comprendere gli aspetti relativi alla gestione di fondi per acquisizione di beni e servizi specie in contesti caratterizzati da una molteplicità di operatori. Infatti, M. Chan afferma nel suo messaggio nel   Rapporto sulla Salute del Mondo 2010 che la priorità per le riforme dei sistemi sanitari è l’incremento dell’efficienza considerando che una quota stimata tra il 20 e il 40 % della spesa sanitaria è sprecata.

Guglielmo Riva,  Medico di sanità pubblica

 

Risorsa

Anne Mills, John E Ataguba, James Akazili, et al. Equity in financing and use of health care in Ghana, South Africa, and Tanzania: implications for paths to universal coverage [free fulltext con login]].DOI:10.1016/S0140-6736(12)60357-2

Bibliografia

  1. O’Donnell O, Van Doorslaer E, Wagstaff A, Lindelow M. Analyzing health equity using household survey data: a guide to techniques and their implementation. Washington, DC: World Bank, 2008.
  2. Kakwani NC. Measurement of tax progressivity: an international comparison. Econ J 1977; 87: 71–80.
  3. O’Donnell O, van Doorslaer E, Rannan-Eliya RP, et al. Who pays for health care in Asia? J Health Econ 2008; 27: 460–75.
  4. Wagstaff A, van Doorslaer E, van der Burg H, et al. Equity in the finance of health care: some further international comparisons. J Health Econ 1999; 18: 263–90.
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Lila Catania – raccolta fondi all’Ikea di catania durante il periodo natalizio

7 Dicembre 2012 by Lila Catania Leave a Comment


I volontari dela Lega Italiana per la Lotta contro l’AIDS (LILA) di Catania nei giorni 7-8-9 e 14-14-16 e 21-22-23 Dicembre 2012 (dalle ore 11.00 alle ore 21.00) saranno presenti all’interno dell’IKEA di Catania (Tangenziale di Catania, Uscita zona industriale nord), per confezionare pacchi regalo.

 

Le offerte che verranno raccolte nell’occasione saranno destinate alla realizzazione dei nostri progetti:

1) Helpline (centralino informativo)

2) Gruppi di auto-aiuto

3) Progetto Susy Costanzo – Adotta la terapia antiretrovirale di una donna africana.

 

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1 Dicembre 2012 – GETTING TO ZERO

28 Novembre 2012 by Lila Catania Leave a Comment

Ogni anno per la Giornata internazionale di lotta contro l’Aids viene tradizionalmente coniato uno slogan, per focalizzare l’attenzione su un particolare aspetto della patologia. Nel 2010 si è deciso che lo slogan sarebbe rimasto lo stesso fino al 2015: Getting to Zero – Arrivare a Zero: zero nuove infezioni, zero discriminazioni e zero morti Aids correlate. Il mondo si è impegnato a fermare la diffusione di HIV/AIDS entro il 2015. Si può fare! Anche in Italia.

Lo slogan Getting to Zero riguarda tutti e richiede a ogni nazione un impegno convincente dentro e fuori i propri confini, per prevenzione, cura, sostegno. E per la difesa dei diritti civili, compresi il diritto alla salute per tutti e alla non discriminazione per le persone sieropositive. La Giornata internazionale di lotta contro l’Aids non è solo commemorazione: è capacità di guardare al futuro. Negli Usa si sono dati uno slogan ulteriore, più specifico: Working Together for an AIDS-Free Generation (lavorare insieme per una generazione libera da HIV/AIDS).

Zero nuove infezioni
Una notizia importante per l’Italia è che quest’anno, finalmente, per la prima volta forse avremo dati certi, reali, e non solo stime, sull’andamento dell’epidemia nel nostro paese. Pare infatti che sia stato completato il sistema nazionale di sorveglianza sulle nuove infezioni da HIV, finora rimasto parziale. Se fino ad oggi la stima dell’Istituto superiore di Sanità è stata di circa 4000 infezioni per ogni anno, ora sapremo se questo dato corrisponde alla realtà. Ci aspettiamo di avere dati più precisi anche sulle popolazioni più colpite, sulle modalità di trasmissione, sulla percentuale di coloro i quali scoprono di avere l’HIV solo quando ricevono una diagnosi di Aids.

Zero discriminazioni
Anche quest’anno non sono mancate le segnalazioni su discriminazioni che colpiscono in uno dei luoghi più importanti per la vita delle persone: il mondo del lavoro. Abbiamo denunciato pubblicamente l’episodio più grave: l’inserimento in tutti, ma proprio tutti, i bandi del ministero della Difesa della richiesta di un test HIV negativo. Non esistono motivi reali per l’esclusione per le persone che vivono con l’HIV da qualsiasi mansione (anche civile, visto che esiste un bando con veto anche per il concorso per volontario in ferma annuale, passaggio oggi obbligato per chi voglia entrare in polizia o nei vigili del fuoco). Esistono invece leggi, nazionali e internazionali, che affermano che tale esclusione non ha fondamento e non è possibile, e che andrebbero rispettate.

Zero morti AIDS correlate
L’HIV è ricomparso tra gli obiettivi di piano, nella proposta di riparto fondi sanitari del 2012, dopo anni di assenza dall’agenda del ministero della Salute. Di ciò va dato non poco merito alle associazioni che per anni l’hanno rivendicato, nella Consulta nazionale AIDS e attraverso il Forum della società civile su Hiv/Aids, costituito nel 2011 durante la Conferenza internazionale sull’Aids di Roma. E’ un timido passo avanti, ma anche un’occasione sprecata, dato che la linea progettuale individuata dal ministero riguarda la sola diagnosi di infezione da HIV. Nulla va alla prevenzione. Per quanto la diagnosi precoce sia importante per le persone con HIV, la priorità resta infatti evitare nuove infezioni. Per la salute delle persone e anche delle casse statali, dati i costi delle terapie. Molto più alti dei costi dei preservativi, maschili e femminili, che questo Paese si ostina a non rendere adeguatamente disponibili, soprattutto per le nuove generazioni, sebbene oltre l’80 per cento delle nuove infezioni sia dovuto a trasmissione sessuale.

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Volontariato in Africa: “Batsirai” – Cronaca di un progetto in Zimbawe

13 Novembre 2012 by Lila Catania Leave a Comment

Venerdì 23 novembre 2012

Luciano Nigro
Presidente LILA

presenterà una relazione, sul Progetto Susy Costanzo, all’ Interclub tra il Rotary Club Catania Sud ed il Rotary Club Catania Nord.

Saranno presenti, Tiziana LAZZARO, componente del direttivo della LILA  e componente del “Gruppo Africa”
e Fabio CAMPISI, componente del coordinamento LILA Nazionale.

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PROGETTO DONNA – PREVENZIONE AL FEMMINILE

13 Novembre 2012 by Lila Catania Leave a Comment

 

In occasione del suo 25° anniversario LILA Onlus – Lega Italiana per la Lotta contro l’Aids, dal 28 ottobre al 3 novembre lancia una campagna di sensibilizzazione e raccolta fondi con SMS solidale al 45508 per sostenere il progetto “DONNA – prevenzione al femminile”.

Linee telefoniche dedicate, sportelli di ascolto nelle sedi locali, produzione e diffusione di materiali informativi sono solo alcune delle iniziative che LILA promuoverà sul territorio nazionale per migliorare la conoscenza delle donne sull’HIV.

Il progetto “DONNA – prevenzione al femminile” nasce come risposta alla situazione italiana che in dieci anni, dal 1998 al 2009, ha registrato una continua crescita dei casi di HIV con un aumento dal 13,3 al 79% di quelli attribuibili a rapporti sessuali non protetti. In questo contesto l’intervento della LILA sarà rivolto alla popolazione femminile che, a causa di una serie di fattori biologici, sociali e culturali, è maggiormente esposta al rischio di contrarre l’HIV.

Testimonial d’eccezione è la conduttrice televisiva Elena Di Cioccio che ha prestato pro bono la propria immagine per la campagna di comunicazione.

 

Per sostenere la Lila | Clicca QUI

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